Sel, l’impianto di compostaggio a Casarano deve essere nella legalità

Casarano. Il circolo ribadisce che l’impianto di compostaggio che potrebbe nascere nella zona industriale deve essere nel recito della legalità

Casarano. La Provincia di Lecce deciderà in questi giorni su una richiesta d’insediamento di un impianto di compostaggio dei rifiuti da far nascere nei pressi della zona industriale di Casarano. A renderlo noto la locale sezione di Sel che in una nota spiega: “in linea di principio dichiara il proprio indirizzo favorevole alla nascita d’impianti di compostaggio industriale purché basati sul rigoroso rispetto delle norme in materia di rifiuti e su quelle che regolano la vita civile e che pongono Amministratori, imprenditori e cittadini nel recinto della legalità. Nel caso specifico dell’impianto di Casarano, si fa presente in primis che la società che l'ha proposto è riconducibile ad un soggetto che è stato condannato per smaltimento illecito di rifiuti, anche con l'aggravante mafiosa, sulla quale la Cassazione ha richiesto la revisione del processo. Nel dicembre 2012 l’Ufficio Tecnico del Comune di Casarano ha esaminato il progetto, escludendo la presenza nelle vicinanze dell’impianto da realizzare di abitazioni, ed in tal modo fornendo il via libera alla Provincia di Lecce per l’approvazione del progetto”. Contrario al progetto una nota ufficiale risalente a marzo 2013, dove un funzionario responsabile dello Sportello Unico per le Attività Produttive di Casarano, ha analizzato il caso in esame e messo chiaramente in evidenza che la zona è contornata da abitazioni e dalla presenza di una mensa, contraddicendo il parere favorevole precedentemente espresso dall’Ufficio Tecnico. “Alla luce di tale nota del SUAP – fa sapere Sel – risalente a ben 7 mesi fa, il circolo SEL ritiene che il sindaco avrebbe dovuto approfondire la questione ed intervenire per bloccare tempestivamente il progetto nel caso di una reale presenza di abitazioni ed attività ‘sensibili’”. Sel ritiene che l’impianto dovrebbe essere almeno sottoposto a procedura d’impatto ambientale. “Ovviamente – concludono – non si può semplicisticamente scaricare la responsabilità sui tecnici: la questione a ben vedere delinea un risvolto prettamente politico e riguarda la volontà di chi ci amministra di prendere posizioni chiare e inequivocabili, di distanza e netto distacco, da SOGGETTI imprenditoriali tuttora in attesa di giudizio definitivo da parte della magistratura per reati di smaltimento illecito di rifiuti con modalita' mafiose. Casarano avrà, nei prossimi anni, degli amministratori schierati su posizioni chiare a favore di uno sviluppo della città, che tuteli la salute dei cittadini e la trasparenza dei rapporti tra Imprenditoria e Amministrazione Pubblica, oppure dobbiamo aspettarci che tali aspetti vengano fuori saltuariamente e solo dopo un’inchiesta giornalistica o, peggio, una inchiesta giudiziaria?” Articoli Correlati: Ge.co ambiente. Tutto tace Geotec ci riprova Rifiuti e mafia: ecco le scatole cinesi dei Rosafio Chi c'è dietro la Geotec e la Cogea

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