'800' ai Cantieri: largo ai giovani

Lecce. Grande successo per l’opera di Libetta sull’assedio di Otranto, riproposta in occasione della santificazione dei martiri

di Fernando Greco LECCE – Grande successo ai Cantieri Teatrali Koreja per l’opera “800. L’assedio di Otranto” scritta da Francesco Libetta e rappresentata in forma cameristica da un affiatato ed entusiasta gruppo di giovani interpreti, per la maggior parte allievi del Conservatorio di Lecce. La serata ha costituito un insolito momento musicale e drammaturgico in seno alla stagione teatrale “Strade Maestre” che per l’occasione ha ospitato Francesco Libetta e Amelia Felle, musicisti di fama internazionale, i quali hanno curato tutti i dettagli artistici dello spettacolo.

Francesco Libetta

Francesco Libetta

Amelia Felle

Amelia Felle // L’opera Libetta, celebre pianista e compositore di origine leccese, è anche l’autore dell’opera “800. L’assedio di Otranto”, già rappresentata sotto le mura di Otranto nel 2009 e successivamente a Roma nel 2010. Fonte di ispirazione è il romanzo “L’ora di tutti” di Maria Corti, pubblicato nel 1962, che attraverso le voci di cinque personaggi narra le vicende della battaglia di Otranto con la quale i Turchi espugnarono nel 1480 la città salentina. La partitura originale, a metà strada tra opera lirica e musical, si presenta di ingenti dimensioni e notevole durata, comprendendo canto, recitazione e balletto (non per niente la regia era affidata allora a Fredy Franzutti, famoso coreografo leccese).

800

Una foto di scena L’attuale circostanza della santificazione degli ottocento martiri di Otranto ha determinato la ripresa di questo lavoro, adattato dal suo autore in forma cameristica e abilmente snellito dalla signora Amelia Felle, celebre soprano di origine barese nonché docente di musica vocale da camera in Conservatorio, che per i suoi allievi ha creato uno spettacolo del tutto nuovo e indubbiamente efficace. Considerato il felice esito dell’operazione, bisogna riconoscere che l’accoppiata Libetta – Felle sia riuscita a cavare il sangue dalle pietre, dimostrando che la creatività e la professionalità siano doti prioritarie rispetto ai mezzi economici di cui questo spettacolo era palesemente sprovvisto. // Ardite armonie e suggestive melodie La trama musicale è stata intessuta da un raffinato ensemble composto da Antonio Aprile al violoncello, Francesco Bisanti al sax, Emanuele Cacciatore al flauto traverso, Antonio De Santis al fagotto, Alessandro Palermo alle percussioni; al pianoforte lo stesso Francesco Libetta. La versione cameristica di questa partitura consente di coglierne appieno gli arditi dettagli armonici e i suggestivi temi melodici, frutto della personalità eclettica del loro autore che, pur senza esplicite citazioni, percorre con disinvoltura tutta la storia della musica.

800

Una foto di scena E così si comincia con elementi etno-folklorici tipici di Casella e del primo Novecento per approdare al madrigale e poi scoprire echi della musica minimalista (nei ribattuti la mente corre a Terry Riley) per finire con la scena finale del martirio, una sorta di Requiem alla maniera di Arvo Part in cui i protagonisti smettono di cantare a uno a uno man mano che vengono uccisi, e la loro morte è scandita da un suono terrificante ottenuto percuotendo la meccanica del pianoforte. In tutta la partitura, le canzoni e le arie solistiche rappresentano delle oasi melodiche accattivanti per la loro facile orecchiabilità, come si conviene a un musical. // Il giovanile ardore Pur presentata come una selezione di arie e intermezzi, questa nuova riproposta di “800” si è rivelata di notevole efficacia drammaturgica grazie all’impianto semiscenico reso (o meglio “evocato”) dai volenterosi protagonisti che, guidati dalla loro insegnante e da un singolare affiatamento, si sono tutti disimpegnati con sorprendente maestria nonostante l’ausilio di costumi improvvisati e pochi oggetti di scena sapientemente illuminati. Tra le giovani e giovanissime voci coinvolte nello spettacolo, vanno evidenziate quelle delle due protagoniste femminili ovvero il mezzosoprano Marzia Marzo nei panni di Idrusa e il soprano Silvia Rosato Franchini nel ruolo di Assunta: entrambe dotate di voci importanti, la prima è stata una piacevole sorpresa per il suo pregevole timbro e la disinvoltura scenica, la seconda si è rivelata un’eccellente interprete e va lodata per il tangibile miglioramento vocale verificatosi rispetto a pregresse esibizioni.

Marzia Marzo ed Ettore Romano

Marzia Marzo ed Ettore Romano Parimenti va notato il progresso vocale del baritono Gianluigi Palma, che è stato irresistibile anche scenicamente nei panni di Antonio. Preciso e autorevole il soprano Annalisa D’Agosto nell’acuta parte dell’Araldo, ruolo che ricorda molto da vicino quello di Trujaman nel “Retablo de Maese Pedro” di De Falla.

Gianluigi Palma e Giuseppe Gerardi

Gianluigi Palma e Giuseppe Gerardi E veniamo ai tre tenori che con “giovanile ardore” si sono mostrati tutti promettenti a partire dalle sonorità scure di Giuseppe Gerardi e Theodoros Moutevelis nei rispettivi panni di Cola e Zurlo, le cui vocalità lasciano presagire eventuali sviluppi drammatici, contrapposti al più netto lirismo di Ettore Romano nel ruolo di Fanciullo.

Gianluigi Palma

Ettore Romano, Gianluigi Palma, Theodoros Moutevelis Dizione perfetta e imponenza scenica per Emily De Salve, che con la sua enorme voce baritonale ha recitato il ruolo dell’Interprete. Fa piacere sottolineare che Emily sia, almeno in Italia, l’unico transessuale ammesso a studiare in un Conservatorio di Stato: conoscendo le sue pregevoli doti vocali associate a un formidabile impegno e ad una ferrea volontà, ci auguriamo di poterla applaudire presto in veste di cantante solista.

Annalisa DAgosto ed Emily De Salve

Annalisa DAgosto ed Emily De Salve Piccoli ruoli, ma cantati e mimati con arte, quelli dei tre Idruntini interpretati da Ingunn Gyda Hrafnkelsdottir, Jonina Bjort Gunnarsdottir e Sveinn Enok Johansson, tre studenti islandesi ospiti a Lecce tramite il progetto Erasmus. Efficace anche Angelica Mele nel ruolo recitato di Minerva.

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