Riclassamento. Il Tar annulla tutto

Lecce. Il tribunale ha dichiarato improcedibile il ricorso del Comune dando ragione ai cittadini appoggiati dalle associazioni dei consumatori

LECCE – Riclassamento, macché. Il Tar di Lecce ha anato la procedura di riclassificazione delle abitazioni della città di Lecce. Le associazioni dei consumatori, riunite in gruppo, hanno avuto ragione: gli atti dell’amministrazione comunale di Lecce (che più volte l’opposizione, ed in particolare il consigliere di Lecce Bene Comune Carlo Salvemini, aveva chiesto di ritirare in via di autotutela) sono stati anati dal Tribunale amministrativo di Lecce che contestualmente ha dichiarato improcedibile il ricorso del Comune di Lecce. Codacons – Adusbef e Adoc hanno deciso di impugnare autonomamente gli atti sia del Comune di Lecce sia dell’Agenzia del Territorio relativi agli estimi catastali con un ricorso, redatto dagli avvocati Luisa Carpentieri e Leonardo Leo, che il Tar di Lecce ha deciso di accogliere integralmente. Infatti, il Tar ha rigettato tutte le eccezioni sollevate dalle controparti ed ha anato sia la procedura di classamento posta in essere dall’Agenzia del Territorio, sia le deliberazioni del Comune di Lecce a partire dalla “individuazione delle microzone ai fini della revisione del classamento degli immobili”. Il tribunale, accogliendo le censure avanzate dalle associazioni dei consumatori e dagli avvocati Carpentieri e Leo ha statuito che: “Il potere di impulso alla revisione catastale attribuito ai Comuni dal comma 335 dell'articolo 1 della legge n. 311/04 tende ad incidere proprio sul quadro di riferimento di categorie e di classi di una determinata microzona censuaria e, dunque, si colloca in una prospettiva dinamica, in quanto è volto all'adeguamento di detto quadro ai mutamenti intervenuti nel tessuto edilizio – urbanistico, ovvero nella dotazione di servizi e infrastrutture, di quella microzona, al fine di rendere le rendite catastali degli immobili ivi compresi più coerenti con i valori di mercato degli stessi. Comunque la revisione della classificazione di un immobile – sia che essa sia stata avviata ai sensi del comma 335 dell'articolo 1 della legge 311/2004, sia che essa sia stata avviata ai sensi del comma 336 dello stesso articolo, deve in ogni caso essere motivata in termini che esplicitino in maniera intellegibile le specifiche giustificazioni della riclassificazione concretamente operata, nel rispetto del disposto dell'articolo 7 della legge 212/2000, laddove prescrive che negli atti dell'amministrazione finanziaria vengano indicati i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione. Proprio la molteplicità delle possibili causali che, alla stregua della complessa stratificazione normativa sopra delineata, possono in concreto esser poste alla base di un atto di riclassamento impone che la motivazione di un tale atto dia conto della causale concreta per la quale quello specifico atto è stato adottato, cosicché il contribuente sia messo in grado di comprenderla e di valutare le sue opportunità di difesa. La motivazione dell'atto di riclassamento, in sostanza, non può risolversi in un generico elenco di causali astratte, prive di riferimenti specifici alla fattispecie concreta e non univocamente collegate al parametro normativo richiamato nell'atto stesso; deve quindi concludersi che la motivazione del provvedimento di riclassamento di un immobile già munito di rendita catastale deve esplicitare se il nuovo classamento sia stato adottato, ai sensi del comma 335 dell'articolo 1 L. 311/2004, nell'ambito di una revisione dei parametri catastali della microzona in cui l'immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra valore di mercato e valore catastale in tale microzona rispetto all'analogo rapporto nell' insieme delle microzone comunali, recando, in tal caso, la specifica menzione dei suddetti rapporti e del relativo scostamento”. Così i giudici hanno ritenuto illegittimi tanto gli atti impugnati dell’amministrazione dell’Agenzia del Territorio quanto gli atti del Comune di Lecce, che, a detta dello stesso Tar di “sono stati eliminati dal mondo giuridico”. La conseguenza di questa importante sentenza, se non impugnata in Consiglio di Stato, è che tutti gli avvisi di accertamento emessi e notificati dall’Agenzia del Territorio ai cittadini di Lecce sono inefficaci e l’agenzia dovrà provvedere tempestivamente al loro anamento ripristinando i precedenti valori catastali. Occorre però sottolineare che, per rendere effettiva la sentenza, chi non ha fatto ricorso alla Commissione Tributaria dovrà necessariamente fare istanza all’Agenzia del Territorio finalizzata a chiedere il rispristino dei vecchi valori qualora ciò non fosse fatto d’ufficio dall’Agenzia del Territorio stessa. “Questa è una vittoria dei cittadini di Lecce – ha commentato l’avvocato Piero Mongelli dl Codacons -, questa è una vittoria delle associazioni dei consumatori che hanno compreso l’importanza della battaglia e si sono coordinate per darsi una mano creando un fantastico gruppo di lavoro, fatto di avvocati, professionisti, giovani volontari e semplici cittadini. Questa è la vittoria di un cittadino di Lecce, R. Ungaro, che con il suo appoggio ci ha consentito di impugnare gli atti davanti al Tar ed a cui deve andare il nostro ringraziamento. Adesso potranno anche impugnare la Sentenza davanti al Consiglio di Stato ma possiamo prepararci a tale evenienza con serenità e tranquillità”.

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