Depuratore di Gallipoli. Lipu contro Amati

Gallipoli. L’associazione si scaglia contro la soluzione della condotta sottomarina, caldeggiata dal consigliere regionale

GALLIPOLI – Il dibattito attorno a quale sia la soluzione da adottare per lo scarico dei reflui provenienti dal depuratore di Gallipoli entra nel vivo. Ed i toni si infiammano. Al termine della V Commissione regionale di ieri, il consigliere Fabiano Amati aveva riferito, a resoconto della seduta, che l’orientamento della Regione fosse quello di optare per la condotta sottomarina. Contro le sue dichiarazioni e contro l’intenzione di Via Capruzzi, da lui enunciata, si è subito levata la voce degli ambientalisti. Molto dura la critica da parte della Lipu, la lega italiana per la protezione uccelli, che invece sostiene la creazione di un recapito, un'area umida artificiale o da rinaturalizzare. Luciano Scarpina, delegato per il litorale jonico-leccese si scaglia contro le parole di Amati e spiega perché la soluzione della condotta sarebbe dannosa per il territorio gallipolino. Ecco la sua nota: “Siamo giunti al momento di compiere la scelta strategica per la gestione della depurazione dei reflui a Gallipoli, una scelta che avrà ricadute significative sulla qualità dell'ambiente e della vita della comunità. In questo momento delicato registriamo con fastidio ma senza meraviglia, la presa di posizione dell'ex assessore ed ora consigliere regionale Amati. Fastidio perché ancora una volta, in Italia, quello che fino a pochi giorni fa si proponeva come arbitro imparziale della vicenda si è rivelato essere più che fazioso. Aveva già deciso l'allora assessore Amati, chissà in quale sede e con quali interlocutori, quando davanti al Consiglio comunale di Gallipoli dissimulava goffamente imparzialità, esaltando l'efficacia della condotta e i difetti della fitodepurazione. Aveva già deciso che a Gallipoli si doveva realizzare la condotta sottomarina per recapitare i reflui in uscita, senza studiare i fondali marini, le correnti, le possibili conseguenze sugli ecosistemi, senza fare un'analisi costi-benefici, aveva già deciso che la condotta, per usare sue recentissime dichiarazioni, ‘non avrebbe peraltro particolari difficoltà realizzative’ e che in fondo ci vorrà soltanto la ‘modifica del Piano di Tutela delle Acque, da sottoporre al Consiglio regionale per la ratifica’. In merito alle ‘difficoltà realizzative’ abbiamo già ampiamente dimostrato che la baia a nord di Gallipoli è il luogo meno adatto per recapitare i reflui. È una baia caratterizzata da bassi fondali, basti sapere che la batimetrica dei – 35 metri si trova a 8 chilometri dalla costa! La profondità di 35 metri è quella che si può considerare di sicurezza nel nostro mare nell'ottica del recapito dei reflui, perché è oltre quella profondità che si può garantire con una certa sicurezza che ciò che si scarica sul fondale non risalga trascinato dalle correnti ascensionali che mescola gli strati al di sopra del cosiddetto termoclino. È inoltre evidente, per chiunque abbia dato uno sguardo alla carta geografica del Salento, che il tratto di costa è caratterizzato da una profonda insenatura. Questa forma ‘geografica’ e la presenza di arenili sabbiosi attestano che questa insenatura è una zona a bassa dinamicità per le correnti marine. Nella stessa baia è presente un Posidonieto tutelato dal SIC ai sensi della Direttiva Europea 92/43. Si tratta di un habitat fondamentale per la qualità dell'ambiente marino, per il ruolo nell'ecosistema, per la presenza di elevata biodiversità ed anche per la funzione di freno al moto ondoso e di conseguenza all'erosione costiera. La presenza del SIC implica che un eventuale progetto di condotta dovrebbe comunque essere soggetto a procedura di Valutazione di Incidenza ai sensi della l.r. 11/2001 e ss.mm.ii. e ciò comporterebbe una approfondita fase di studio dell'ambiente ed in ogni caso un allungamento dell'iter burocratico. Va inoltre evidenziata la fragilità del Posidonieto rispetto ad un eventuale cambiamento dei parametri chimico-fisici delle acque. Un semplice intorbidamento potrebbe ostacolare il processo di fotosintesi e causare la morte di vasti tratti delle praterie di Posidonia. Le ‘particolari difficoltà realizzative’ che il consigliere Amati, innamorato della condotta, probabilmente non riesce a vedere, ahinoi, ci sono tutte. Il nostro timore è che si voglia realizzare un pezzo di tubo così come viene, inutile e dannoso, giusto per togliere il cartello del divieto di balneazione, la classica soluzione all'italiana, la soluzione che non risolve, l'opera pubblica fine a se stessa. Ribadiamo inoltre tutte le altre ‘difficoltà’ che Amati tace: i costi proibitivi di manutenzione e le difficoltà di gestione, la difficoltà a funzionare con carico fluttuante come quello di un centro turistico, il mancato recupero della risorsa idrica, il rischio di innescare pesanti perturbazioni dell'ecosistema marino. È sconfortante inoltre vedere questi uomini di potere, considerare gli strumenti di pianificazione quasi come stoffa da tagliare su misura dei propri interessi e convincimenti. Il Piano di Tutela delle Acque, come tutti gli strumenti di pianificazione, è un patto con i cittadini e se dovrà essere cambiato, allora andrà ridiscusso con i cittadini, come del resto la stessa Regione Puglia ha sempre predicato, parlando di ‘co-pianificazione’. Attualmente il Piano di Tutela delle Acque, prendendo atto del grave stato di salute della falda, caratterizzata da una preoccupante fenomeno di contaminazione salina, prevede per Gallipoli la strategia del riuso proprio a tutela della falda. Non si può dall'oggi al domani sconfessare questa strategia e finanziare una condotta, per giunta a fronte di analisi che ci dicono che il mare di Gallipoli non è inquinato. Quello che si può fare oggi è prendere atto che a Gallipoli, i corpi idrici da tutelare sono due: la falda e il mare. Quello che si può fare oggi è creare un recapito, un'area umida artificiale o da rinaturalizzare, che raccolga le acque che non vengono indirizzate al riuso in un ecosistema capace di depurare ulteriormente e al contempo garantire l'azzeramento dello scarico a mare (se non per emergenze) e la ricarica della falda: depurazione naturale + riuso = scarico zero! Il nostro auspicio è che la Regione Puglia, il presidente Vendola, la vicepresidente Barbanente e il Servizio Tutela delle Acque, perseverino nella politica del riuso e della depurazione naturale, una politica che hanno difeso per anni e sostanziato in realizzazioni divenute di riferimento a livello nazionale come l'impianto di Melendugno”. Qui le dichiarazioni di Fabiano Amati

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