Commissariamento Ilva: le reazioni

Taranto. La nomina di Enrico Bondi a commissario straordinario dell'Ilva sembra scontentare tutti. Certamente non i lavoratori che potranno percepire gli stipendi

Il Governo ha optato per il commissariamento dell'Ilva, individuando in Enrico Bondi l'uomo in grado di traghettare l'Ilva per un minimo di un anno e un massimo di tre. Insoddisfatto il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che ha subito fatto notare come Bondi fosse già l'amministratore delegato scelto dalla famiglia Riva e quindi, secondo il leader di Sel, l'uomo meno adatto “per estromettere, in qualche modo, i Riva dalla gestione dell'Ilva”. Vendola ha anche aggiunto: “lo Stato deve risultare credibile in questa vicenda tarantina, troppo volte Taranto si è sentita illusa e poi ingannata, abbandonata. Si volta pagina, e la svolta è il commissariamento, la marginalizzazione, l'estromissione di questa proprietà e di chi per suo conto ha governato la cabina di regia dell'Ilva. Ecco io non giudico la persona Enrico Bondi, tuttavia ritengo la sua scelta un grave errore”. Per il presidente di Federacciai Antonio Gozzi: “si crea un pericolosissimo precedente per tutta la media e grande impresa nazionale”. Secondo Gozzi “da oggi tutte le fabbriche con più di 200 addetti rischiano di essere commissariata non per decisione di un giudice, ma soltanto per contestazioni di violazione di norme ambientali effettuata da un Pm 'inaudita altera parte'”. Il Presidente del Gruppo PdL alla Regione, Ignazio Zullo, contesta al Presidente Vendola una posizione quasi partitica e non istituzionale, in particolare su quello che lui ritiene un esproprio fatto alla famiglia Riva. Per il consigliere regionale Pd, Giovanni Epifani è giusto che l'Ilva paghi per le proprie inadempienze, “ingiusto invece quando quello stesso decreto si traduce in una procedura forzata di commissariamento dell'azienda che di fatto è stata sequestrata e affidata alla gestione straordinaria di Bondi. Nominare un commissario – continua Epifani – che si occuperà non solo del piano ambientale, ma anche della gestione aziendale a 360 gradi crea un precedente singolare che destabilizza l'intero sistema imprenditoriale, già molto fragile. Se il governo espropria un'azienda privata, cosa succede se non si realizzano i risultati economici previsti o se addirittura si va in perdita? Chi paga i rischi e i danni eventuali di un'azienda privata e contemporaneamente gestita dallo Stato? Mi auguro – ocnclude Epifani – che il decreto approvato ieri venga rivisto e che si vada in una direzione più logica e giuridicamente più perfetta”.

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