Storia e natura. L’archeoparco di Torre Pinta svela i tesori

LA STORIA DELLA DOMENICA. Otranto. Stasera l’inaugurazione dello scrigno. Nel frattempo, ecco alcune anticipazioni su ciò che custodisce

OTRANTO – Grotte monastiche italogreche ed insediamenti ebraici, cripte paleocristiane e càsole di S. Nicola, sepolcreti arcaici e tombe a grotta, costruzioni megalitiche e misteriosi ipogei della Valle delle Memorie. E’ l’infinita varietà dei fascinosi siti che compongono l’archeoparco di Torre Pinta. 18 ettari di terreno fruibili, per la prima volta, attraverso un percorso archeo-didattico tra uliveti e macchia mediterranea che svela, a chi la sappia ascoltare, la storia di Otranto e del Salento antico.

archeoparco Otranto

Un ipogeo L'iniziativa è il frutto della sinergia tra il Gruppo Archeologico di Terra d’Otranto e i proprietari della Tenuta Torre Pinta. L'evento d'inaugurazione si terrà stasera con un programma che prevede visita guidata speciale con apertura completa dei siti archeologici (alle ore 19) e degustazione di pietanze bizantine con ricette del X secolo (alle ore 20.30). Storia, cultura e avventura si incontrano con la didattica, attraverso “atelier” per lo scavo simulato riservato alle scuole, e attività didattiche, artistiche e ricostruttive per campi scuola estivi per finire poi con giornate all’insegna della scoperta e dell’apprendimento. Elvino Politi, direttore del Gruppo Archeologico di Terra d'Otranto, ha negli occhi la suggestione di quei luoghi. E fortissima, nel cuore, la voglia di farla vivere a quante più persone possibile per estendere all’infinito la meraviglia che si respira, ad ogni passo, addentrandosi nell’archeoparco. A lui abbiamo chiesto di accompagnarci in un viaggio, per il momento solo virtuale, alla scoperta del Salento antico.

