Ilva, PeaceLink chiede un incontro pubblico a Vendola

Taranto. Gli ambientalisti si dicono preoccupati dal fatto che il presidente della Regione “punti a ridimensionare il problema dell'inquinamento a Taranto”

di Gabriele Caforio TARANTO – Sul piede di guerra gli ambientalisti tarantini. L'associazione eco – pacifista PeaceLink vola in una settimana da Taranto, a Bruxelles e a Roma. Il motivo è sempre lo stesso: l'inquinamento industriale del siderurgico tarantino. Andiamo per ordine. La scorso 15 maggio venivano eseguiti altri quattro nuovi arresti, nell'ambito dell'inchiesta “Ambiente Svenduto”, per Gianni Florido (Presidente della provincia tarantina), Michele Conserva (ex assessore provinciale all'Ambiente), Vincenzo Specchia (ex segretario della Provincia di Taranto) e Girolamo Archinà (già agli arresti dal 26 novembre scorso ed ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva). Nelle stesse ore, i presidenti delle associazioni PeaceLink e Fondo Antidiossina Onlus, rispettivamente nelle persone di Alessandro Marescotti e Fabio Matacchiera, sono volati a Bruxelles per presentare dinanzi alle istituzioni europee un copioso dossier sul caso Ilva. Infatti, dinanzi al Parlamento Europeo, Fabio Matacchiera, ha reso note le gravi criticità ambientali e sanitarie derivanti dall'attività industriale a ridosso del abitato tarantino. Alessandro Marescotti, invece, ha presentato presso la Commissione Ambiente di Bruxelles le inadempienze dell'Ilva di Taranto all'ultima Autorizzazione Integrata Ambientale (Un elenco dettagliato è disponibile qui). I primi effetti del volo a Bruxelles si sono visti subito, infatti è partita una procedura di infrazione sulla direttiva europea 2004/35/CE, direttiva in materia di danno ambientale (quella direttiva che afferma il principio del “chi inquina paga”). Nelle stesse ore, dopo aver lasciato le sedi europee, gli ambientalisti sono stati subito contattati dal gabinetto del neo ministro dell'Ambiente Andrea Orlando che vuole vederci chiaro sulla situazione e che saranno ricevuti oggi, a Roma, dove illustreranno le inadempienze di Ilva sulla AIA ministeriale. La visita dal ministro è contornata, inoltre, dalla richiesta che il principio sancito nella direttiva debba “essere applicato in merito alla immediata e necessaria bonifica del quartiere Tamburi della città di Taranto, non ci risulta – affermano gli ambientalisti – che all'Arpa Puglia sia stato richiesto dall'autorità politico-amministrativa (o che comunque sia stato realizzato) uno studio di attribuzione alle fonti di quelli che sono gli inquinanti che hanno contaminato il quartiere Tamburi, a ridosso del quale sorge il più grande polo industriale italiano”. Una patata bollente, quindi, che passa ora in mano al neo Ministro dopo gli ultimi mesi di protagonismo del suo predecessore Corrado Clini. Ma ad infiammare ulteriormente gli animi degli attivisti di PeaceLink ci ha pensato Nichi Vendola. Non sono piaciute infatti le ultime affermazioni, riportate oggi dalla Gazzetta del Mezzogiorno, del governatore pugliese sull'inquinamento industriale tarantino. “In alcuni quartieri di Brescia o in tanta parte della Pianura Padana, c'è benzo(a)pirene e diossina in quantità cinque volte superiore a quelle che ci sono nei quartieri più inquinati di Taranto”. Secca la risposta di PeaceLink a queste parole, che in un comunicato diffuso oggi, si dice molto preoccupata del fatto che il presidente della Regione Puglia “punti a ridimensionare il problema dell'inquinamento a Taranto proprio nel momento in cui la drammaticità della questione si sta imponendo con gli arresti politici eccellenti di questi giorni”. Inoltre, ricordano gli ambientalisti, secondo quanto attestato dall'Istituto Superiore della Sanità, le polveri sottili di Taranto sono tra le più pericolose in Italia e hanno una tossicità 2,2 volte superiore a qualunque realtà della Valle Padana. Ma oltre alle singole affermazioni, l'attenzione sulla Regione Puglia viene puntata anche per altre questioni che secondo gli ambientalisti rimangono nel mistero. Infatti, si interrogano su come mai il grande disastro ambientale di Taranto si sia continuato a consumare durante la presidenza Vendola e come mai analisi sugli alimenti siano state fatte dalle associazioni e non dalle istituzioni. Analisi da cui poi sono partite le recenti indagini della Magistratura. Anche le stesse perizie della Magistratura, secondo gli ambientalisti, avrebbero sostituito un impegno che sarebbe dovuto essere delle istituzioni. Per quanto riguarda i dati invece, gli ambientalisti si chiedono a che punto sia il sistema di aggiornamento che la Regione Puglia dovrebbe approntare per verificare se persiste una correlazione significativa fra danno alla salute e inquinamento ambientale. E ancora: a che punto sono il campionamento in continuo e più in generale le verifiche delle emissioni e delle dispersioni delle polveri dello stabilimento vista la Legge Regionale sulle diossine dello scorso 2008? Domande che le associazioni hanno posto pubblicamente oggi nel comunicato diffuso da PeaceLink che chiede un incontro pubblico a Vendola sulla questione. Articoli correlati: Ilva, in arresto il presidente della Provincia Florido Ilva, nessun conflitto tra i poteri dello stato Ilva, no al dissequestro Ilva salva per decreto. E io pago Tutti gli articoli dell'inchiesta sull'Ilva: Ilva, potere d'acciaio intrappolato tra Magistratura e Ministero Marescotti, PeaceLink: ‘Taranto è una città compromessa' Dentro i cancelli, ‘Nuovi sacrifici in vista' Ilva. Se anche le banche storcono il naso Chi sono i Riva L’Aia questa sconosciuta

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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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