‘Punta Grossa’. In aula il consulente della Procura

Lecce. Tra i 130 imputati nel processo, anche l’ex sindaco Luigi Fanizza

LECCE – E’ ritornato in aula ieri il processo sui presunti abusi commessi nel villaggio turistico “Punta Grossa” di Porto Cesareo. La struttura, del valore complessivo di circa 50 milioni di euro, venne sequestrata nel 2011 su disposizione della gip Cinzia Vergine emessa in seguito a richiesta del sostituto procuratore Antonio Negro. Sono 130 gli imputati nel processo, tra i quali anche l’ex sindaco Luigi Fanizza, i funzionari dell'Ufficio tecnico comunale Cosimo Coppola e Giovanni Ratta ed i tre funzionari regionali Luca Limongelli, Giuseppe Lazazzera, Luigi Ampolo. All’udienza di ieri, davanti al giudice Roberto Tanisi, è comparso il professor Borri, uno dei consulenti nominati dalla Procura, che ha ripercorso i passaggi della relazione tecnica deposita agli atti sulla quale trova fondamento l’ipotesi accusatoria che ha portato al sequestro preventivo del mega villaggio. 16 aprile 2012 Punta Grossa, indagini chiuse. 130 indagati LECCE – Sono 130 gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati in queste ore in seguito alla chiusura delle indagini sui presunti abusi legati al villaggio turistico “Punta Grossa” di Porto Cesareo, sottoposto a sequestro preventivo dalla Guardia di finanza lo scorso 15 novembre. Stralciata la posizione dell'ex sindaco Vito Foscarini, risultato estraneo alla vicenda. Nel registro degli indagati figura invece il suo predecessore, Luigi Fanizza, che ha guidato il Comune di Porto Cesareo dal 2001 al 2006. Tra gi indagati, il legale rappresentante delle società Fgci Srl e Punta Grossa Srl Fernando Iaconisi, i progettisti dei lavori Claudio Conversano e Cosimo Nestola, i funzionari dell'Ufficio tecnico comunale Cosimo Coppola e Giovanni Ratta, i funzionari della Regione Puglia Luca Limongelli, Giuseppe Lazazzera, Luigi Ampolo. Sono finiti nell’inchiesta anche i 122 proprietari di fatto di appartamenti adibiti a case-vacanza, ubicati all'interno del villaggio turistico della “Fgci Srl”. Le ipotesi di reato sono di falso e abuso d'ufficio (già finiti in prescrizione), lottizzazione abusiva e violazione delle leggi tributarie. Guarda i video del blitz della Guardia di finanza. 15 novembre 2011 aggiornamento delle ore 9:30 Punta Grossa. Sequestrato il residence da 50 milioni di Maria Luisa Mastrogiovanni TORRE LAPILLO – 236 appartamenti indipendenti, piscina, bowling, sale da ballo, teatro ed anfiteatro. I finanzieri della Compagnia di Gallipoli e delle Tenenze di Leuca e Casarano stanno eseguendo in queste ore il sequestro preventivo di tutto questo, emesso dal gip del Tribunale di Lecce Cinzia Vergine su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Antonio Negro, apponendo i sigilli al residence di lusso a quattro stelle Punta Grossa. La struttura turistico-ricettiva sorge sulla litoranea di Torre Lapillo, a 200 metri dal spiagge, di fronte alle spiagge caraibiche caratteristiche del territorio di Porto Cesareo. Che, martoriato negli anni 80 dall’abusivismo edilizio, ancora insiste nella lottizzazione abusiva. In queste ore è in corso la notifica del sequestro preventivo al legale rappresentante della società che gestisce il residence, Fernando Iaconisi, della FGCI Srl.

Fernando Iaconisi

di spalle, Fernando Iaconisi, convocato per la notifica di sequestro Il reato configurato dal pm Antonio Negro per i 129 soggetti, di cui 120 proprietari di fatto di appartamenti adibiti a case-vacanza, ubicati all’interno del villaggio turistico è proprio di lottizzazione abusiva a scopo edilizio. La struttura ha un valore complessivo di circa 50 milioni di euro.

