La 'stalla' col portico intorno

Salve. Proseguono i lavori di costruzione del villaggio in zona sotto tutela ambientale. La stalla? Sembra un salone ricevimenti

SALVE – Viste così, le porte sembrano un po' troppo strette anche per un piccolo vitello o un mulo. Non ci sono le tipiche finestre 'a nastro' che siamo abituati a vedere in tutti i capannoni di questo tipo: poste in alto e per tutta la lunghezza del muro di un capannone industriale o di una stalla, servirebbero per areare i locali e inondarli di luce, lasciando tuttavia libere le parete per macchinari e attrezzi. Invece in questa ‘stalla’ ci sono porte e finestre a misura d’uomo. Stentiamo a credere che una siffatta costruzione possa essere adibita a comodo e funzionale ricovero per animali. Ma tant’è. I lavori proseguono, ‘regolarmente’ autorizzati in zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Parliamo di località Montani, sulla serra Spigolizzi.

stalla Montani

La stalla prima…

stalla Montani ora

La stalla ora La nostra inchiesta ha illustrato le modalità attraverso le quali il Comune di salve ha rilasciato le autorizzazioni a costruire questo piccolo villaggio, costituito da cinque villette e una stalla. Come abbiamo detto, alcune di queste costruzioni insistono sulla grotta Montani, censita dal Putt della Regione Puglia come ‘ambito C’, cioè degna di tutela, sia in sé sia per il contesto paesaggistico in cui è inserita. Abbiamo anche dimostrato come tutti gli insediamenti abitativi che costituiscono questo piccolo villaggio, circondato da unica recinzione e con un unico accesso, una stradina già sequestrata perché abusiva, siano riconducibili ad esponenti della famiglia degli imprenditori Muccio di Taurisano. Abbiamo anche illustrato come in un’azienda della costellazione Muccio sia onnipresente, come uomo di fiducia degli imprenditori, Cesare Occhilupo, già condannato per associazione mafiosa: tanto si evince dai verbali di un processo, quello sulla morte di Ettore Attanasio di Taurisano, che lavorava proprio in quell’azienda dei Muccio dove ‘sovrintendeva’ Occhilupo, bonificando, Attanasio, alcuni terreni contaminati da Pcb, una delle dieci sostanze più velenose al mondo. Il pcb era stato gettato lì da alcune aziende di Rocco e Gianluigi Rosafio di Taurisano, già condannati in secondo grado per smaltimento illecito di rifiuti tossici e in secondo grado per ‘modalità mafiose’ (ma il processo d’appello ora è da rifare): genero di Pippi Calamita, boss della Sacra corona unita oggi all’ergastolo, secondo la Procura Rosafio usava la sua celebre parentela per intimidire i concorrenti e creare un monopolio nel settore dei rifiuti. Monopolio imperfetto, in realtà, perché, sempre a Taurisano e dintorni, un’altra famiglia di imprenditori cresceva nel settore dei rifiuti: proprio quei Muccio dell’insediamento di contrada Montani. Gli stessi Muccio dove, come sovrintendente tuttofare, troviamo Cesare Occhilupo, già luogotenente delle armi di Pippi Calamita. Dopo la pubblicazione della nostra inchiesta abbiamo ricevuto decine e decine di messaggi di incoraggiamento per il nostro lavoro d’inchiesta investigativa. Sei associazioni ambientaliste hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica, chiedendo di indagare sullo scempio in contrada Montani. Ci auguriamo che le indagini proseguano celermente. Il sindaco di Salve, Vincenzo Passaseo, ha incontrato la prefetta di Lecce chiedendo di verificare se vi siano o meno infiltrazioni mafiose nelle imprese attive in quella zona, annunciando, poi l’attivazione di una Commissione comunale d’inchiesta. Ora però la macchina elettorale è partita. A Salve a breve ci saranno le elezioni amministrative. Ci aspettiamo che la tutela di una delle zone più belle del Salento sia il punto primo dell’agenda politica di tutte le forze politiche in campo. Tutti gli articoli dell'inchiesta: Il Salento d'amare colpito al cuore Il villaggio con la 'stalla' al centro Salve, turismo a (sole) tre vele La collina delle selci

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