Manduria e il nuovo depuratore. I cittadini contro lo scarico a mare

DOSSIER DEPURATORI 3// Manduria. Il vecchio depuratore scarica in falda i reflui, l’esigenza è quella di una nuova struttura, la domanda è: dove?

Di Gabriele Caforio Manduria. Un'altra situazione ancora irrisolta della depurazione in Puglia si trova a Manduria. Infatti, il vecchio depuratore che serve i comuni di Manduria, Sava, San Pietro, Specchiarica, Torre Colimena, Uggiano Montefusco e Mirante scarica i suoi reflui direttamente nella falda senza trattamenti adeguati e i controlli di ARPA Puglia del 2012 hanno evidenziato irregolarità su diversi parametri controllati nei campioni prelevati. In questo caso, dinanzi al problema, l'unanimità c'è, ma solo sul fatto che si debba intervenire e sull'esigenza di una nuova struttura depuratrice. Tuttavia sono ancora aperte questioni centrali che riguardano la tipologia di scarico del nuovo depuratore, la destinazione dei suoi reflui e la sua ubicazione. Il progetto definitivo è attualmente al vaglio di Acquedotto Pugliese dopo che a marzo 2013 si è conclusa la procedura di affidamento con l'aggiudicazione provvisoria e ad aprile la gara è stata poi aggiudicata definitivamente. L'ipotesi di localizzazione di questa struttura ricade in località Urmo Belsito, una piccola frazione del Comune di Avetrana a pochissimi chilometri da un tratto costiero tra i più belli e intatti del Salento. Una zona residenziale che basa la sua economia sul turismo e sul mare. La questione che rimane aperta è soprattutto quella dello scarico finale che dovrebbe avere il nuovo depuratore, infatti non c'è ancora una decisione definitiva. Sono in campo varie soluzioni. La più gettonata sarebbe quella di una condotta sottomarina che porti a largo i reflui ma che, sottolinea Legambiente nel suo dossier sulla depurazione in Puglia, rischierebbe comunque di portare anche conseguenze negative su uno dei tratti di costa meglio preservati della provincia tarantina. C'è poi lo scarico in falda, su cui però c'è un divieto da parte della Legge 152 del 2006 che tutela suolo, acqua, aria e ambiente disciplinando la gestione delle risorse idriche, dei rifiuti, dei siti contaminati da bonificare e le emissioni in atmosfera. Si tratta di uno scarico, quello in falda, che potrebbe comunque danneggiare il sottosuolo e le falde circostanti creando diversi problemi alle attività agricole e a quanti fanno uso di quelle risorse. Infine, ci sarebbe anche l'ipotesi di affinamento delle acque che potrebbe ridurre i livelli di inquinanti presente negli scarichi se il ciclo di depurazione consentisse il massimo riutilizzo dei reflui depurati. Sulla vicenda del depuratore di Manduria, negli ultimi anni, sono intervenuti vari Comitati, associazioni, cittadini ed esperti preoccupati di pensare e proporre una soluzione condivisa e che arrechi il minor danno possibile all'ambiente e alla salute pubblica. È stato girato perfino un docu-fiction sui depuratori e contro lo scarico a mare che sta facendo il giro delle iniziative nei comuni interessati. Una nuova ondata di sensibilizzazione da parte di questi gruppi è stata portata avanti proprio quest'estate. Un turista o un cittandino qualsiasi che percorreva o passeggiava lungo la litoranea che da Torre Colimena arriva più su verso Maruggio e San Pietro in Bevagna si imbatteva costantemente in piccoli striscioni, scritte o messaggi che catturavano l'attenzione chiedendo di “salvare Urmo e il mare”. Una mossa comunicativa non da poco se si considera l'affluenza che può avere una litoranea nel periodo estivo. Lo scorso 2 settembre, proprio in località Urmo si è tenuto un incontro-dibattito organizzato dai cittadini dell'Associazione Grande Salento, del Comitato Unitario Depuratore di Avetrana e del Comitato Volere Volare. Tema dell'incontro “cosa fare per salvare Urmo e il mare” con un occhio attento non solo alla questione depuratori ma anche a ciò che concerne le trivellazioni petrolifere nel Mar Jonio. Le associazioni seguono la vicenda del depuratore ormai da diversi anni continuando a puntare l'attenzione sulla decisione riguardante gli scarichi del nuovo impianto. Chiedono di poter intervenire in un processo decisionale partecipato per fare in modo che in campo non ci sia più l'ipotesi di uno scarico a mare ma bensì quella di un riutilizzo intelligente delle acque. Tuttavia, secondo le associazioni, un processo tale dovrebbe mettere insieme almeno quattro sindaci. I Comuni di Manduria e Sava infatti sarebbero quelli direttamente interessati al depuratore mentre quelli di Maruggio e Avetrana potrebbero essere interessati ad una soluzione alternativa. Le associazioni riconoscono tutte la necessità di un nuovo impianto ma restano ferme su due obiettivi: quello di evitare lo scarico a mare e anche quello di una diversa ubicazione del depuratore. Secondo loro infatti, la zona prescelta potrebbe presentare anche dei rischi idrogeologici che andrebbero presi in considerazione prima di costruire l'impianto. A fare da contorno amaro alla vicenda, informano le associazioni, ci sono i due casi del depuratore di Maruggio, già in funzione, che non ha lo scarico a mare e di quello di Avetrana, costruito ormai decenni fa, sempre senza scarico a mare che invece non è mai entrato in funzione. Di seguito pubblichiamo due immagini esplicative forniteci dall'Associazione Grande Salento che descrivono nella prima il progetto di Acquedotto Pugliese con l'eventuale scarico a mare dei reflui e nella seconda una proposta alternativa senza scarico a mare che prevede il riutilizzo delle acque reflue. I tempi di realizzazione, ci informano, dovrebbero ormai essere imminenti anche se non ci sono ancora date ufficiali, si spera tuttavia che le decisioni siano il più condivise possibili e che il bene per l'ambiente e la collettività rimanga sempre un obiettivo primario.

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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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