Porto Miggiano, no al dissequestro. Il sindaco Cretì: ‘Faremo ricorso’

Porto Miggiano. I sigilli restano. I pm Mignone e Negro hanno rigettato la richiesta avanzata dal Comune in vista della stagione turistica. Per il primo cittadino è una decisione inaccettabile

(ph: Marco Antonazzo) SANTA CESAREA TERME – La cala di Porto Miggiano non sarà dissequestrata. Lo hanno deciso i pm Elsa Valeria Mignone ed Antonio Negro, che hanno rigettato la richiesta avanzata dal Comune di Santa Cesarea Terme assistito dall’avvocato Pietro Quinto. Con l’arrivo della stagione turistica, il sindaco Daniele Cretì aveva chiesto di rimuovere, anche parzialmente, i sigilli che impediscono la fruizione dell’area marina ai bagnanti. Ma i due pm hanno detto di no. Nella richiesta avanzata dal Comune, si sosteneva che tutti i lavori sulla scogliera sono stati completati già nel 2012 e che ciò impedisce di alterare lo stato dei luoghi, Tra l’altro, già dal 2012 l’area è stata frequentata da turisti e visitatori. Ma la Procura sostiene invece la necessità di mantenere i sigilli all’intera area per valutare se i lavori effettuati siano da considerarsi in difesa della falesia o se invece abbiano ulteriormente aggravato lo stato di conservazione della scogliera. “E’ una decisione inaccettabile che non riusciamo a spiegarci”, ha commentato il sindaco al quale abbiamo chiesto come intenderà muoversi in seguito alla decisione dei pm. “Presenteremo ricorso contro questo diniego che non farà altro che danneggiare il nostro territorio”. Ha già raccolto proteste da parte degli operatori turistici? “Naturalmente sì. Quando la notizia circolerà maggiormente, getterà un intero paese nel caos. Gli operatori sono sul piede di guerra anche perché non esiste ragione per mantenere i sigilli all’area. I lavori, come ho sempre detto, sono stati effettuati nel pieno rispetto della legge e dei vincoli che insistono su quella porzione di paesaggio. Capisco le motivazioni alla base delle indagini della Procura e le condivido, ma questa decisione metterà in ginocchio la nostra economia e, onestamente, mi sembra davvero troppo”. 21 marzo 2013 Porto Miggiano, tre indagati PORTO MIGGIANO – L’inchiesta su Porto Miggiano procede spedita. Obiettivo: stabilire se i lavori di consolidamento della falesia, finanziati dal Cipe per 3 milioni di euro, abbiano invece deturpato sempre una delle baie più belle e suggestive del Salento. Ieri la Procura della Repubblica ha dato una svolta al caso, imponendo il blocco dei lavori con annesso sequestro penale dell’intera area. Il sequestro preventivo è firmato dai sostituti procuratori che stanno effettuando le indagini, Antonio Negro ed Elsa Valeria Mignone ed è stato eseguito dal Corpo forestale. L’ipotesi è che i lavori eseguiti non abbiano avuto lo scopo di consolidare il costone roccioso ma, invece, di agevolare l’attività balneare, in disaccordo con le norme urbanistiche e con le indicazioni del Pai che considera l’area a pericolosità geomorfologica molto elevata. Sotto la lente è finita soprattutto una piattaforma realizzata sul costone che potrebbe aver modificato il regime idrogeologico dell’area. Nel registro degli indagati sono finite tre persone: il dirigente dell'Ufficio tecnico di Santa Cesarea, Salvatore Bleva, il direttore dei lavori, Daniele Serio, e la titolare della ditta esecutrice dei lavori, Maria Grazia Doriana. Rispondono di violazione di norme edilizie e di lottizzazione abusiva di terreni sottoposti a vincoli. 20 marzo 2013 Porto Miggiano, sequestrata la baia PORTO MIGGIANO – Sequestro penale d’urgenza sulla cala di Porto Miggiano. E’ la novità, giunta pochi minuti fa, nel caso “Porto Miggiano”. Obiettivo del sequestro, ancora una volta verificare se le opere realizzate abbiamo causato i dissesti ed i conseguenti crolli della falesia. Nel registro degli indagati, dove fino ad oggi non compariva alcun nome, sino finiti il dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Santa Cesarea, il direttore dei lavori ed il titolare della ditta esecutrice. 