‘Impatto ambientale’. Il finale? A discrezione

LA STORIA DELLA DOMENICA. Gallipoli. Quanto può un comportamento ambientale scorretto influire sulle relazioni fra gli uomini? La risposta, in un cortometraggio

GALLIPOLI – Sono due tra le parole più pronunciate degli ultimi tempi. Pronunciate, ma mai abbastanza. “Impatto ambientale”. Le stesse due parole che danno il titolo al cortometraggio realizzato dal laboratorio urbano Liberal’Arte di Gallipoli. Il cortometraggio è finanziato come azione del progetto “EGO – Eco Giovani in Onda” vincitore del bando regionale “Sostegno alla Gestione di Spazi Pubblici per la Creatività Giovanile” – Bollenti Spiriti. E’ stato girato a Gallipoli. Tematica principale, i rifiuti. La domanda alla base del lavoro è: quanto può un comportamento ambientale scorretto influire sulle relazioni fra gli uomini? Secca, diretta. Due mesi di riprese ed ecco la risposta: http://www.liberalarte-gallipoli.it/impattoambientale/. Francesco Corchia, regista del cortometraggio, ci racconta il succo del lavoro del team (sono tutti giovanissimi, alle prese con gli impegni scolastici). “Un’esperienza che mi piacerebbe ripetere”, dice. Perché, pur avendo già diretto altri cortometraggi “realizzare un film potendo contare su un finanziamento pubblico significa avere la possibilità di limarlo fino a che non è come lo immaginavi”. Impegno, pazienza e conoscenza specifiche sono state le condizione necessarie per svolgere il lavoro. Infine, il risultato. Giudicate voi. Francesco, perché un corto? E perché sui rifiuti? “L’idea del corto è nata prima per passione, e poi perché volevamo raccontare un problema immenso tramite qualcosa che avesse negoziato una buon rapporto limitato/universalità. Con la macchina da presa come nelle arti in genere si possono esprimere concetti profondi e vasti togliendo anziché aggiungendo. Per descrivere un problema come questo forse non basterebbero tutti i documentari del mondo, perché è un affare imprevedibile. Quindi mostrando poco e ‘dal basso’ abbiamo pensato di poter fare molto e nei tempi dovuti. Tramite una storia semplice e l’uso di un’inquadratura abbiamo mostrato ripercussioni e cause di un problema senza sfociare nell’intellettualismo. La storia poi è venuta fuori da subito. Dopo la prima discussione del progetto sono saltati fuori soggetto e stesura. Questo perché, evidentemente, la coscienza ha anticipato l’immaginazione. Del resto il cinema e la fotografia nascono come accessori rivelatori dei bassifondi – si pensi alle prime fotografie di Nadar nelle fogne di Parigi, o ai ritratti di cimiteri di Hill – e hanno continuato a mantenersi assolutamente propensi alla rappresentazione di un dato di fatto occulto e dimenticato”. Quale storia racconta? “Il corto racconta la piccola grande storia di un ragazzo innamorato di una ragazza. Di lei sa solo che si occupa di volontariato per l’ambiente (o almeno questo è quello che vediamo, non a caso). Tramite un amico decide di incontrarla, e nella parola incontro è nascosto l’ostacolo. Riuscirà il nostro protagonista a dirle la prima parola? Sembra facile, ma nel profondo si sconterà con il difetto del suo comportamento nei confronti dell’ambiente. La sua prima parola, il suo nome che scambia con lei non è altro che la rappresentazione mimata del futuro, di un tempo che dipende dall’oggi, e di un amore che dipende da noi. L’aereo in volo che funge da ponte fra i tempi del corto non rappresenta altro che un passaggio a venire, prossimo, appunto futuro. Quelli legati all’ambiente sono problemi che si notano a distanza, è questo il piccolo/grande nocciolo della questione. Questo è un corto che, a suo modo, vuol parlare del futuro di un problema”. Il vostro è un corto “interattivo”. Che cosa significa? “Un corto interattivo è un prodotto multimediale di tipo cinematografico