Punta Grossa, sottopasso

Sullo sfondo alcuni appartamenti. Data la grande estensione, il villaggio è spaccato in due dalla strada provinciale, che si può agevolmente attraversare con il sottopasso

Punta Grossa-esterno

L'esterno, con il nome della struttura scritto nella pavimentazione, un monumento ed alcuni appartamenti

Punta Grossa, appartamenti

Gli appartamenti

Punta Grossa, uffici e reception

Uffici e reception

Punta Grossa_bowling
Punta Grossa, il chiosco
Punta Grossa, campo di calcio
Punta Grossa, gli spalti
Punta Grossa, la piscina
Punta Grossa, servizio navetta

Il servizio navetta

Punta Grossa, animazione

Servizi di animazione. Sono centralizzati, come per un qualunque villaggio turistico, ma gli ospiti sono, per la quasi totalità, proprietari degli appartamenti e proprietari, pro quota, della società che li ha costruiti. Ecco che si configura il reato di lottizzazione abusiva a scopo edilizio Le indagini sono partite due anni fa ad opera della Compagnia della Guardia di finanza di Gallipoli, che ha acquisito tutta la documentazione relativa al residence presso il Comune di Porto Cesareo. Presente stamattina alle operazione di sequestro, il comandante Francesco Mazza.