15 marzo 2013 Porto Miggiano, depositate le relazioni dei tecnici LECCE – Sono state depositate in Procura le relazioni preliminari sullo stato dei luoghi a Porto Miggiano. I dossier portano le firme di due consulenti, Dino Borri e Giuseppe Tommasicchio, nominati per fare luce sulle presunte cementificazioni selvagge che avrebbero riguardato l’area di Santa Cesarea Terme. Le ipotesi di reato sono danneggiamento aggravato e danneggiamento di beni ambientali. Le indagini condotte dai sostituti procuratori Antonio Negro ed Elsa Valeria Mignone, dovranno stabilire se i crolli che sono verificati sulla falesia siano da attribuire a cause naturali quindi siano state determinate dall’erosione dovuta al moto ondoso, o alla costruzione dell'Augustus Resort e del 19. L'inchiesta è partita dopo le numerose segnalazioni e gli esposti da parte di cittadini singoli o riuniti in associazioni e comitati. 17 dicembre 2012 Porto Miggiano. La Procura apre un'inchiesta SANTA CESAREA TERME – Sarà la perizia di un tecnico chiamato come consulente a stabilire se i lavori effettuati sulla falesia di Porto Miggiano (finanziati dal Cipe con 3 milioni di euro) si siano svolti nel rispetto della normativa urbanistica e se abbiano avuto come unico obiettivo il consolidamento del costone roccioso. Il sostituto procuratore Antonio Negro ha infatti aperto un fascicolo contro ignoti sui lavori eseguiti nel territorio di Santa Cesarea terme ipotizzando le accuse di danneggiamento aggravato e danneggiamento di beni ambientali. L’obiettivo delle indagini sarà far luce sulle cementificazioni e sui crolli e stabilire se questi ultimi si siano verificati solo per cause naturali, ovvero come effetto dell’erosione provocata dal moto ondoso, o se invece siano in relazione alla costruzione dell’Augustus Resort e del 19. L’inchiesta è partita dopo le numerose segnalazioni e gli esposti da parte di cittadini singoli o riuniti in associazioni e comitati. Negro ha già acquisito tutta la documentazione relativa agli interventi effettuati, incluse le foto dei lavori, affidando la perizia su quanto è stato fatto ad un ingegnere docente universitario la cui identità non è stata resa nota. 6 aprile 2012 Porto Miggiano. La baia dell’acqua scura

La foto di Stefano Cretì indigna il popolo di facebook. Il Comitato di tutela per Porto Miggiano denuncia lo sversamento in mare di materiale di risulta dei lavori SANTA CESAREA TERME – E’ la foto che sta facendo il giro del web in queste ore. Ritrae la baia di Porto Miggiano e l’acqua, un tempo cristallina, divenuta scusa e putrida, per la presenza di blocchi di calcestruzzo e materiale derivato dai lavori di consolidamento del costone. La foto è firmata da Stefano Cretì e viene postata su tutte le bacheche facebook delle associazioni ambientaliste del territorio, in particolare su quella del Comitato di Tutela per Porto Miggiano, dove in moltissimi continuano a commentare gridando allo scempio ambientale ed alla distruzione di quello che era un angolo di paradiso. Ecco invece com’era Porto Miggiano qualche tempo fa, prima che venissero riversati in acqua i materiali di risulta dei lavori effettuati:

Porto Miggiano prima

2 marzo 2012 Costone ok. Maxi villaggio: la Regione pronta al ricorso SANTA CESAREA – Lottizzazioni edilizie e tutela del paesaggio, previsioni urbanistiche e ambiente. Santa Cesarea Terme e la sua baia più importante, Porto Miggiano, continuano a restare al centro della discussione e dello scontro tra interessi contrastanti. Ieri mattina, la querelle è sbarcata a Bari presso gli uffici della Regione. Dove la titolare dell'assessorato all'urbanistica e all'assetto del territorio, Angela Barbanente, insieme al dirigente del Servizio urbanistica Nicola Giordano, ha voluto convocare amministratori e tecnici di Santa Cesarea per affrontare due importanti e, a dir poco, spinose questioni finite nell’occhio del ciclone dopo le proteste di associazioni e cittadini, e le interrogazioni ufficiali di forze politiche e parlamentari salentine: una riguarda i lavori in corso di consolidamento della falesia (costone) di Porto Miggiano e l'altra le previsioni nel Comparto edilizio cittadino n. 13, situato a qualche centinaio di metri dalla costa cesarina, sulla strada che collega la città a Castro-Vignacastrisi. Se per la prima il sindaco Daniele Cretì, affiancato dal vicesindaco e assessore all'ambiente Sergio Bono, e dai responsabili