che propone variazioni narrative in base all’interazione con l’utenza. Se un utente fa la sua scelta è solitamente spinto da più di un motivo. Nel momento in cui un utente è chiamato a fare una scelta in un contesto che tratta una problematica reale, come quella dei rifiuti, accetta di partecipare non più a una fiction ma a una realtà. E’ il sotto-aspetto poetico del nostro lavoro. Abbiamo deciso di unire la tecnologia alla natura: quando l’utente decide come la storia prosegue, è come se il programma gli dicesse ‘questo lo fai tu’, riferendosi al problema ambientale. C’è quindi una sorta di doppia interazione, con se stessi. Se decidi di fare la scelta sbagliata, la stai facendo solo tu, responsabilmente”. Qual è il “vostro” finale? “Forzare l’utente a rendersi responsabile, ad assumere il problema. Ma non vogliamo insegnare, solo ispirare ancora una seconda riflessione”. Perché avete scelto Gallipoli per ambientare le riprese? “Nella fase di ideazione del cortometraggio ci siamo chiesti quali fossero i maggiori problemi della nostra città. Uno è senz'altro il problema dell'abbandono dei rifiuti e del loro smaltimento. Abbiamo così deciso di trattare questo argomento con un approccio innovativo nell’ambito dell’ audiovisivo, quello dell'interattività”. Gallipoli a parte, qual è la sensibilità verso le tematiche ambientali nel Salento? “Il Salento è una terra che vanta una vasta risorsa naturale e questo a volte tende a rassicurarci anziché farci preoccupare. D’altro canto questo patrimonio naturale va tutelato e mantenuto integro, in quanto rappresenta una risorsa dal valore inestimabile”. Ti rigiro la domanda che ponete alla base del corto: quanto può, un comportamento ambientale scorretto, influire sulle relazioni fra gli uomini? “Influisce, e anche molto! Possiamo pensare molto banalmente già alla solita aria che respiriamo. Possiamo dire che si tratta di un’aria sporca per ‘comodità’, per la stessa causa che ha spinto il nostro attore protagonista ad effettuare un’azione sbrigativa e comoda solo per arrivare prima all’appuntamento. In realtà alla fine reca solo un ritardo alla ragazza. Quello utilizzato nel corto è solo un esempio per universalizzare il problema: il malcapitato a causa nostra potrebbe essere chiunque, perfino noi stessi. Se la città è sporca, non diventa solo un problema estetico, diviene un vero e proprio ostacolo, a partire dall’immondizia accatastata che reca difficoltà di passeggio ai pedoni, o alle stesse auto causando incidenti (e non è cosa rara). Ma questi, ripeto, sono soltanto degli esempi che partono dal piccolo per ricordare il grande. I problemi dei rifiuti si diffondono nel mare, per le campagne, e tornano a noi. A volte sembra un discorso talmente semplice e scontato che la gente ha smesso di pensarci. Io nutro un profondo pessimismo, o un senso di ‘fatalità’. Anche nella scelta migliore, nel corto, il nostro attore si è servito di un mezzo che di per sé inquina: un camion. Ha deviato il problema solo apparentemente. E su quanto una scelta ambientale influenzi le relazioni, farei riferimento al famoso ‘scherzo della buccia di banana’. Ma lo scherzo è in realtà una tragedia”. // Lo staff Lo staff di “Impatto ambientale”: Francesco Corchia, regista Gabriele Sebaste, aiuto regista Emiliano Picciolo, direttore della fotografia Davide Pagliara, segretario di edizione Edoardo Casella, autore del soggetto e della sceneggiatura Davide Ventura, fonico Salvatore Negro, addetto al make up Francesco Caggiula, autore delle musich Loredana Mottura, fotografo di backstage Attori: Vincenzo Grassi, Carlotta Boellis, Mattia De Noto e Rosario Piccolo I lavori si sono avvalsi dell’assistenza dei responsabili di Liberal'arte Serafino Scigliuzzo, Renato Pacella e Roberto Perrone.

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