Cerchi d’Acqua, a misura di bimbo

L’INTERVISTA. Imparare facendo. Scoprendo l’importanza dell’inutilità. E’ il campus estivo dell’associazione vincitrice di Principi attivi 2010

Osservazione multisensoriale. Gioco teatrale. Stimoli naturali. Un viaggio tra le emozioni dei bambini, per capire cosa manchi loro oggi. In un paradosso di benessere e materialismo che aliena e allontana dalla dimensione autentica del gioco, della scoperta, dell’imparare facendo. Tutto a misura bambino. E’ ciò che propone nel suo Campus estivo Cerchi d’Acqua, l’associazione di Lecce vincitrice di Principi Attivi 2010. Abbiamo incontrato Laura Giannoccaro di ‘Cerchi d’Acqua’ per capire meglio in cosa consista questo viaggio in campus. Da dove nasce l'idea del nome della vostra associazione Cerchi d'Acqua? “Un sasso gettato in uno stagno genera onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con differenti effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella propria pace e nel proprio sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni. (…) Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l'esperienza e la memoria, la fantasia e l'inconscio(La grammatica della Fantasia G.Rodari). Il nome dell'Associazione “Cerchi d'Acqua” è stato scelto prima di leggere questo passo di Rodari, tuttavia, esso esprime a pieno la nostra la mission, ovvero compiere azioni teatrali pedagogiche e sociali che, per quanto piccole (come un sasso o un seme) possano avere una risonanza emotiva, relazionale e formativa. L'associazione culturale nasce a seguito della vincita del bando Principi Attivi 2010 – giovani idee per una Puglia migliore della Regione Puglia con il progetto ‘I semi della diversità’ ”. In cosa consiste più precisamente il progetto di questo campus per bambini? “Dopo un anno di attività per e con i bambini, l’Associazione propone una settimana intensiva di laboratori creativi e didattici. Le attività si svolgeranno presso la bellissima cornice del Centro Missionari Comboniani, in uno spazio all’aperto in cui potremo osservare e interagire con gli stimoli naturali e ravvicinare quindi il momento dell’osservazione multi sensoriale con il fare creativo. A guidarci nel nostro viaggio saranno anche gli stimoli culturali di due grandi maestri come Gianni Rodari e Bruno Munari con i quali esploreremo le infinite possibilità della fantasia. I bambini avranno la possibilità di esplorare e “giocare” il mondo teatrale traverso diversi linguaggi: espressivo-corporeo; espressivo-vocale; grafico- pittorico- manipolativo; musicale; linguistico- narrativo. I laboratori in programma sono: La danza della natura: attività di espressione corporea in cui osserveremo il mondo naturale e giocheremo con lo yoga e la pre-espressività teatrale. Il racconto dei suoni: attività musicale e teatrale. Il paesaggio sonoro nel quale saremo immersi diventerà stimolo per racconti musicali. Le storie e i personaggi del bosco: attività pittorico-plastico- manipolativa. Costruzione e animazione di burattini e maschere sui personaggi che abitano i boschi. Fila… Sfila… Filastrocche: attività linguistico- narrativo- teatrale a partire dalle opere di Gianni Rodari. Ri-cerco, Ri-uso e Ri-creo: giocheremo a dare nuova vita a materiali poveri raccolti nel bosco a partire da lavoro di B. Munari”. Cosa manca secondo voi ai bambini di oggi? “Sulla base della nostra esperienza, sicuramente a molti bambini mancano stimoli e contesti che rispondano a quello che Loris Magaluzzi descrive come ancestrale bisogno del bambino di camminare per molte contrade, per trovare il senso del visivo, delle sensività, della logica e dell'immaginario, dei sentimenti e dell'emozione. Nondimeno, mancano le occasioni di contatto con la natura con il conseguente impoverimento del senso di comunione della natura che è una abilità dell'ottava intelligenza “naturalistica” prospettata da Howard Gardner. L'osservazione multi- sensoriale del mondo naturale è poi strettamente connessa al processo creativo in quanto fonte inesauribile di ricchezza e ispirazione”. In cosa si differenzia il vostro campus rispetto a quelli proposti in giro nel territorio salentino? “Nel nostro campus e in generale nel nostro lavoro, cerchiamo di tenere sempre in equilibrio la dimensione formativa con la qualità artistica e culturale degli stimoli proposti. La dimensione del gioco creativo per noi è preponderante ed è intesa come attenzione al processo formativo e alle sue variabili, e come la possibilità. Per i bambini, di divertirsi esplorando e sperimentando il mondo dell'immaginario e della fantasia. Creiamo stimoli e contesti affinché i bambini possano sperimentare in armonia diversi linguaggi: espressivo-corporeo-vocale; grafico- pittorico- manipolativo; musicale; linguistico- narrativo. La progettazione e conduzione del Campus è a cura di: Laura Giannoccaro, pedagogista, attrice. Emanuele De Matteis: artista visivo, attore. Apportano il loro contributo professionale: Mattia Manco: musicista e compositore e Paola Leserri: educatrice”. Voi vi ispirate a Rodari e Munari, come entrano nel vostro lavoro i loro insegnamenti? “Ispirarci nel nostro lavoro a Rodari e Munari significa educarci ed educare al pensiero simbolico, al mutamento di sguardo. Concretamente significa, per esempio, trovare “una pigna” o un “tronco di legno” o un “imbuto di plastica” ed immaginare usi surreali e soprattutto “inutili” per poi passare alla fase di progettazione e creazione. Ancora significa, per esempio, usare le parole alla maniera di Rodari, ovvero come fossero giocattoli fatti di una materia prima fantastica quasi pre-grammaticale. Circa “l'inutilità” della fiaba e più in generale del pensiero creativo e quindi del nostro lavoro, scrive Rodari:‘Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla fantasia, alla musica, all'utopia, all'impegno politico: insomma all'uomo intero e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché in apparenza non servono a niente […]. Servono all’uomo completo. Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione. Di uomini creativi, s’intende, va in cerca anche questa società, per i suoi fini… Grazie tante: ‘cercansi persone creative’ perché il mondo resti com’è. Nossignore: sviluppiamo invece la creatività di tutti, perché il mondo cambi. Creatività è sinonimo di “pensiero divergente”, cioè capace di rompere continuamente gli schemi dell’esperienza. E’ creativa una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capace di giudizi autonomi e indipendenti […], che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi. Tutte queste qualità si manifestano nel processo creativo”.

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