tecnici del Comune ai lavori pubblici (Salvatore Bleve) e urbanistica (Francesca Pisanò), ha dimostrato la “regolarità” dell’intervento di messa in sicurezza del costone attraverso previsioni e pareri rilasciati da tutta una serie di enti competenti; nella seconda questione la discussione è stata più articolata. Tanto da spingere l’assessore Barbanente ad annunciare “la possibilità” di affiancare un ricorso già in atto al Consiglio di Stato, finalizzato a bloccare il aosta paesaggistico rilasciato ai privati dal Comune nel dicembre 2007 per la realizzazione di un “complesso turistico ricettivo – villaggio turistico – Comparto 13/S”, di 536 unità abitative. Contro l'autorizzazione era intervenuto, nel febbraio 2008, il Soprintendente ai beni ambientali della Puglia che aveva anato l’atto, spingendo così la società “Ites Srl” a presentare un ricorso al Tar Puglia poi accolto nel 2011. Nell’ottobre scorso, nuova svolta. E’ stata la stessa Sovrintendenza a ricorrere al Consiglio di Stato per stoppare il aosta alla lottizzazione edilizia. Da qui, l’annuncio di ieri a Bari dell’assessore Barbanente, la quale oltre a prospettare una costituzione in giudizio, ha invitato il Comune di Santa Cesarea a fare una “ricognizione” dello stesso piano edilizio ricadente nel Comparto 13 nel caso dovesse essere riattivato dopo la pronuncia dei giudici amministrativi di Roma. Da parte sua, il sindaco Cretì ha spiegato che “dal 2008 ad oggi l’Ufficio tecnico di Santa Cesarea non ha emesso alcun atto per il Comparto 13 e attualmente non c'è alcun permesso a costruire. Un dato è rilevante – dice Cretì -, la mia amministrazione aveva già deciso sempre nel 2008, di non affiancare i progettisti privati nel ricorso contro la Sovrintendenza e quindi di non difendere un proprio atto, cioè il aosta paesaggistico emesso nel 2007”. 24 febbraio 2012 Porto Miggiano. La Regione convoca il Comune SANTA CESAREA TERME – Il Comune di Santa Cesarea Terme è stato convocato in Regione. Sul tavolo di discussione l’attività edilizia ed i lavori di consolidamento del costone che si stanno svolgendo in questi giorni a Porto Miggiano. L’incontro è stato convocato per il 1° marzo dall’assessora regionale all’Urbanistica Angela Barbanente che ha così accolto l’invito di Rifondazione comunista e prima ancora del consigliere regionale Antonio Maniglio a far luce sulla vicenda vigilando sulla correttezza delle opere in esecuzione. Molto soddisfatta della risposta da parte di Barbanente, la segretaria del Prc Roberta Forte, firmataria dell’interrogazione alla Regione. “Speriamo possa essere l'occasione per risolvere le innumerevoli incongruenze legate a questa vicenda, quali l'attuazione di un piano regolatore mai eseguito e approvato oltre vent'anni orsono, oramai dunque inefficace e privo del rispetto degli standard di tutela paesaggistico-ambientale oggi in vigore, il mancato inserimento della zona di Porto Miggiano nel parco naturale, il via libera a nuove costruzioni in località Villaggio Paradiso”. 23 febbraio 2012 Speculazioni a Porto Miggiano. Interrogazione a Clini e Ornaghi ROMA – “Si preservi il territorio di Santa Cesarea terme da ulteriori speculazioni edilizie”. E’ la richiesta contenuta nell’interrogazione presentata da Elisabetta Zamparutti, deputata Radicale in Commissione Ambiente, ai ministri dell’Ambiente e dei Beni culturali, Corrado Clini e Lorenzo Ornaghi. E’ la quarta interrogazione su Porto Miggiano, dopo quella del deputato Ermete Realacci (Pd) ai ministri Clini, Ornaghi e Gnudi; quella del consigliere regionale Antonio Maniglio (Pd) al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e all’assessora all’Urbanistica Angela Barbanente; e quella di Roberta Forte e Rosa Rinaldi (Rifondazione comunista provinciale e nazionale) a Clini, Vendola e Barbanente. Nella sua interrogazione, la Zamparutti ricorda che, in località Porto Miggiano, a pochi passi da una torre d’avvistamento del XVI secolo, sono in corso opere di consolidamento di una falesia, sulla quale recentemente è stata consentita la costruzione di due grandi strutture alberghiere. E poi ricostruisce le ultime vicende dell’area, dal sequestro del cantiere da parte dei carabinieri del Noe al rischio paventato