Malaschi e Millanoa, sacerdotessa di Afrodite messapica

A Malaski venne ritrovata un’epigrafe di una pietra tombale di Millanoa, sacerdotessa di Afrodite messapica. Ben diversa da Afrodite ellenica

(nella foto in alto: Casolare Malaski) L’agro Malaschi si trova nel parco del negroamaro, nella cupa delineata dai pendii della serra della madonna dell’Alto. Confina, andando verso San Donaci, con la terra dei San Giovanni, che porta alla Masseria Carritieddri, andando verso Squinzano con il paese fantasma ‘la Giuanneddra’. Malaschi è la denominazione catastale del luogo, chiamato dalla popolazione in salentino ‘limmalaka’ o ‘limma malaka’. Il nome deriva dal greco limma malakès che vuol dire ‘bacino delle malve’. Ciò tramanda che in epoche antiche lì vi era un bacino di acqua dolce, dimostrabile dalla terra limmatica e fertilissima e dalla pendenza dei canali d’acqua. Per quanto riguarda la malva numerose sono le interviste che tramandano che malaski era il luogo dove si doveva raccogliere la malva per i medicinali. E’ usanza contadina raccogliere le erbe in un determinato luogo e tempo, ciò tramanda riti e miti del posto.

pozzo malaski

Il pozzo di Malaschi Purtroppo sulla malva le nostre donne non hanno voluto darmi risposta, se non che da quest’erba si facevano digestivi. La malva non ha principi psicoattivi, eppure di tanto in tanto si trovano citazioni storiche che l’associano agli inferi. In Basilicata, invece, è stato tramandato un intruglio di malva, vino ed una bulbosa chiamata fiore di Persefone. Eppure proprio a Malaski venne ritrovata un’epigrafe di una pietra tombale di Millanoa, sacerdotessa di Afrodite messapica. Un luogo sacro ad Afrodite, quindi, non alla Kore, ma la nostra Afrodite, almeno nella cupa, è ben diversa dall’Afrodite ellenica.

casa delle camene

Casa delle Camene Del ritrovamento ne parla Ciro Santoro in “Nuove epigrafi messa piche”. Non so per quale ragione le indicazioni sul “casino” dove venne ritrovata l’epigrafe del documento del Santoro sono sfalsate; la descrizione dell’edificio è invece dettagliata e coerente, se non l’omissione che il Palazzo sorgeva attaccato ad un altro edificio molto più antico. Il prof Calabrese lo aveva datato XVI sec dC, il Santoro vecchio di “qualche secolo”, ma dell’edificio più antico nessuna parola.

casa delle camene

Casa delle camene Mi ritrovai casualmente al ritrovamento. La casa ricorda il tempio delle Camene e così veniva chiamata dagli storici locali ed appassionati di antichità, una casa degna comunque di essere salvata. La pietra tombale era stata riutilizzata come supporto al secondo piano di un tettuccio, precedentemente, qualche secolo prima, era stata segata in due ed una parte utilizzata per una fornace. Sento sempre una forte emozione nel ricordare un’epigrafe ritrovata in una casa che ricorda il tempio delle Camene, ai margini di uno stagno prosciugato, con sopra scritto: MILLANOAS TABAROAS AFRODITIOVAS (A MILLANOA SACERDOTESSA DI AFRODITE). Il Santoro ha datato l’epigrafe IV sec ac; è interessantissimo il suo studio linguistico e l’osservazione che il nome Millanoa ricorda il romano Milla, è un nome che non era mai comparso in lingua messapia.

casa delle camene

Casa delle camene Dalle mie indagini etnologiche risulta che proprio da malaschi ritornavano in paese le credenze pagane. L’estate, fino agli anni ’60 , si andava a villeggiare in campagna. Malaschi e la giuanneddra diventavano un unico paese, il cristianesimo conviveva, soprattutto per le donne, con il paganesimo.

casa delle camene

Casa delle camene -Quando ero piccola, negli anni 40, l’estate vivevamo a LIMMALASKA, noi avevamo un casolare, piccolissimo, ma ci adattavamo. Molti dormivano nelle pajare, che prima erano numerose nelle campagne. I ricchi avevano i casini rossi, ma ci invitavano alle feste. La giuannedrra era un vero e proprio paese, loro ci aspettavano, ci raccontavano le cose degli antichi, ci portavano sempre ‘alli carritieddri’, ‘alli veli’ ed ‘alla casa te li pajari’. La giuanneddra era proprio un paese, piccolo quanto un vicolo, avevano anche i numeri civici. Non avevano chiesa, la messa lì la dicevano le donne, mia nonna mi diceva che lì battezzavano anche le donne. L’estate ‘Limmalaska’ e la giuanneddra diventavano un unico paese. La domenica ci portavano alli carritieddri, dove c’era una piccola chiesetta e lì ci dicevano messa a modo loro. Poi negli anni ’50 costruirono la loro chiesetta dedicata a San Pompilio, perché il santo andava in quelle campagne per portare pane e si univa a loro. -Mia suocera era di Limmamalaska, lei mi mise in contatto con i guaritori per la medicina delle ‘gnofie (riti ergotici di prosperità della donna). -Quando dormivamo l’estate a Limmalaska le nostre nonne cambiavano. Diventavano le matrone delle pajare e, quando un serpente entrava, loro lo prendevano per la testa e lo mandavano via. In una campagna vicino a queste zone venne ritrovata una meravigliosa testa di Afrodite del IV sec aC. Doveva essere la Venere della nostra Millanoa. Sapendo che il volto delle dee era rappresentato con il volto delle sacerdotesse, ho provato a risalire al volto di MiLLANOA o MILLA, PER IMMAGGINARLA CORRERE SU CAVALLI BIANCHI CON IL FUOCO TRA LE MANI CONTRO LE PALE EOLICHE CHE STANNO PER INVADERE I LUOGHI SACRI A LEI ED A NOI. ANA APRODITIOVAS

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