Richiedenti asilo a Lecce. Il Cir: ‘Diritti violati’

Lecce. Il duro attacco del direttore del Consiglio Italiano per i Rifigiati al sistema di accoglienza rifugiati leccese ed italiano

LECCE – Si sono presentati 17, ieri mattina, davanti all’ufficio del Consiglio Italiano per i Rifigiati (CIR) di Lecce. Chiedevano asilo. Sono i 17 migranti di nazionalità afgana arrivati sul territorio salentino il 24 aprile scorso. Nonostante sia trascorso un mese e mezzo da quando hanno messo piede sulle coste salentine sono tutti ancora in attesa di inserimento in un centro di accoglienza, per indisponibilità di posti, e hanno passato questo tempo a dormire in strada o in posti di fortuna. Dopo il loro arrivo sono stati invitati dalla Questura di Lecce a ripresentarsi il 21 maggio e poi, non essendo ancora disponibili posti di accoglienza, a presentarsi nuovamente, alcuni, il 24 giugno, altri ancora all’inizio di luglio. Hanno solamente un verbale d'identificazione, ma nessuno di loro possiede né un attestato nominativo, né un permesso di soggiorno come prevede la legge. E secondo il Cir tutto questo è una “gravissima violazione dei loro diritti di accoglienza”. “La legge italiana è chiara – ha dichiarato il direttore del Cir Christopher Hein -: prevede che ogni richiedente asilo che arrivi in Italia senza adeguati mezzi di sostentamento abbia diritto a forme materiali di accoglienza sin dal momento in cui presenta domanda di protezione. E’ grave che queste persone abbiano passato mesi per strada. Ci chiediamo inoltre perché non abbiano né un attestato nominativo, né un permesso di soggiorno; anche su questo punto la legge è chiara. Deve essere rispettato il loro diritto a possedere documenti validi e riconoscibili. Abbiamo già scritto al prefetto e stiamo in attesa di avere risposte, speriamo positive. In caso contrario valuteremo se ricorrere per vie legali”. Generalmente un richiedente asilo dovrebbe essere accolto, a seconda della condizione personale, nei Cara (i centri di accoglienza per richiedenti asilo) o nello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), sistema però numericamente insufficiente che nel 2013 ha previsto solo 3.700 interventi e che dovrebbe a breve essere potenziato sino a raggiungerne 5.000. Ma i Cara italiani sono al limite della capacità recettiva e non hanno più la possibilità di inserire nuovi richiedenti asilo. Sono molte, in diverse parti d’Italia, le persone costrette ad attendere mesi prima di vedersi riconosciuto un diritto individuale. Qualora non ci sia posto né nel circuito dello Sprar né in quello dei Cara, la legge prevede, infine, che i richiedenti asilo ricevano un contributo economico giornaliero dalle Prefetture. Contributo che il Cir dichiara di non aver mai visto erogare né a Lecce né in altre parti d’Italia. “Il sistema di accoglienza italiano è al collasso – ha aggiunto Hein -, non ha più posto per inserire richiedenti asilo e sono molti anche i rifugiati che si trovano esclusi. Ma questa disfunzione non la possono pagare sulla pelle le persone. Se non ci sono posti d’accoglienza che almeno la Prefettura riconosca loro, come previsto dalla legge, il contributo economico. Stiamo assistendo a una sistematica violazione della normativa e dei diritti previsti in Italia e in Europa”.

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