della realizzazione di un porto turistico da 700 imbarcazioni con possibile scalo per navi da crociera. Zamparutti si sofferma anche sui lavori per la realizzazione di un mega villaggio turistico, Villaggio Paradiso, per circa 3mila residenti sul comparto 25 e su progetti per 536 unità abitative sul comparto 13. Queste attività edilizie – chiede la deputata – sono compatibili con il delicato equilibrio dell’area in questione? E in particolare, è compatibile dal punto di vista idro-geologico e della sicurezza pubblica la presenza di due grandi strutture turistiche a pochi metri dal ciglio della falesia di Porto Miggiano che il Pai (piano assetto idrogeologico) classifica come “area a pericolosità geomorfologica molto elevata”? Ecco il testo dell’interrogazione Zamparutti, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci E Maurizio Turco. – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali. – Per sapere – premesso che: dall’ottobre 2011, nel comune di Santa Cesarea Terme (Lecce), sono iniziati i lavori di consolidamento e messa in sicurezza della falesia di Porto Miggiano e di fruibilità della sottostante spiaggetta; si tratta di un’opera finanziata con delibera del CIPE 35/2005 – accordo di programma quadro in materia di difesa del suolo – codice D. S. Adb «05» in base a un progetto che prevede la rimozione dei banchi rocciosi pericolanti, il consolidamento e la costruzione di una scogliera artificiale in modo da impedire al moto ondoso di erodere la base del costone; il 1° febbraio 2012, il sindaco di Santa Cesarea Terme, Daniele Cretì, ha affermato che i lavori in questione «sono svolti al fine di tutelare la pubblica incolumità, non prevedendo costruzioni di alcun genere in quanto finalizzati alla pubblica e libera balneazione, che tale rimarrà alla conclusione dei lavori»; sul cantiere sono recentemente intervenuti i carabinieri del nucleo operativo ecologico di Lecce che hanno acquisito la documentazione relativa ai lavori di consolidamento del costone roccioso disposti dal comune, dopo gli allarmi lanciati dalle associazioni ambientaliste, tra cui il comitato tutela di Porto Miggiano e Save Salento, secondo cui i lavori sono troppo invasivi per un’area fragile e già soggetta a speculazioni edilizie; infatti, l’area in questione, che corrisponde al comparto 19/s del piano regolatore generale del comune di Santa Cesarea Terme, ha visto la realizzazione negli ultimi anni di due grandi strutture turistiche, l’Augustus e il Diciannove, a pochi metri dalla falesia considerata a rischio e a pochi passi da una torre d’avvistamento del XVI secolo di alto valore storico-artistico; l’importanza e la pesantezza delle opere di consolidamento del costone roccioso paiono essere funzionali ad allargare la fruibilità delle strutture ricettive che occupano il comparto 19, più che a tutelare la «pubblica incolumità» e la «libera balneazione» di chi vuole fruire della spiaggetta sottostante; dalle immagini relative ai lavori, sembra infatti che questi siano più ampi di quanto stabilito, perché la parte di costone sopra la spiaggetta è stata privata di molta roccia e, inoltre, secondo documentazione della capitaneria di Porto, i blocchi di calcestruzzo utilizzati non avrebbero dovuto toccare l’acqua, come invece è accaduto; l’area di Porto Miggiano è considerata dal PUTT della regione Puglia come «area soggetta a vincolo panoramico», è classificata come «PG3 – area a pericolosità geomorfologica molto elevata» dal PAI e ricade nel sito di interesse comunitario «Costa Otranto – S. Maria di Leuca» cod. IT915002; l’area in oggetto è stata invece esclusa dal parco «Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase», un’area protetta nella quale sarebbe dovuta naturaliter ricadere e lì si sarebbe salvata da future colate di cemento; l’intervento nell’area di Porto Miggiano è solo l’ultimo di un’opera di deturpamento selvaggio del paesaggio, di incuria e di abuso edilizio in atto da oltre dieci anni nel territorio di Santa Cesarea Terme in una zona – va ricordato – dichiarata di notevole interesse pubblico ai sensi della legge n. 1497 del 1939, decreto ministeriale 4 luglio 1970, «perché presenta ancora intatta la sua originaria bellezza e