Francesco Mazza

Il comandate Francesco Mazza I sigilli sono stati apposti su tutti i 236 appartamenti. // Gli abusi contestati L’attività di indagine ha consentito di accertare la realizzazione di una lottizzazione abusiva a scopo edilizio di terreni siti in località “Serricelle” di Porto Cesareo, aree protette che, per le loro caratteristiche paesaggistiche, sono state dichiarate di notevole interesse pubblico (c.d. Palude del Conte/Duna di Punta Prosciutto e riserve marine). L’attività illecita si è basata su complesse opere di edificazione che hanno determinato la realizzazione della residenza turistica alberghiera “Punta Grossa” in assenza di validi titoli autorizzatori ed abilitativi ambientali. La costruzione dell’intero complesso immobiliare ha causato una rilevante trasformazione urbanistica delle aree interessate, sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici, anche in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici vigenti e delle normative edilizia, urbanistica ed ambientale. In particolare, il precedente Consiglio Comunale di Porto Cesareo aveva approvato una variante urbanistica al Piano Regolatore Generale, attribuendo ai terreni in località “Serricelle”, precedentemente tipizzati come agricoli, specifica destinazione turistico-alberghiera. In violazione di quanto previsto, il complesso turistico-ricettivo sequestrato oggi era stato destinato prevalentemente alla realizzazione di unità abitative adibite a case-vacanza, successivamente alienate ai soggetti indagati, attualmente proprietari di fatto degli appartamenti. L’intera procedura che ha portato alla variante urbanistica al Piano Regolatore di Porto Cesareo è da considerarsi illegittima, in quanto basata su due conferenze di servizi, rispettivamente risalenti agli anni 2002 e 2006, di cui la prima anata con sentenza del Tar Puglia, confermata dal Consiglio di Stato e la seconda indetta illecitamente. Inoltre, la variante urbanistica è stata approvata senza tener conto delle prescrizioni di non alterazione del paesaggio regionale esistente, previste dal Piano Urbanistico Territoriale Tematico (P.U.T.T.-P Puglia) vigente dal 2000. La realizzazione del complesso immobiliare è stata resa possibile grazie ad alcuni illeciti commessi dal sindaco e dai responsabili dell’Ufficio Tecnico del Comune di Porto Cesareo nonché dai progettisti e direttori dei lavori per la costruzione del residence, indagati per reati contro la fede pubblica ed abuso d’ufficio, i quali hanno falsamente attestato, nei loro pareri e relazioni, che: – non esistevano altre aree urbanisticamente idonee alla realizzazione di strutture turistico-ricettive, riattivando il procedimento amministrativo che ha portato alla variante urbanistica del Piano Regolatore, nonostante la prima conferenza di servizi e il permesso a costruire fossero stati anati con sentenza passata in giudicato del giudice amministrativo, a seguito di ricorso presentato da “Legambiente”; – le opere edilizie poste in essere erano state effettuate antecedentemente alla sentenza di anamento del permesso a costruire, mentre queste, in realtà, venivano realizzate in epoca successiva. Inoltre, i funzionari comunali, nell’emettere i vari permessi a costruire, non hanno tenuto conto dell’intervenuta istituzione di un’area protetta regionale al confine con il resort. Sono stati, inoltre, denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce gli allora responsabili degli Assessorati all’Urbanistica e all’Ambiente della Regione Puglia per aver fornito pareri irregolari ed illegittimi, omettendo i controlli, obbligatori per legge, sulle attestazioni fornite dai funzionari comunali nonché sul rispetto dei vincoli paesaggistici ed ambientali. I finanzieri hanno inoltre appurato che, al fine di realizzare comunque la vendita degli appartamenti ubicati nel residence, tenuto conto dell’impossibilità giuridica di procedere ad una formale compravendita immobiliare a causa delle gravi violazioni alla normativa urbanistica ed ambientale, era stata posta in essere ad arte un’operazione di riorganizzazione societaria, realizzata attraverso il conferimento di un patrimonio immobiliare di 108 appartamenti, fittiziamente mascherata come cessione di ramo d’azienda, della “FGCI Srl” verso una multiproprietà azionaria, ad hoc costituita ed avente la medesima compagine sociale, denominata “Punta Grossa Srl”. Successivamente, per aggirare l’impossibilità di stipula di contratti di compravendita, sono stati sottoscritti fittizi contratti di acquisto/cessione di quote del capitale sociale della “Punta Grossa Srl”, alla quale erano stati conferiti gli appartamenti, corrispondenti all’incidenza delle quote millesimali di ogni singolo appartamento sul capitale sociale della stessa società, in questo modo consentendo a 120 soggetti di poter acquisire la proprietà di fatto delle case-vacanza. // Gli illeciti finanziari Nel corso dell’operazione è stata svolta un’attività ispettiva di natura tributaria che ha consentito, al termine delle verifiche fiscali nei confronti delle due società, di recuperare a tassazione elementi di reddito per circa 7 milioni 200mila euro, base imponibile ai fini Irap pari a circa 6 milioni 500mila euro nonché Iva non versata per circa 2 milioni di euro. // Il sequestro Complessivamente, il provvedimento, eseguito dai finanzieri della Compagnia di Gallipoli, ha portato al sequestro preventivo di: a. un’area denominata “zona A”, di 24.398 metri quadrati, dove è stato costruito un albergo di tipo tradizionale, sviluppato prevalentemente in orizzontale, con una disposizione planimetrica degli alloggi (80 in totale – mono e bilocali) ad “ovale” composto da: otto blocchi edificati al piano terra, composti da cinque alloggi bi–locali ciascuno, per un totale di 40 unità abitative; otto blocchi edificati al piano primo, composti da cinque alloggi mono-locale ciascuno, per un totale di 40 unità abitative; una piscina, un ristorante, una reception ed i servizi comuni realizzati all’interno dell’ovale; b. un’area, posta sul lato opposto della strada provinciale Porto Cesareo – Manduria, denominata “zona B”, di 28.890 metri quadrati, dove sono stati edificati: 156 unità abitative, del tipo bi e tri–locali, di dimensioni da 40 a 50 metri (108 appartamenti, conferiti a “Punta Grossa S.R.L.”, distribuiti su otto palazzine di nove appartamenti ciascuna; 48 appartamenti, distribuiti su nove palazzine); un centro direzionale e commerciale, costituito da una reception, uffici per la gestione dell’attività alberghiera, un bar, un’edicola, un ristorante, una lavanderia, una piscina, una discoteca, una sala bowling, due campi da tennis ed uno da calcio a 5; c. un impianto di depurazione; d. un dissalatore di acqua marina; e. un impianto di raccolta di acque meteoriche; f. due cabine Enel; g. viali illuminati, aiuole e parcheggi; h. quote sociali della “Punta Grossa Srl”. ore 8:00 Abusivismo edilizio. Sequestrato albergo da 50 milioni PORTO CESAREO – I finanzieri della Compagnia di Gallipoli e delle Tenenze di Leuca e Casarano stanno eseguendo in queste ore il sequestro preventivo di una struttura turistico-ricettiva di Porto Cesareo, del valore complessivo di circa 50 milioni di euro. Il sequestro rientra in una operazione finalizzata al contrasto dell’abusivismo edilizio. 129 persone sono state denunciate per reati ambientali. Maggiori dettagli nelle prossime ore.

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