archeoparco Otranto

Una visita guidata del Gruppo archeologico Dott. Politi, partiamo dall’inizio. Che cosa significa archeoparco? “L'archeoparco è un luogo in cui natura e storia si congiungono e permettono, attraverso una serie di attività, di vivere e animare il sito. Non si tratta, quindi, di qualcosa di separato, dove la presenza di monumenti antichi risulta quasi svincolata dall'aspetto naturalistico. Al contrario, la caratteristica paesaggistica con uliveti, macchia mediterranea, erbe spontanee, si integra e viene appositamente lasciata in loco per permettere di conoscere le peculiarità, anche botaniche, del Salento e di Otranto in particolare. Si tratta di un parco che, fin dal nome, vuole specificare la sua funzione: luogo di apprendimento e di conoscenza, ma anche luogo di relax immersi in una natura lussureggiante e in alcuni casi selvaggia. In tale contesto, la visita diventa sensoriale, tra profumi e colori che cambiano in base alle stagioni, e permettono di ricostruire i contesti storici originali in cui gli insediamenti antichi han preso vita. Con l'archeoparco di Otranto per la prima volta si possono visitare in maniera coerente e su un percorso ben stabilito i monumenti della Valle delle Memorie, potendo riappropriarsi di un tratto di storia negli ultimi anni dimenticata”. Come è nato il progetto di un archeoparco in Terra d'Otranto? “E’ nato quasi spontaneamente dall'attività ordinaria del Gruppo Archeologico di Terra d'Otranto. La nostra associazione opera nel campo della ricerca in Israele, nei siti di Betsaida di Galilea e Nazareth, sul Monte Megiddo. Inoltre, è titolare per l'Istituto Europeo degli Itinerari Culturali del progetto di ripristino del ‘Cammino Burdigalense’ da Bordeaux a Gerusalemme, primo cammino di pellegrinaggio della storia verso la Terra Santa. In entrambi i progetti, il ruolo di Otranto appare fortissimo. Nel primo caso abbiamo una forte corrispondenza tra le strutture archeologiche della città salentina con quelle rinvenute in Israele. Inoltre, dal punto di vista tradizionale e quindi etnografico, le due città sono unite dalla figura di S. Pietro, che a Betsaida ha i natali e che in Otranto sbarcò, al suo primo arrivo in Italia. La tradizione è in un certo senso supportata dalle rotte antiche che avevano in Otranto il punto d'approdo, così come confermato dal pellegrino di Bordeaux che redige in Cammino Burdigalense nel IV sec. In entrambi i casi, la Valle delle Memorie e le strutture presenti sono direttamente chiamate in causa in quanto descritte e riportate nei documenti. Pertanto, abbiamo ritenuto necessario offrire a tutti la possibilità di conoscere tali luoghi, permettendo loro di rivivere, senza alterarne la selvaggia bellezza”. Su quali finanziamenti avete potuto contare per realizzare il vostro desiderio? “L'archeoparco è realizzato interamente dalla sinergia del Gruppo Archeologico di Terra d'Otranto e dai proprietari della Tenuta Torre Pinta, quindi con fondi sociali. Purtroppo, in diversi anni di attività, abbiamo sperimentato che l'attenzione a tali temi, probabilmente a causa della totale indipendenza del nostro gruppo, sia da parte delle autorità pubbliche sia da parte di sponsor privati, è sostanzialmente assente”. Il 16 giugno aprirete lo “scrigno dei tesori” al pubblico. Quali reazioni vi aspettate? E quali sensazioni provate voi, ogni giorno, a lavorare a stretto contatto con luoghi che hanno una memoria lontanissima? “Nel mese di ottobre scorso, in via del tutto eccezionale, abbiamo presentato un itinerario in serale, illuminato solo dalle fiaccole. Il contesto, molto suggestivo, ha registrato una notevolissima partecipazione. Ci auguriamo che la gente del Salento e anche i turisti che saranno qui per le vacanze possano apprezzare l'offerta proposta e onorarci della loro presenza. Lavorare quotidianamente in contesti di tale suggestione è un'esperienza difficile da spiegare. Una forte emozione, ad esempio, è stato il rinvenimento di iscrizioni e graffiti antecedenti l'uso liturgico della cripta di S. Nicola, nel contesto che poi darà vita alla famosa abbazia di Càsole e di cui è in corso l'istruttoria presso la locale Soprintendenza. Ma anche muoversi in un ambiente intatto, alle pendici del Colle di Minerva, così caro alla memoria di Otranto e del Salento, nei luoghi in cui si respira inalterata la nascita stessa del sentimento religioso cristiano, è motivo di grande suggestione ed emozione”. Qual è il senso della vostra iniziativa? “Il progetto è stato pensato e realizzato innanzitutto per quella che è la mission dei Gruppi Archeologici, quella cioè di riconsegnare attraverso la divulgazione e la fruizione, i beni culturali ai legittimi proprietari, che sono i cittadini. L'archeoparco permette quindi a tutti di visitare i luoghi, e al tempo stesso, disciplinandone il percorso e le modalità di accesso, impedisce gli atti vandalici finora perpetrati sia ai monumenti che alla stessa proprietà privata in cui insistono. A tal proposito, è senz'altro meritorio che la famiglia Polimeno De Donno continui a credere nella potenzialità culturale e metta a disposizione i beni di cui è custode. E’ sicuramente un esempio rarissimo di lungimiranza e di sensibilità. A tale funzione si accompagna poi quella espressamente didattica, con la presenza di atelier per lo scavo simulato per le scuole, aree di ricostruzione sperimentale e didattica per conoscere e comprendere la realizzazione di manufatti e stili di vita, un giardino botanico che permette di avere la visione di tutte le essenze caratteristiche dell'area, un programma di corsi e lezioni per l'approfondimento delle tematiche culturali”. Il progetto di archeoparco prevede cinque percorsi ed itinerari diversi. Ce li può illustrare? “I percorsi sono espressione della natura del luogo e sono offerti per rispondere a tutte le esigenze. Il percorso più semplice prevede la visita degli ipogei, della cosiddetta’agorà’ e di alcune strutture in grotta. Dalla sommità della collina è possibile vedere il panorama della Valle in direzione Otranto sino al mare. Il percorso completo prevede la visita di tutte le strutture presenti nell'archeoparco, ovvero le cripte monastiche italogreche, la laura di S. Nicola, i sepolcreti e gli insediamenti ebraici, le mura megalitiche e i terrazzamenti medievali. Gli altri percorsi permettono di raggiungere il lago di bauxite e la cala delle Orte, in contesti di grande suggestione naturalistica, visitare il centro di Otranto, in particolare la cattedrale col mosaico, integrando con gli elementi della Valle delle Memorie (dai cui insediamenti probabilmente proveniva Pantaleone) ed infine abbracciare tutto il comprensorio idruntino fino a Giurdignano dove, col percorso megalitico dei dolmen e menhir, si riesce a fornire un unicum nel mediterraneo carico di storia e di natura”. // Il gruppo archeologico di Terra d’Otranto Il Gruppo Archeologico di Terra d'Otranto nasce nel novembre 2010. E' sede locale dei Gruppi Archeologici d'Italia, da oltre quarant'anni presenti sul territorio nazionale. Si occupa di valorizzazione, fruizione e ricerca dei beni culturali nel Salento. E' membro del consorzio per le campagne di scavo di Betsaida e Nazaret e titolare dell'International Program “itinerarium burdigalense”. E' membro EDEN per la certificazione e la qualità dell'offerta didattica. E' membro di Federarcheo, del Forum Europeo delle Associazioni Culturali e della Federazione delle Associazioni Archeologiche del Mediterraneo. Nel Salento propone visite guidate e itinerari culturali con guide specializzate e professionali (autorizzate ai sensi della legge regionale) e organizza “la notte dei Musei” e le “giornate nazionali di archeologia ritrovata”. Attualmente ha in organico 15 soci. L’archeoparco sarà aperto in via sperimentale il venerdì e la domenica dalle ore 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. Per chi lo desideri, alle ore 20 parte l'ultimo ingresso con escursione “in notturna” con le fiaccole. Tutti gli altri giorni è possibile visitare su prenotazione. La guida è esclusivamente quella fornita all'interno del parco. Altre info su www.archeoparco.org

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