forma degradando repentinamente verso il mare, un altopiano roccioso a guisa di anfiteatro circoscritto da una pineta di origine artificiale, impiantata nel 1933, la quale tende sempre ad espandersi con i nuovi rimboschimenti; inoltre per le sue macchie verdi ed essenze locali costituisce un quadro naturale di grande suggestività, nonché, per i resti di antichi monumenti, un complesso di cose immobili avente valore estetico e tradizionale»; per di più, la già grave situazione nel territorio di Santa Cesarea sarebbe resa ancora più devastante con la realizzazione dei nuovi progetti edilizi che sono stati presentati o annunciati in altri comparti del comune: dal piano di lottizzazione del comparto 13/s (oggetto dell’interrogazione n. 4-11976 del 18 maggio 2011 con risposta del Ministro del 7 novembre 2011 pubblicata nell’allegato B della seduta n. 546 della Camera dei Deputati), comparto oggi sommerso da un’intensa macchia mediterranea, con presenza di bosco ed essenze arboree di eccezionale importanza, cresciuta sul ciglio di una scarpata della litoranea per Castro sopra Porto Miggiano e sul quale sarebbe previsto un complesso turistico-residenziale, esteso su 15 ettari e che prevede la realizzazione di 536 unità abitative e ristoranti, negozi, piscine, strutture sportive e opere di urbanizzazione connesse, all’inaccettabile progetto del comparto 25/s (Villaggio Paradiso) di mega villaggio turistico con una previsione di circa 3.000 residenti su un’area di oltre 50 ettari all’ombra della Torre Minervino sulla via per Porto Badisco; nella stessa località Porto Miggiano si paventa inoltre da anni la creazione di un porto turistico da 700 imbarcazioni con possibile scalo per navi da crociera che, se realizzato, devasterebbe definitivamente un luogo che fino a poco meno di due anni fa era tra le meraviglie della natura salentina; riguardo a un nuovo approdo, il sindaco di Santa Cesarea Terme, Daniele Cretì, pur affermando che si tratta di «un’ipotesi irrealistica sopratutto per mancanza di fondi» si è detto «molto favorevole alla creazione di un porto turistico», anche se per il sindaco Porto Miggiano «non ha le caratteristiche per ospitare navi, al massimo la crociera può fermarsi a largo e con le scialuppe consentire ai passeggeri di visitare il luogo, un po’ come succede nelle isole greche»; Carlo Taurino, presidente dell’Assonautica della provincia di Lecce, ha rivelato che l’interesse per la costruzione di un porto c’è: «Il nostro interessamento esiste e abbiamo mandato una lettera d’intenti al sindaco ma non abbiamo mai avuto un riscontro. Rimango convinto che Santa Cesarea abbia bisogno di un porto turistico perché ha tutte le carte in regola per essere la “Montecarlo” del Salento»; ad avviso degli interroganti appare emergere il rischio del mancato rispetto di norme generali di tutela nei processi autorizzativi di singoli e particolari piani di lottizzazione, laddove le valutazioni, soprattutto quelle di impatto territoriale, ambientale e paesaggistico, non andrebbero effettuate separatamente su più progetti frammentati, ma dovrebbero avere un carattere complessivo per verificarne correttamente gli effetti cumulativi; a parere degli interroganti progetti di creazione di un porto turistico nella zona di Porto Miggiano suscitano notevoli perplessità dal punto di vista della compatibilità, con un’idea di turismo sostenibile e con la salvaguardia di un ambiente e un paesaggio tra i più preziosi della penisola salentina -: se sia compatibile dal punto di vista idro-geologico e della sicurezza pubblica la presenza di due grandi strutture turistiche a pochi metri dal ciglio della falesia di Porto Miggiano che risulta classificato nel Pai (piano assetto idrogeologico) come «area a pericolosità geomorfologica molto elevata», tant’è che si è proceduto alle opere di consolidamento della falesia stessa; se sia compatibile con i vincoli paesaggistici e culturali la costruzione delle suddette strutture turistiche a pochi passi da una torre d’avvistamento del XVI secolo di pregiato valore storico-artistico; cosa intendano fare, per quanto di competenza, per preservare da una logica speculativa, che richiama i peggiori interessi edilizi di vecchia memoria, l’intero paesaggio naturale e artistico di Santa Cesarea Terme, la cui bellezza e singolarità, che sono il vanto della comunità salentina, andrebbero tutelate come un patrimonio dell’umanità. 