Sinfonica: respiro europeo e rispetto della tradizione

Lecce. La Stagione primaverile ha offerto al pubblico l'opportunità di immergersi nella creatività contemporanea vivendola dall'interno

di Fernando Greco LECCE – Dopo la suggestiva “Zazie” di Matteo Franceschini, i Cantieri Teatrali Koreja di Lecce hanno ospitato anche l'ultima parte della Stagione Sinfonica di primavera dell'orchestra Tito Schipa, che si è conclusa in maggio dedicando ancora due splendide serate alla musica contemporanea. Grazie al maestro Ivan Fedele, compositore di origine leccese rinomato a livello internazionale nonché attuale direttore artistico della nostra Orchestra, la Stagione primaverile ha offerto al pubblico l'opportunità di immergersi nella creatività contemporanea vivendola dall'interno, partendo dal Novecento storico per giungere a quell'attualità tout-court che dovrebbe caratterizzare ogni programmazione musicale di prestigio. In ultima analisi, possiamo affermare che quest'anno la nostra Stagione primaverile abbia avuto un respiro decisamente europeo. // Natura e artificio Protagonista della serata del 4 maggio è stato il giovane maestro Paolo Marzocchi che ha diretto l'Orchestra nell'esecuzione di due brani scritti da lui stesso, ossia “La meccanica del ruscello” (2010) e “L'albero” (2008), intervallati dai “Four sea interludes” di Benjamin Britten (1913 – 1976).

Paolo Marzocchi

Paolo Marzocchi A partire dalle Avanguardie novecentesche fino ai nostri giorni, caratteristica preminente della musica moderna è il riferimento alla natura nel tentativo di far coincidere i suoni naturali con le note musicali, ovvero la spontaneità con l’artificio, attraverso l’ausilio dell’atonalità e dell’elettronica. Non si tratta di indurre sensazioni più o meno impressioniste (come fa ancora Britten e in maniera eccelsa), ma di riprodurre i suoni della natura evocando canovacci sonori ben definiti. E’ il caso de “La meccanica del ruscello”, brano costruito sul preregistrato e metronomico sgocciolare dell’acqua a cui si incastona una suggestiva tavolozza sinfonica, specchio della reale percezione dei suoni prodotti da un corso d’acqua. La coralità della partitura si fonda in maniera programmatica sull’abbondante presenza di giovani allievi provenienti da classi facoltative di strumento musicale all’interno della scuola media inferiore, pertanto a Lecce è intervenuto un nutrito gruppo di giovani musicisti della scuola “Ascanio Grandi” che in verità non hanno sfigurato accanto ai maestri dell’Orchestra, cesellando un piccolo gioiello di grande impatto sull’ascoltatore. Nel caso de “L’albero” le sonorità vocali e strumentali della partitura, di certo molto più impegnativa e cerebrale rispetto al brano precedente, evocherebbero il microscopico mondo degli insetti: complici le proiezioni di Mariangela Malvaso, i suoni diventano consonanti che si dispongono graficamente a formare la sagoma di un albero. Dunque l’elemento artificioso evocato dalla natura sarebbe costituito non solo da note musicali, ma anche da lettere dell’alfabeto che alla fine, generando nuovamente l’albero, di fatto rievocano la natura in maniera ciclica. A Lecce la galvanizzante esecuzione de “L’albero” ha visto protagonista, accanto all’Orchestra, l’Apuliae Chorus istruito da Andrea Crastolla, ensemble vocale che negli ultimi anni si va facendo strada con successo soprattutto in ambito sinfonico e cameristico.

Andrea Crastolla

Andrea Crastolla // Folk e contaminazione Un autentico tripudio del pubblico ha decretato il successo della serata finale (10 maggio) nella quale la musica sinfonica ha incontrato la musica popolare salentina: in cartellone la suite “Le voci della Terra” del compianto Piero Milesi (1953 – 2011) seguita dai due brani “Artéteka” (2009) e “Txalapàrta” (2011) dello stesso Ivan Fedele.

Piero Milesi

Piero Milesi Un’altra peculiarità della musica contemporanea è il concetto di “contaminazione” vissuto a partire dalla citazione folk rielaborata attraverso la personale cultura e la singolare sensibilità del musicista (si pensi a Piazzolla e al suo Tango Nuevo). Il caleidoscopico gioco di ritmi di danza che ne deriva è pertanto frutto di un excursus intellettuale, una risultante che è “altro” rispetto ai temi ispiratori. E’ il caso dell’atavica “pizzica” presente ne “Le voci della Terra”, brano composto da Piero Milesi nel 2002 sulla scia della sua partecipazione a “La notte della Taranta”: un tessuto orchestrale che parte alla maniera di Philip Glass si contamina strada facendo con echi di melodie salentine, tra le quali si riconosce “Lu furese” e “Fimmene”. Di tanto in tanto si ravvisa il colore del mare, il profumo dell’Oriente, l’arsura della torrida estate meridionale; il tutto sottolineato dagli interventi dell’immancabile tamburello, strumento simbolo del Tarantismo. // Una formidabile alchimia La trasfigurazione del folk avviene in maniera più compita nei due brani di Ivan Fedele: il magico equilibrio tra l’estrema modernità dello stile e la godibilità dell’ascolto fa sì che questi brani siano senza dubbio i migliori fra quelli ascoltati in queste due serate. Per non parlare poi della formidabile alchimia tra sinfonismo di matrice europea ed estetica popolare. “Artéteka” (parola che nel dialetto salentino significa “stato di perenne agitazione”) fa riferimento alla trance e al moto perpetuo delle Tarantate attraverso un ritmo orgiastico in cui la tammorra a sonagli la fa da padrona sia negli inusuali e ipnotici momenti solistici sia quando si trascina con sè tutte le sonorità orchestrali evidenziate a tutto tondo in partitura. “Txalapàrta” si riferisce invece allo strumento omonimo della tradizione popolare basca per il quale il brano è stato originariamente scritto, su commissione dell’Orchestra Sinfonica di Euskadi. In occasione della ripresa leccese la parte solistica è stata trascritta per due marimbaphone che hanno mimato le suggestioni percussive dello strumento originario. La bellezza dei brani eseguiti nella serata finale è stata messa in luce da un’esecuzione magistrale nella quale l’Orchestra è stata diretta da Pasquale Corrado, di ritorno a Koreja dopo la “Zazie”.

Pasquale Corrado

Pasquale Corrado Per la tammorra solista è stato coinvolto Vito De Lorenzi, percussionista salentino di eccezionale levatura, che ha saputo trasmettere al pubblico in maniera elettrizzante le intenzioni di Fedele. Seppur giovanissimi, si sono rivelati di eccezionale bravura i due percussionisti alle marimbaphone, ovvero Francesco Mangialardo e Sergio Rizzo.

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