Tutti gli uomini di Tap

 

INCHIESTA. I nomi e gli incarichi dei consulenti-persuasori di Tap. Poliedrici e flessibili, accontentano la destra e la sinistra. E fanno pressione sui cittadini

Sempre più spianata la strada che porta alla realizzazione del gasdotto che dal mar Caspio dovrebbe portare il gas in Salento e dal Salento in Europa. La ratifica del disegno di legge di ieri che di fatto, se dovesse essere approvato in Parlamento, darebbe il via al gasdotto Tap prima ancora di avere le necessarie autorizzazioni, è l’ultimo passaggio di un’accelerata e una forte pressione sul territorio, che si è registrata nelle ultime settimane. Soprattutto dopo l’avvio delle indagini della Procura per i presunti danneggiamenti provocati ai fondali del mar Adriatico dalle sonde di Tap (vedi paragrafo: Tap. La Procura indaga per danneggiamento). Nelle ultime settimane infatti si è intensificata la campagna di comunicazione che Tap (Trans adriatic pipeline) sta conducendo nei Comuni interessati dal passaggio del gasdotto. Suscitando non poche polemiche tra i cittadini riuniti nel comitato No Tap. Perché le iniziative, più che per informare, sarebbero concepite per persuadere della bontà della mastodontica infrastruttura che, sbarcando a S. Foca, dovrebbe poi trasportare il gas in tutta Europa (vedi paragrafo: Gasdotto Tap. Via alle indagini sul fondale salentino) Lettere inviate ai cittadini, sondaggi telefonici, volantinaggi al mercato settimanale. “In questo periodo sono circolate informazioni sul nostro progetto, purtroppo non sempre corrette – ha scritto la società nella lettera inviata ai cittadini di Melendugno – si tratta di un progetto strategico per l’Europa ma soprattutto per l’Italia in quanto permetterà al nostro paese di differenziare le fonti di rifornimento e di allentare la dipendenza dai paesi fornitori”. La società promette poi i “più alti standard internazionali in materia di ambiente e sicurezza” e di occupazione “impiegando oltre 150 persone l’anno nella fase di costruzione e 30 in quella operativa” del gasdotto. Alla lettera il Comitato ha risposto con un ‘contro-volantino’ in cui si afferma che “la realizzazione del gasdotto non apporterà nessun beneficio alle popolazioni locali, come precisa la stessa società nel documento di Valutazione di impatto ambientale e sociale presentato al Ministero dello Sviluppo economico. La manifestata disapprovazione per l’opera emersa durante l’incontro pubblico del febbraio 2012, la raccolta di oltre 5mila firme, la contrarietà del Consiglio comunale e della Regione non ha convito Tap che continua a tormentare i cittadini rifiutando incontri pubblici”. Un’azione pressante di persuasione dunque, portata avanti da Tap attraverso persone radicate sul territorio che sanno muoversi in maniera bipartisan sul crinale degli ambienti politici, dell’associazionismo, della libera professione, stringendo contatti tra i proprietari dei lidi, i pescatori, gli ambientalisti. Ma chi sono gli uomini e le donne chiave di Tap, incaricati di portare avanti in maniera incessante e constante quest’azione di moral suasion? Partiamo da Giampaolo Russo, il country manager di Tap, ossia colui il Russoquale è responsabile di tessere e tenere i rapporti sui territori interessati dal passaggio del gasdotto. Avvicendatosi a Pasteris, che aveva concluso una fallimentare campagna di informazione tra Lecce e Brindisi, fatta più di omissioni che di spiegazioni alla cittadinanza, in Russo la Tap probabilmente riversava tutte le sue aspettative. A 39 anni è responsabile per Enel spa degli Affari con l’Unione europea, e da quel momento la sua carriera ha un’accelerata: passa ad e da direttore per gli Affari istituzionali di Edison è particolarmente attento agli interventi umanitari, impegnandosi nell’azione “Insieme per Haiti” e tenendo un diario di quell’esperienza, scritto neanche tanto male. Liscia il pelo a Cl, Comunione e Liberazione cui è legato, come noto, Formigoni, partecipando assiduamente al meeting di Rimini come responsabile Area attrazione investimenti di Sviluppo Italia, creatura plurimorfa e tentacolare partorita dal governo D’alema; ed è negli anni d’oro di Sviluppo Italia, quando è responsabile Russo, che nascono i fondi di finanziamento a fondo perduto per l’imprenditoria giovanile, nobile iniziativa che si rivela un ottimo veicolo di voti e clientele. Russo in quegli anni, dà vita al progetto InvestInItaly, un network istituzionale che “ha voluto rappresentare – scrive egli stesso nel suo curriculum – il referente unico nazionale per la realizzazione di investimenti sull’intero territorio italiano. Attenzione: referente unico nazionale per la realizzazione di investimenti sull’intero territorio italiano. Una potenza di fuoco, una macchina per smistare soldi, incarichi, potere. In quegli anni, quando Russo è responsabile per l’attrazione degli investimenti di Sviluppo Italia, già si pensa al gasdotto Tap, mentre il braccio destro di d’Alema, Roberto De Santis, guarda a Oriente, tessendo relazioni e affari con il colosso energetico Renova del magnate russo dell’alluminio Viktor Feliksovich Vekselberg, come abbiamo scritto molti anni fa; era il 2008 (leggi qui e qui) Renova controlla la Avelar Energy, della cui strategia aziendale è diretto responsabile proprio De Santis (come egli stesso dichiarò al Tacco nel 2008). In quegli anni, se un tentacolo o, se vogliamo, un ganglio intelligente di Sviluppo Italia, pensa al gas, un altro, Italia Navigando Spa, partecipata da Sviluppo Italia, progetta