23 febbraio 2012 Porto Miggiano. Rifondazione chiede tutela SANTA CESAREA TERME – Tutela da ogni forma di speculazione edilizia insensata. Lo chiede il partito di Rifondazione comunista in una lettera firmata dalle segretarie nazionale Rosa Rinaldi e provinciale Roberta Forte ed inviata al ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e all'assessora regionale all'Urbanistica, Angela Barbanente. Nel testo si fa riferimento alla “misteriosa” esclusione della zona di Porto Miggiano dai confini del parco naturale Otranto-Santa Maria di Leuca, nonostante Poto Miggiano si trovi “paradossalmente nel cuore della zona del parco”. Ed il silenzio delle istituzioni su questa questione sarebbe assordante “oltre che contraddittorio e fonte di uno dei più grandi e gravi sprechi di denaro pubblico degli ultimi tempi”. La contraddizione starebbe nell’aver permesso a privati lo sventramento della costa per la costruzione di piscine a ridosso delle falesie ed aver poi finanziato gli stessi privati con 5 milioni di euro per consolidare il costone. L’appello alla Regione è a bloccare l’attuazione del piano regolatore fermo al 1984 e dunque ormai inadatto e superato ed a far valere le ragioni del piano regionale urbanistico territoriale tematico – paesaggio, “che tutela i valori paesistici ed ambientali”. Inoltre Rifondazione chiede di far entrare Porto Miggiano nei confini del parco naturale per assicurare alla zona la tutela che merita. 18 febbraio 2012 Porto Miggiano. La questione arriva in Regione BARI – La mobilitazione contro i lavori in corso a Porto Miggiano arriva alla Regione Puglia. A chiamare in causa il presidente Nichi Vendola e l’assessora all’Urbanistica Angela Barbanente è il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Maniglio. Nella sua interrogazione urgente ai due amministratori regionali Maniglio chiede di verificare la compatibilità paesaggistica dell’intervento con la programmazione urbanistica e paesaggistica della Regione, di accertare se l’insediamento sia coerente o se invece strida con l’istituzione del parco naturale “Otranto-Santa Maria di Leuca”. Infine Maniglio sprona Vendola e Barbanente a mettere in campo ogni azione di tutela della zona. “La Puglia e la provincia di Lecce – ricorda Maniglio – sono ai primi posti per il numero di abusi edilizi che hanno degradato interi pezzi di costa. Solo nel 2010 – aggiunge – si sono riscontrate 412 infrazioni”. Insomma il movimento di idee scatenato dal comitato, nato su facebook, per la tutela di Porto Miggiano, comincia a dare i suoi frutti. Speriamo che la politica li sappia cogliere. Ecco l’interrogazione di Maniglio: Il sottoscritto consigliere regionale, premesso che – l’istituzione del parco “Otranto-Santa Maria di Leuca” è un punto fermo nelle politiche di tutela dell’ambiente in un’area che, in alcune sue parti, è stata segnata pesantemente dall’abusivismo e da mega-insediamenti turistico-alberghieri non rispettosi dei beni naturali; – nei giorni scorsi il Parlamento, tramite un’interrogazione dell’on. Ermete Realacci, è stato chiamato a occuparsi della vicenda che sta interessando Porto Miggiano, nel comune di Santa Cesarea, e che a maggior ragione è indispensabile che anche la Regione Puglia esprima il suo parere e assuma le determinazioni conseguenti, considerato che – un caso emblematico della situazione di sfruttamento selvaggio di territorio risulta essere il tentativo di costruzione, tramite un progetto incurante dei problemi di stabilità geologica della costa dell'area individuata, di un complesso turistico – residenziale esteso su 15 ettari lungo la provinciale per Vignacastrisi, che prevede la realizzazione di 536 unità abitative, ristoranti, negozi, piscine, strutture sportive, e di tutte le opere di urbanizzazione connesse, per un investimento complessivo di 40 milioni di euro; – l'area interessata è denominata «comparto 13 del comune di Santa Cesarea Terme», è classificata di notevole interesse pubblico ed è sottoposta a tutela (articolo 36 del decreto legislativo