Italia, 40mila donne infibulate

Il nostro Paese è il primo in Europa per numero di mutilazioni genitali femminili

di Leda Schirinzi Ingrosso* Il 20 dicembre scorso all'Onu è stata una giornata memorabile: l'Assemblea generale delle nazioni unite ha detto un secco “no” alle Mgf (mutilazioni genitali femminili) nel mondo. Badate, questo no non era assolutamente scontato, la lotta è stata veramente dura e lunga, inoltre la risoluzione non ha valore vincolante. Ma che l'unanimità di 193 Paesi abbia definito le mutilazioni genitali femminili “un abuso irreparabile ed irreversibile” costituisce una vittoria storica per tutte le donne del mondo. Che cosa sono le Mgf? Come dice l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità), sono tutte le procedure che riguardano la parziale o totale rimozione dei genitali femminili esterni. Se ne contano quattro tipi 1) escissione del prepuzio, con o senza l'escissione del clitoride; 2) escissione con asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra; 3) infibulazione faraonica: asportazione del clitoride, piccole labbra, parte delle grandi labbra con cucitura della vulva; 4) punture, incisioni, trafitture, raschiature del clitoride, ecc. Queste mutilazioni sono diffuse soprattutto in Africa (Sudan, Egitto, Mali, Nigeria, Costa D'Avorio, Uganda, Etiopia, Somalia, Eritrea), Asia (Indonesia, Malesia). In Eritrea dal 2007 è una pratica proibita; in Burkina Faso, grazie al grande Thomas Samkara, è proibita dal 1985. Ma non dimentichiamo che molte donne provenienti da questi paesi lontani sono in mezzo a noi, Europa, Usa, Canada. L'Italia è purtroppo il primo paese in Europa per il numero di donne infibulate (circa 40mila). Ma l'Italia con la legge n 7 del 9 gennaio 2006, ha provveduto a tutelare le donne da queste pratiche aberranti. Al Codice penale è aggiunto l'art. 583 bis che punisce con la reclusione da quattro a 12 anni chi, senza esigenze terapeutiche, cagioni una mutilazione. Ma una legge non è sufficiente, è necessaria una grande campagna culturale che insegni alle madri, alle nonne, alle praticone, questa violazione dei diritti umani. Ma qual è l'obiettivo delle Mgf? E’, secondo la tradizione, non secondo il Corano, custodire l'inviolabilità delle donne, preservarne la castità. Purtroppo sono proprio le donne che considerano tale pratica “normale”, se non auspicabile. Il cristianesimo è contrario da sempre (peccato contro la santità del corpo), ma alcuni popoli cristiani (Etiopia) la praticano secondo una tradizione tribale ed antecedente alla religione cristiana. Il prezzo di tutto ciò? I rapporti sessuali vengono impossibilitati o molto dolorosi, fino alla defibulazione (scucitura della vulva) che in queste culture viene praticata dallo sposo stesso; dolori tremendi durante il parto con problemi per il feto; dolori mestruali, infezioni, come vaginiti. Senza contare il danno psicologico per le bambine, le donne tutte. Ecco l'importanza della conoscenza di questo fenomeno, per combatterlo su tutti i fronti. W le donne di tutto il mondo, W l'8 marzo e tutte le donne che combattono ogni giorno contro la violenza maschile. W le donne che ci fanno crescere per un mondo migliore. * medico volontario in Burkina Faso La dottoressa Leda Schirinzi Ingrosso sarà la relatrice ad un convegno organizzato per oggi presso il liceo psico-pedagogico di Maglie dal preside Antonio Errico. L’iniziativa rientra nell'ambito delle manifestazioni che celebrano la festa della donna ed ha il nobile intento di informare sulla terribile pratica delle mutilazioni genitali femminili. La dottoressa Schirinzi porterà la sua esperienza di una donna medico volontaria in Burkina Faso.

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