La “ciclabile fantasma” tra Lecce e San Cataldo e una petizione per salvarla

La Pista ciclabile fantasma di San Cataldo, iniziata nel 2007 e mai finita.

Di Gabriele Caforio San Cataldo. Questa che vi raccontiamo, purtroppo, non è proprio una bella storia. Anzi, si tratta di una delle solite inefficienze del nostro territorio. E’ la storia della “pista ciclabile Lecce – San Cataldo”, un'opera dalle potenzialità turistiche enormi. Eppure, è una pista fantasma, iniziata e mai finita. Risale a prima del 2007 la denuncia fatta dal Salento Ciclo Forum e FIAB Puglia. Un “esempio di spreco e degrado” su quella che potrebbe diventare una via di comunicazione che collegherebbe il capoluogo salentino con le località marittime e, con altri pochi chilometri, con le oasi naturalistiche del Parco delle Cesine. La pista, come racconta la denuncia sul sito dell'Associazione Cicloamici di Mesagne, è stata costruita ma, in realtà, non è mai diventata totalmente fruibile da ciclisti e turisti. Paradossalmente si interrompe all'altezza di una villetta che non ha concesso il diritto di passaggio. Così, da un lato della pista si raggiunge un muro della villetta e dall'altro lato della pista si riparte dal muro opposto. Tuttavia, il lavoro è stato comunque “ultimato”, lungo il percorso sono stati installati anche i lampioni dell'illuminazione autoalimentati da pannelli fotovoltaici. Peccato che l'abbandono della struttura abbia fatto gola anche ai ladri, che ne hanno approfittato per rubare i pannelli dell'illuminazione. A distanza di diversi anni da quella prima denuncia del Ciclo Forum salentino abbiamo chiesto informazioni alle associazioni del territorio. L'opera, infatti, non è mai stata ufficialmente definita una “ciclabile” da nessuna autorità perché si tratta della copertura del canale di scarico a mare del depuratore Ciccio Prete. L'Associazione Cicloamici FIAB di Lecce continua a chiedere che questa infrastruttura venga trasformata in una vera e propria ciclovia, previi accordi tra l'ente proprietario AQP e il Comune di Lecce in quanto sarebbe la via naturale più breve (e sicura) per raggiungere il mare. Inoltre, per diventare una vera ciclovia oltre ad aggirare la villetta e recuperare la struttura dall'attuale degrado, occorrerebbero le opportune segnaletiche orizzontali e verticali. Ultimamente, da parte dei Cicloamici leccesi, è stata sostenuta una pubblica petizione per la riapertura della pista. Oltre a chiedere, all'amministrazione comunale di Lecce, la reale ultimazione dei lavori, si chiede di collegare il percorso con le nuove piste ciclabili cittadine che sono state costruite recentemente. In particolare a Lecce si potrebbe collegare con le piste realizzate sul viale dello Stadio e/o su via Aldo Moro e a San Cataldo con le piste realizzate al Faro. Un secondo ulteriore tratto potrebbe collegare l'Oasi delle Cesine. Per contenere i costi si propone di realizzare parte del tratto verso le Cesine sulla condotta fognaria già esistente. Gran parte del resto della pista è stato già costruito ma deve essere recuperato dallo stato di abbandono, reso accessibile e completato con le dovute segnaletiche. Sarebbe un'opportunità in più per i leccesi e per il turismo in generale.

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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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