n. 42 del 2004) in quanto presenta ancora intatta la sua originaria bellezza, degradando repentinamente verso il mare; inoltre per le sue macchie verdi ed essenze locali costituisce un quadro naturale di grande suggestione, nonché, per i resti di antichi monumenti, un complesso di grande valore estetico e tradizionale, visto che – a tutela dei beni paesaggistici e naturali c’è una larga mobilitazione civica che si esprime anche sulla rete, dove è attiva la pagina del “Comitato di Tutela per Porto Miggiano”; – la Puglia, e la provincia di Lecce, sono ai primi posti per il numero di abusi edilizi che hanno degradato interi pezzi di costa e che solo nel 2010, nella nostra regione, si sono riscontrate 412 infrazioni; chiede al presidente della Regione e all’assessore all’urbanistica a) di verificare la compatibilità paesaggistica dell’intervento sopra citato con la programmazione urbanistica e paesaggistica della Regione Puglia; b) di accertare se l’insediamento sopra indicato è coerente con le finalità di difesa dell’ambiente definite nell’istituzione del parco naturale “Otranto-santa maria di Leuca”; c) di assumere ogni iniziativa possibile per tutelare un pezzo di costa che, per la sua indiscutibile bellezza, è stata spesso utilizzata per pubblicizzare una Puglia incontaminata. 2 febbraio 2012 Porto Miggiano. I commercianti: ‘Non si deturpa un bel niente’ PORTO MIGGIANO – “Con i lavori di consolidamento in corso a Porto Miggiano, Santa Cesarea avrà finalmente una spiaggetta pubblica sicura e fruibile dai turisti”. Difende il progetto Luigi Cazzato, presidente dei commercianti cesarini e consigliere comunale Pd, e se da un lato si dice pronto a sostenere l’iniziativa dell’amministrazione, dall'altro non si scompone alla notizia che su quell'intervento i Noe di Lecce, nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, hanno acceso pochi giorni fa un faro per vedere se ciò che è stato realizzato è conforme a quanto approvato e autorizzato da tutta una serie di enti pubblici. Ricordiamo che l’iter del progetto definitivo per un costo totale di 3 milioni di euro, redatto dalla Politecnica, è iniziato nel giugno 2008 con l’acquisizione dei pareri ed investe una zona in cui vige il divieto di balneazione e navigazione da anni, a causa dell’elevato rischio di dissesto idrogeologico del luogo dovuto alle infiltrazioni derivanti dall’intensità delle piogge e al moto ondoso del mare. Tra i vari interventi si prevede anche la risagomatura del pendio, l’installazione di chiodature verticali inclinate verso terra e delle piastre di bloccaggio nel costone. “Se ci sarà qualcosa che non è stato fatto bene – dice Cazzato -, vedremo cosa accadrà. Ma se tutto è in regola, noi ci dichiariamo pronti fin da ora a difendere l'immagine di Porto Miggiano in tutte le sedi, perché le associazioni ambientaliste devono smetterla di montare un caso che nella realtà non esiste: riguardo alle lottizzazioni edilizie, ci sono gli strumenti urbanistici e il piano regolatore comunale che le prevedono”. “L'intervento attuale di messa in sicurezza era atteso da tempo – continua -; la ditta incaricata sta provvedendo a togliere quella parte franosa che si trova in corrispondenza della spiaggetta, liberando spazio per due discese a mare con scalette, ed entrambe alla fine saranno pubbliche. Non vediamo niente di ‘mostruoso’ in tutto questo. Non si sta deturpando un bel niente”. Il presidente Cazzato annuncia che al prossimo sit-in del Comitato Tutela Porto Miggiano, i commercianti sono pronti “ad organizzare un contro-sit-in”: “lo stesso discorso vale per i Comparti 13 e 14: anche lì è tutto previsto dalle disposizioni urbanistiche comunali; piuttosto bisognerebbe chiedersi come mai c'è gente che fa il doppio volto, da un lato progetta e dall'altro cerca di buttare giù tutto”. 