Debito Monteco. Il Consiglio di Stato: ‘Nessuna revisione dei canoni’

Casarano. Giunge a conclusione una vicenda ventennale. Il Comune deve alla ditta solo 1,5 milioni a fronte dei 5 milioni richiesti

CASARANO – Il Comune di Casarano non è tenuto ad alcuna revisione del canone contrattuale con la Monteco Srl. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con sentenza pubblicata lo scorso 7 giugno che ha portato a conclusione una vicenda diventata ormai ventennale. I giudici di Roma hanno infatti accolto le tesi di Palazzo dei Domenicani, difeso anche nel processo di secondo grado dall’avvocato Giuseppe Mormandi, al fianco del Comune sin dal 2000. L’Amministrazione deve dunque alla società solo la somma di 1,5 milioni di euro a fronte dei circa 5 milioni richiesti. La vicenda ha avuto inizio nel 1994, quando il Comune di Casarano, con regolare gara pubblica, ha affidato il servizio di igiene urbana, per otto anni, all'Ati G.I.Eco srl – So.Ge.A. Srl (poi Monteco srl). Alla scadenza del contratto (nel 2002), che coincideva con il periodo di avvio degli Ato, l’incarico è stato prorogato di un anno. E poi, attraverso diversi provvedimenti sindacali (il sindaco era Remigio Venuti), fino al 31 marzo 2006. E’ questa la data che segna la conclusione del rapporto tra l'Amministrazione comunale e la società. Ed è a questo punto che la Monteco ha iniziato a chiedere al Comune una “revisione del canone d'appalto” sostenendo il diritto al recupero delle maggiori spese sostenute durante la gestione 2002-2006, svolta per effetto delle ordinanze sindacali. Il conto avanzato dalla Monteco ammontava complessivamente a 5 milioni di euro più interessi ed accessori. Di tutt’altro avviso il Comune. É così che nel luglio del 2006, la Monteco ha chiesto di affidare la soluzione della controversia ad un collegio arbitrale; ma la Giunta guidata da Remigio Venuti ha rifiutato l'istanza di arbitrato costringendo la ditta a rivolgersi al giudice amministrativo. E così è stato. La Monteco ha presentato ricorso al Tar, riducendo però le proprie pretese di circa un milione di euro. L'Amministrazione comunale, dal canto suo, ha continuato a ritenere infondate ed eccessive le richieste della società. Primo risultato positivo per il Comune è arrivato nel maggio 2011, quando la Terza Sezione del Tar Lecce (presidente Trizzino, relatrice Moro) ha accolto le tesi difensive dell'avvocato Mormandi, consentendo al Comune di Casarano un risparmio, rispetto alle pretese delle ditta, di circa 2 milioni di euro. Ed il Consiglio di Stato, nei giorni scorsi, ha chiuso definitivamente la questione, rigettando l’appello della Monteco avverso la sentenza di primo grado e stabilendo che alla ditta Monteco srl, a fronte di un credito totale vantato pari a 4 milioni e 800mila euro oltre iva, interessi e rivalutazione, poi rideterminato in 3 milioni e 200mila, spettano solo un milione e mezzo di euro a titolo di revisione prezzi per il periodo contrattuale originario e non la revisione prezzi per il periodo di proroga e per il servizio svolto a seguito delle ordinanze sindacali. Conti alla mano, il tutto si traduce in una differenza tra la somma pretesa dalla Monteco e quella effettivamente riconosciuta dai giudici amministrativi con la sentenza di venerdì, pari a 1 milione e 700mila euro. La V Sezione del Consiglio di Stato (presidente Trovato, estensore Lotti) ha infatti stabilito definitivamente che la Monteco, per tutto il periodo 28 febbraio 2002 – 17 luglio 2003, ha svolto il servizio di igiene urbana nel Comune di Casarano in assenza di un valido titolo contrattuale in quanto anato dal Consiglio di Stato. Per questo periodo, pertanto, risulta inapplicabile la revisione prezzi, poiché il rapporto intercorso tra l'Amministrazione e la ricorrente deve essere considerato di mero fatto. Per quanto concerne, poi, la domanda della Monteco relativa al riconoscimento del diritto al rimborso dei maggiori oneri derivanti dall'affidamento del servizio dal luglio 2003 al 30 marzo 2006, le argomentazioni dell’Amministrazioni, condivise dai giudici di primo e di secondo grado, hanno evidenziato come la Monteco abbia svolto il servizio a seguito di sei ordinanze sindacali distinte, successive e autonome, nelle quali di volta in volta è stato sempre indicato in maniera esatta il corrispettivo a cui l’ente si impegnava e che la società ha sempre accettato senza contestazioni. “Il Comune di Casarano – precisa l’avvocato Mormandi – nell’emanare le ordinanze, del resto, si è sempre uniformato ai Decreti del Commissario Straordinario per l’Emergenza Ambientale in materia di rifiuti. Il canone previsto nelle ordinanze e poi effettivamente corrisposto all'impresa, peraltro, era stato evidentemente parametrato sulla base di presuntivi costi del servizio, che l'impresa poteva anche non aver sostenuto. Perciò, l'impresa avrebbe dovuto provare di aver subito concretamente un pregiudizio economico e per far questo avrebbe dovuto dimostrare che il corrispettivo pagato dall'Amministrazione (comprensivo di un presupposto utile aziendale) non aveva coperto i costi effettivamente sopportati”. Soddisfazione da Palazzo dei Domenicani. L'attuale sindaco Gianni Stefano e l’intera amministrazione potranno pertanto proseguire nello sforzo di risanamento finanziario avviato e condiviso con la Corte dei Conti, senza subire la tegola che si sarebbe abbattuta sulle casse comunali se il Consiglio di Stato avesse accolto l’appello della Monteco: se il Comune di Casarano avesse perso la causa a Roma, sarebbe certamente saltato il delicato equilibrio finanziario e il debito Monteco avrebbe avviato il Comune al certo dissesto. Qui la ricostruzione della vicenda giudiziaria Articoli correlati: Monteco e Area Vasta. I chiarimenti del Pd Remigio Venuti sulla questione Monteco

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