il sistema dei porti e porticcioli. A presiederlo, ancora oggi, un altro dalemiano di ferro di Patù (Lecce), deputato per due legislature, Ernesto Abaterusso. In Salento, altro uomo vicino a D’alema è Massimo Bray, attuale Brayministro per il Turismo e presidente della fondazione della Notte della Taranta: già direttore della rivista Italianieuropei, il think tank del dalemismo, anche Bray è interessato all’energia, in quanto è stato nel consiglio di amministrazione Novenergia italia, società legata a una multinazionale portoghese che sta realizzando parchi fotovoltaici in Puglia. “Ma il mio rapporto con i portoghesi – tiene a precisare Bray a Repubblica nel 2010 – è vecchio di decenni”. Anch’egli poliedrico e sfaccettato, passa dalla dotta Treccani alla pizzica tarantata agli interessi energetici al giornalismo politico. E diventa ministro. Ma torniamo a Tap e alle altre sue persone giuste messe nel posto giusto, entrate in scena nel passaggio da Pasteris a Russo: Elena Schirinzi, competenze poliedriche, partecipa alle attività di Libera (l’associazione di don Ciotti contro tutte le mafie), capace di lavorare tra Big sur, nota società di comunicazione che ha curato, tra le altre belle campagne, anche quella per la Notte della Taranta, presieduta dall’attuale ministero Massimo Bray, e la Tap. Per la Trans adriatic pipeline è ‘advisor’, ovvero una consulente con il probabile incarico di curare i rapporti con i diversi “influenzatori” del territorio come i pescatori di S.Foca, i gruppi ambientalisti e i centri sociali come lo ZEI, spazio sociale di Lecce, dove si fa vedere spesso. Altra consulente di spicco, Michela Presta, proprietaria della società Prestadi comunicazione Mcquadro srl: progetti di comunicazione dai rifiuti, all’energia, fino alle beauty farm. Candidata per il Pdl a Nardò, ha curato la campagna di comunicazione del Pd sempre a Nardò, ed è stata addetta stampa per Giovanni d’Agati candidato alle amministrative per Io sud della Poli Bortone. Dalla destra alla sinistra, al servizio della politica. Michela Presta è anche project manager per Segest spa, una società di Ferrara che cura le pubbliche relazioni in Salento per Tap. La Segest, il cui presidente viene dall’associazionismo dell’Arci, arrivando a lavorare anche per Fininvest, applica il suo “metodo” definito “modello territoriale”, rodato, leggiamo, in anni di attività. Che cos’è il “modello territoriale” di Seget, a cui si è affidata, tra gli altri, Enel e Adriatic LNG? Lo conoscono bene tantissimi cittadini dei paesi coinvolti dal passaggio del gasdotto. Leggiamo sul sito di Seget: “Questa tipologia di lavoro si fonda su una conoscenza approfondita dei territori, ottenuta attraverso analisi di contesto, mappature, segmentazioni, focus group e interviste, oltre che un monitoraggio qualitativo dei media. In base ai risultati raccolti, Segest definisce le modalità di relazione e di coinvolgimento degli stakeholder progettando soluzioni specifiche che nascono non solo dalla lettura degli scenari, ma anche dalla comprensione e condivisione delle esigenze del cliente. Lo sviluppo del Modello Territoriale, unito all’esperienza del metodo Segest, assicurano il raggiungimento dei risultati, attraverso la creazione di community e reti territoriali per la generazione e gestione del consenso”. Gestione del consenso, rete territoriale, monitoraggio qualitativo dei media. Sono queste le parole chiave della strategia di accerchiamento del Salento da parte di Tap. Ed è così che, in queste settimane, arrivano le pubblicità a televisioni e giornali, che orientano le notizie e creano il ‘consenso’. E ancora Arianna Acierno, che per Tap è stakeholder and communication Aciernoadvisor, cioè tiene i contatti con i cittadini, gli imprenditori, le associazioni; Acierno, esperta di comunicazione, lavora per il CMCC, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici un ente di ricerca no-profit finanziato da una pletora di Ministeri (fondi pubblici, dunque): ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (MATT), del ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAF) e del ministero delle Finanze (MEF), grazie al finanziamento del Fondo Integrativo Speciale della Ricerca (FISR). Il CMCC è un centro di ricerca per lo studio dei cambiamenti climatici e le cause che sono alla base dei cambiamenti, a cominciare dalle emissioni di CO2, la distruzione dell’ambiente e dei mari, la realizzazione di infrastrutture devastanti. La Acierno, è questo un paradosso, è la responsabile comunicazione del progetto Ionio, per la salvaguardia dell’omonimo mare da inquinamento e altri fattori devastanti come le trivelle e i carotaggi. Mentre, sul fronte dell’Adriatico, lavora per Tap, che l’Adriatico distrugge. Niente di male, niente di illegale: liberi professionisti che mettono in campo la propria competenza. Per la destra, la sinistra, il centro. Una rete di persone, ciascuna un ganglio funzionale a stimolare decisioni nella direzione voluta da Tap. Gli uomini giusti nel punto giusto al momento giusto. Qui la ricostruzione della questione Tap Articolo correlato: Tap, le verità del Comitato Tutti gli articoli dell’inchiesta su Tap: La guerra del gas I 47 ‘ma’ del Ministero su Igi Poseidon Zamparutti vuole Tap Comitato No Tap: ‘La partita a scacchi sulla testa dei salentini’ Zamparutti: ‘La mia condotta su Tap è chiara’

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Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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