30 gennaio 2012 Porto Miggiano. Il Noe sequestra le carte di Donato Nuzzaci PORTO MIGGIANO – Il “caso” Porto Miggiano passa ora sotto la lente di ingrandimento del Noe di Lecce, nucleo operativo ecologico dei carabinieri. Torna dunque, in primo piano, lo scontro sui lavori attualmente in corso nella marina di Santa Cesarea Terme dove da settimane mezzi meccanici e operai stanno eseguendo una serie di interventi rientranti in un piano di messa in sicurezza dell'intero costone, costituito da falesie definite pericolanti dai tecnici e quindi rischiose per la pubblica incolumità di quanti, soprattutto d’estate, si recano nella località a fare il bagno; un pericolo determinato da una serie di fattori, primo tra tutti quello ambientale dovuto all'azione del mare. E alla fine dell’intervento, come ha assicurato il sindaco Daniele Cretì, “il pubblico potrà usufruire della vecchia spiaggetta che rimarrà pubblica”. I militari coordinati dal capitano Nicola Candido si sono recati l'altro giorno presso il municipio di Santa Cesarea per acquisire gli atti relativi al progetto in esecuzione (costo 3 milioni di euro) per verificare soprattutto se ciò che è stato realizzato è conforme a quanto approvato e autorizzato da tutta una serie di enti pubblici. Al termine delle indagini, poi, il Noe provvederà a depositare un’informativa presso la Procura della Repubblica. Forse ad allarmare i Carabinieri, avranno contribuito i tanti cittadini che ormai quotidianamente si ritrovano su facebook sul profilo del “Comitato Tutela Porto Miggiano” (quasi 9mila iscritti), per discutere dell’opportunità o meno dei lavori criticati, spesso, duramente. “Le Bianche Scogliere di Dover, in Inghilterra sulla Manica, – si legge in un commento – sono le falesie friabili più famose del mondo. Lì sotto non si fa il bagno se non a debita distanza dalla parete a rischio crolli, e a Porto Miggiano invece? Le falesie, si insegna in un qualsiasi corso di geologia, sia auto-proteggono, la roccia erosa crolla e si forma un cordone naturale, uno zoccolo, di rocce ai loro piedi, pietrisco e sabbia, che rallenta l'erosione naturale legata al modo ondoso”. 26 gennaio 2012 Porto Miggiano. Facebook si scatena contro i lavori in corso PORTO MIGGIANO – E' bastata la pubblicazione di una foto dei lavori in corso di messa in sicurezza del costone di Porto Miggiano a scatenare il “popolo di facebook”. A decine, per tutta la giornata, hanno condiviso e inserito un post con i propri commenti in calce all'immagine (inserita da Rudy Miggiano nel profilo di PresaDiretta, trasmissione di RaiTre), in cui si notano una betoniera e alcuni mezzi meccanici al lavoro nei giorni scorsi durante un intervento a ridosso della spiaggetta pubblica. Non proprio entusiastiche sono state le considerazioni degli utenti frequentatori del sito e altrettanto critiche quelle degli iscritti al gruppo del “Comitato Tutela Porto Miggiano”, che ieri ha sfondato il muro dei 7mila iscritti al profilo facebook. Critica anche forte nei confronti dell'intervento in itinere, che riaccende la polemica sulle attività nella baia di Santa Cesarea, da tempo sotto i riflettori per via dei lavori previsti dagli strumenti urbanistici comunali in cui si programmano lottizzazioni e opere edilizie, alcune già realizzate (come per esempio un Resort affiancato da uno stabilimento balneare) e altre, lottizzazioni, distanti qualche centinaio di metri da Porto Miggiano e rientranti nei comparti 13 e 14. Il popolo della rete pare non digerire proprio quest’ultimo intervento: “Dove sono le istituzioni? E la Soprintendenza? La Regione e la Provincia dove sono?”, chiede un commento. “Dagli elaborati del progetto – scrive un altro utente – si evince che nel progetto si prevedevano cordoni di materiale lapideo informe grezzo di roccia naturale, come sembra apparire dai disegni del progetto, ma invece lì stesso vi si osservano dei blocchi ben sagomati artificiali di cemento, come è possibile questo?”. Il sindaco Daniele Cretì da parte sua, difende i lavori in corso e spiega: “A proposito dei lavori, l’iter è iniziato nel giugno 2008 con l’acquisizione di tutti i pareri; stiamo parlando di una zona in cui vige il divieto di balneazione e navigazione da molti anni dovuto all’elevato rischio di dissesto idrogeologico della zona. I lavori prevedono esclusivamente la messa in sicurezza del costone nonché il consolidamento dello stesso. Alla fine dei lavori il pubblico potrà usufruire della vecchia spiaggetta che rimarrà pubblica. Si avrà così il vantaggio di avere una ulteriore discesa a mare sicura”.

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