Un ‘Rigoletto’ dal buco della serratura

Bari. Al Petruzzelli, lo sguardo iper-realista del regista Krief sposta la vicenda dell’opera agli anni ’60 del Novecento

di Fernando Greco foto di Carlo Cofano BARI – Proseguendo le commemorazioni del 200° anniversario della nascita di Giuseppe Verdi (1813 – 1901), dopo l’“Otello” inaugurale la Stagione Lirica del Teatro Petruzzelli ha ospitato l’opera “Rigoletto” in un nuovo allestimento caratterizzato dalla regìa dissacrante e voyeuristica di Denis Krief.

Rigoletto

// Capolavoro di modernità Su libretto tratto dalla pièce di Victor Hugo “Le roi s’amuse” (“Il re si diverte”), “Rigoletto” rimane a tutt’oggi un capolavoro assoluto per la sua innegabile modernità. In un periodo in cui l’Opera è ancora legata a eventi storici o mitologici, Giuseppe Verdi per primo pone sul pentagramma la schizofrenia di un singolo, un essere umano diviso in due: da una parte il suo amore di padre dall’altra la necessità di essere un buffone di corte. Da un lato la bellezza dei suoi sentimenti e dall’altro la deformità del suo fisico, distorto da una gobba. Il genio verdiano, sempre attento agli stimoli culturali del suo tempo, musicalmente si mostra non molto distante dalla lezione wagneriana del leitmotiv (pensiamo al tema della maledizione presente dal preludio fino al termine della partitura) e inoltre preannuncia quei sentimenti di angoscia individuale che saranno tipici dei personaggi di Richard Strauss o Giacomo Puccini.

Rigoletto

// Come in un reality A Bari, lo sguardo iper-realista di Krief sposta la vicenda dell’opera verso gli anni ’60 del Novecento, facendo diventare il Duca di Mantova e la sua corte un’allegra combriccola di vitelloni impuniti, di viveurs che passano il tempo nei locali notturni e si divertono a spiare le ragazze nelle toilettes attraverso il buco della serratura. Ecco la novità più efficace di quest’allestimento: complici le lineari scenografie create dallo stesso regista, le vicende dei singoli avvengono sempre in due ambienti circoscritti, ovvero due stanze cuboidali mobili all’occorrenza e aperte sul davanti, non comunicanti tra di loro se non attraverso i buchi delle serrature. Mentre i personaggi si spiano ad libitum (il Duca spia la Contessa di Ceprano nelle toilettes, Gilda spia il Duca mentre fa sesso con Maddalena), anche il pubblico, come in un reality-show, ha l’impressione di spiare gli ambienti privati delineati dai due cubi attraverso una virtuale quarta parete che separa sempre in maniera netta il palcoscenico dagli spettatori. Molto efficace la caratterizzazione della stanza di Gilda, che si presenta asettica ed essenziale come una camera di collegio, in contrasto con la camera di Maddalena, vero postribolo da bassifondi. Geniale l’idea di far morire Monterone, preso a bottigliate nel primo atto, e di far ricomparire la sua voce fuori scena durante il terzo, sorta di spirito che induce Rigoletto alla vendetta (come non pensare al Commendatore nel “Don Giovanni” di Mozart?).

Rigoletto

Detto tutto ciò, va notato come il punto debole di questa regia sia proprio il personaggio di Rigoletto che, pur essendo il protagonista, perde decisamente la sua ragion d’essere: vestito in giacca e pantaloni e con una gobba appena accennata, Rigoletto sembra uno dei tanti amici del Duca, anche se d’età un po’ più avanzata, e peraltro in questo contesto non avrebbe alcun senso la figura del buffone di corte. Ma se Rigoletto non è un sottoposto, se perde il suo infimo grado nella scala sociale, anche tutta la vicenda si svuota di significato e risulta poco comprensibile a chi non conosca a priori il libretto dell’opera. Ridicola la scena dell’amplesso tra il Duca e Maddalena, che fingono di accoppiarsi al ritmo di “Bella figlia dell’amore” pur avendo tutti i vestiti addosso, come succedeva nei filmetti porno-soft di trent’anni fa: l’alternativa più credibile sarebbe stata coprirli con un paravento oppure denudarli di più.

Rigoletto

// Gli esecutori Sul versante musicale, la giovane Orchestra del Petruzzelli ancora una volta si è distinta per passionalità e precisione, diretta in questa occasione da Carlo Rizzari, assistente del celebre direttore Antonio Pappano. Nel caleidoscopico ruolo di Rigoletto, il baritono Stefano Antonucci è stato credibilissimo per il suo canto tutto giocato su un’interiorità dolente, che talora si conteneva in un sommesso singulto talora esplodeva in un ghigno sardonico. Il resto dei solisti era composto da interpreti selezionati nell’ambito di “OperaNuova”, progetto della Fondazione Petruzzelli nato per valorizzare giovani cantanti di età inferiore a 30 anni. Il soprano Mariangela Sicilia, già vincitrice del concorso “Tito Schipa” a Lecce nel 2012, si è rivelata eccellente nei panni di Gilda: del tutto in sintonia con l’impostazione registica, la cantante ha disegnato una ragazzina in preda ai primi turbamenti dell’adolescenza, con voce di timbro lirico robusto e precisa nelle agilità. Nella serata del 2 giugno il ruolo del Duca di Mantova è stato interpretato in maniera accattivante dal giovane tenore Alessandro Scotto di Luzio, dotato di bel phisique du role e voce piccola, ma molto garbata, talora fuori tempo nei momenti d’insieme; molto appassionato il suo “Parmi veder le lagrime”.

Rigoletto

Il basso David Cervera si è calato in maniera credibile e con voce profonda nei panni di Sparafucile, reso dal regista come un tossico dall’aspetto ripugnante. Molto appropriata nel ruolo di Maddalena l’importante vocalità e la prorompente fisicità del mezzosoprano Sofia Janelidze, di origine georgiana. Efficaci il Monterone di Gianfranco Cappelluti e la Giovanna di Olga Podgornaya. Tutto il comprimariato si è rivelato fortemente motivato e in linea con le intenzioni della regia: parliamo di Raffaele Pastore e Antonio Muserra nei rispettivi ruoli di Borsa e Marullo, Rocco Cavalluzzi e Teresa Caricola nei panni del Conte e della Contessa di Ceprano, Carlo Provenzano e Caterina Daniele nelle vesti di Usciere e Paggio. Il settore maschile del Coro del Teatro Petruzzelli, istruito da Franco Sebastiani, ha fornito un’ulteriore ed eccellente prova di professionalità.

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