Da Otranto a Firenze, storia di un Salentino

L'INTERVISTA. A Firenze lo conoscono tutti, Celestino è il ristorante gestito da un salentino, Bruno De Cicco, dal 1992

di Carla Falcone L’INTERVISTA. Salentini da esportazione. Bruno De Cicco è un ristoratore che da tempo è il terzo gestore di uno dei ristoranti storici di Firenze, Celestino in Piazza Santa Felicita a due passi da Ponte Vecchio. Nato nel 1872, ancora oggi è il punto di riferimento per i turisti che arrivano nel capoluogo toscano. Bruno De Cicco in realtà è di Otranto, ma nel suo ristorante si cucina un'ottima ribollita o una succulenta bistecca di carne chianina accompagnata da un Chianti classico scelto dalla sua cantina. Da quanto tempo è qui? Vivo a Firenze dal 1975 dal 1992 gestisco “Celestino”. Ma ho girato parecchio prima di fermarmi qui Celestino, veduta esterna

Perché ha scelto Firenze? Per diversi motivi. Primo perché negli anni settanta era l’unica città italiana tranquilla, ovunque si sparava per via della brigate rosse, a Roma rischiai di venire gambizzato, così decisi per Firenze. Anni dopo capii perché era tranquilla, la sede delle Br era qui. Poi anche perché mio fratello viveva qui e avevo dove stare. Anche perché lasciai il Salento giovanissimo, quasi 13 anni, mio padre mi voleva mettere in seminario, io no. L'Interno del ristorante

Cosa le manca del Salento? Mi manca tutto. La gente, il calore, ma nonostante tutto credo che non mi troverei più a lavorare giù, ma sono salentino comunque ho la mia famiglia che mi tiene legato. Come lo trova il Salento quando viene? Ci sono molti miglioramenti rispetto a prima, hanno fatto delle belle cose. Credo che alcuni politici si siano dati molto da fare, dalle mie parti ad esempio Dario Stefano ha fatto molto.

Il miglioramento e il peggioramento che ha trovato nel Salento. Be il miglioramento sono le strade che prima non c’erano e i nuovi servizi, la cosa con la quale non mi trovo proprio è la mentalità, non si può pensare di lavorare 2 mesi l’anno per campare poi tutto il resto dell’anno. Bisogna pensare a destagionalizzare.

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