Ulivi malati: cosa si poteva fare?

Lecce. Le domande degli agricoltori e le paure per un settore intero

Di Simona Palese Lecce. Le prime segnalazioni risalgono alla scorsa primavera, almeno. Di questo fenomeno degli olivi morenti (“complesso del disseccamento rapido dell’olivo”) si erano accorti alcuni contadini, molti passanti, e anche agronomi e dottori forestali. Segnalazioni che erano arrivate sia all’Università di Bari che al CNR, al Codile (Consorzio per la difesa delle produzioni intensive della provincia di Lecce), e all’Ispettorato Agrario. Camminando per le strade che collegano Alezio a Matino, Taviano ad Alezio, Mancaversa a Gallipoli si era osservato questo strano fenomeno degli ulivi secchi. Chiome completamente “bruciate” che diventavano sempre più numerose e inquietanti. “Ma sai, questa è terra che di malattie sulle piante ne ha viste tante” a parlare è un agricoltore “la lebbra dell’ulivo, la fillossera della vite…”. Insomma, a quanto pare sia le prime segnalazioni che i primi sopralluoghi effettuati, non hanno generato la preoccupazione che forse il fenomeno meritava. “I sintomi di disseccamento a cui stiamo assistendo in queste settimana, possono essere facilmente confusi, almeno inizialmente, con la presenza della Zeuzera pyrina, comunemente chiamata Rodilegno” ci spiega Antonio Longo, dottore Forestale. “Poi ovviamente vanno fatti dei prelievi di campione infetto che devono essere analizzati in laboratorio”. E i prelievi sono stati fatti, durante l’estate. I risultati parlano dapprima solo di un fungo, poi della compresenza, con una capacità di danneggiamento micidiale, di un fungo (il Phaeoacremonium chlamydosporum) e di un batterio (l’ormai famosa Xylella fastidiosa). “Si parla di complesso del disseccamento perché è la combinazione dell’azione di questi due agenti patogeni a generare l’interruzione del flusso linfatico vitale delle piante di ulivo”. Il batterio, in particolare, è un patogeno da quarantena, la cui presenza comporta tutta una serie di misure di prevenzione e di azione che si riferiscono a normative comunitarie. Pochi giorni fa l’onorevole Dario Stefàno, già assessore nella giunta regionale pugliese, ha sottolineato come non si possa più perdere tempo e sia necessario, da parte del Ministero, rispondere tempestivamente con il sostegno necessario. Un’interrogazione formale in cui viene chiesto al Governo di stanziare delle risorse a sostegno della ricerca e dell’eradicazione del patogeno. Soprattutto il sostegno si rende necessario nei confronti di un settore, quello dell’Ovicoltura pugliese, centrale nell’economia generale del territorio. Secondo il rapporto 2012 di Confagricoltura Puglia, il valore della produzione olivicola rappresenta il 14,2% dell’intera produzione agricola regionale. Bari e Lecce sono le province più olivetate (Lecce con 90.550 ettari). Un settore tuttavia che fa i conti con notevoli margini di miglioramento possibili, sia sul piano della qualità che su quello della competitività internazionale. Basti pensare che appena il 4,3% della superficie olivicola pugliese è destinata alla produzione di oli extravergine Dop e Igp. Una produzione orientata per lo più verso l’olio lampante, quindi. Ma che vede negli ultimi anni, anche grazie a una migrazione giovanile di ritorno dettata spesso dalla crisi, una possibilità di riqualificazione e sviluppo. “Questo dramma del batterio rischia di metterci definitivamente in ginocchio”. Hanno paura, gli agricoltori. “Non basta dire potate tutto. Devono anche dirci esattamente come fare e soprattutto quali sono i sostegni che intendono dare. Perché c’è tanta gente che piuttosto che fare investimenti per salvare le proprie piante ammalate, sta decidendo di abbandonare tutto e basta. E il rischio allora è che io stia lavorando per salvare i miei alberi inutilmente, perché il batterio arriverà dalla pianta del mio vicino”. È richiesta un’azione coordinata e soprattutto chiara. E in quella direzione si sta andando, almeno nell’obiettivo di limitare il propagarsi del batterio: è stata organizzata in queste ore un'unica squadra, formata dall'Osservatorio Fitopatologico della Regione Puglia, dall'Università di Bari, dal Consorzio di difesa di Lecce, dall'Ispettorato Agrario di Lecce, dalle O.P. (Organizzazioni dei Produttori Olivicoli) dalla Provincia di Lecce. E poi bisogna proseguire velocemente verso la risposta alla domanda “E dopo, cosa succederà quando tutti gli alberi saranno abbattuti?”. Domanda che circola continuamente tra gli agricoltori che pensano al proprio futuro, a quello dei propri figli, a quello di tutto un territorio. Ci sono tipologie di olivi che stanno resistendo all’attacco del patogeno, ad esempio? Ci sono zone in cui il batterio non ha attecchito, e perché? “Se è vero che gli ulivi sono per noi come dei figli”, ci dice un anziano agricoltore, “allora si deve pensare che noi sappiamo fare i padri – la soluzione alla malattia ce la aspettiamo dai dottori. Prima che sia troppo tardi”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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