Breve storia del tarantismo

Il Salento è una delle poche terre d’occidente dove un rito tribale di adorcismo è resistito fino ai nostri giorni

(le foto di questo articolo sono dipinti di Tania Pagliara eseguiti in trance con i vari gruppi del Canzoniere gricanico salentino) L’origine storico-geografica del rito della tarantola è ancora sconosciuta. Le prime testimonianze storiche risalgono alle cronache medioevali in occasione dei conflitti tra il mondo cristiano e islamico, anche se i riferimenti all’esorcismo musicale vero e proprio compaiono intorno al 1300 in trattati medici dove si attribuiva ad un tipo di musica l’antidoto al veleno della tarantola. Nel 1600-700 il tarantismo viene ridotto a malattia, considerando disturbi mentali gli stati di trance dei tarantolati. Il Serao, medico napoletano, sosteneva che ‘la causa del tarantismo non era da ricercarsi nella tarantola ma nei pugliesi’. Iniziarono così le prime censure del rito che l’opposizione della scienza non riuscì a debellare. Non si hanno notizie precise di quando sia avvenuto il sincretismo tra il rito tribale ed i culti cattolici, abbiamo la testimonianza archeologica nelle pitture della cripta di San Paolo dove il santo compare, già dai primi anni del cristianesimo, affiancato al ragno. E’ probabile che in Salento l’apostolo sia sempre stato visto come il protettore delle tarantolate, ma fu proprio nella sua cappella che il rito perse gradualmente il suo originario simbolismo mitico-rituale fino ad assumere gli aspetti degradanti giunti fino a quasi i nostri giorni, a causa della censura da parte del clero e della scienza. La più accurata analisi sul tarantismo è attribuita all’equipe di De Martino (1959-1960) che per prima osservò il fenomeno sul campo, grazie a queste indagini il tarantismo venne definito un esorcismo musicale coreutico-cromatico. Il problema coinvolgeva soprattutto donne adolescenti o donne adulte con problemi d’amore, morsicate dal ragno immaginario durante il periodo della mietitura. Il veleno iniettato dall’animale era il veicolo della possessione,esso si rigenerava di anno in anno, per questo gli etnologi parlano di adorcismo, attraverso il quale si scende a patti con l’entità, che non abbandona per sempre il corpo, ma si ripresenta periodicamente. L’entità che possedeva non era un unico demone, ma tante entità sconosciute, quasi naturali, avevano spesso nomi di donna, dialogavano con la tarantolata, esse non facevano parte di alcuna gerarchia demoniaca. Il rito consisteva nell’individuare prima il tipo di suono preferito dal ragno, poi il colore scelto dalla tarantolata tra i vai fazzoletti o nastrini colorati. Iniziava così il rituale, con musica, cori e la danza terapeutica della taranta. Secondo il sociologo Lapassade il Salento, punto di incontro tra oriente ed occidente, dove si mescolano culture diverse e contrastanti, definisce la sua etnia tramite questo rito. ‘L’identità salentina si definisce come un’identità sincretica e perciò plurale… È essenzialmente aperta… corrisponde ad una compresenza di voci diverse, e perciò ad un viaggio, ad un esodo’. Nelle trance i tarantati infatti dialogavano con un mondo magico-mistico plurale, con più voci, ritualizzando il male attraverso la musica, il suono, la danza, capaci di integrarli in una nuova unità individuale. L’influenza di intellettuali e musicologi, provenienti da tutte le parti del mondo per studiare il tarantismo, favorì la crescita dei gruppi folk nel Salento che proposero anche la musica delle tarantolate come musica etnica salentina. Il movimento folk vero e proprio nacque negli anni 70. Le difficoltà affrontate da questi gruppi furono numerose, sia da un punto di vista tecnico, nel creare spartiti e musicare un suono di trance censurato da secoli, sia da un punto di vista propositivo nei confronti di una popolazione che lo rifiutava perché lo associava all’ignoranza ed alla malattia. Ci vollero decenni, con il supporto dell’Università del Salento e di un movimento numeroso di artisti, intellettuali ed animatori, per arrivare al successo del folk salentino. Quanto più la pizzica veniva accettata, tanto più esplodeva il fenomeno del neotarantismo, osservabile ancora oggi nelle sagre e nelle feste della tarantola. Questo è un fenomeno di festa, trance collettive, indotte dalle danze e dal ritmo dei tamburelli. Questo nuovo aspetto del tarantismo fa pensare che originariamente il rito fosse trance estatico, attraverso il quale si comunicava con armonia, festa e gioia, con le entità plurali della natura. Con questo spirito di festa ed armonia aspetterò ancora le notti estive per danzare scalza e suonare il tamburello fino a veder scorrere il sangue vivo nel morso di nostra madre terra.

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