Mastrogiovanni vs Pagliaro: ultimo atto

Casarano. La direttora del Tacco d'Italia, querelata dall'editore di Telerama e candidato alle prossime elezioni Pagliaro, è stata assolta. Ripercorriamo la vicenda

“E’ la stampa, bellezza”. Con questa espressione, una frase pronunciata da Humphrey Bogart nel film “L'ultima minaccia”, Massimo Manfreda, il legale di Maria Luisa Mastrogiovanni, direttora del Tacco d’Italia, ha concluso stamattina la sua arringa difensiva nell’ambito del processo penale che vede la giornalista accusata di diffamazione a mezzo stampa dall’editore di Telerama Paolo Pagliaro. La pubblicazione di articoli e di notizie di interesse pubblico fanno parte del “gioco”, che poi è il mestiere del giornalista, guidato dalla deontologia propria del professionista. La lunga vicenda processuale a carico di Mastrogiovanni volge infatti al termine. Per oggi è prevista la sentenza presso il Tribunale di Casarano. Stamane, nell'ultima udienza, il pm ha chiesto l'assoluzione per la giornalista su tutti i capi d'imputazione. L'avvocato del Pagliaro, costituitosi parte civile con richiesta di risarcimento danni per circa mezzo miliardo di vecchie lire, ha invece chiesto la condanna. Secondo il legale di Mastrogiovanni, Massimo Manfreda, non si può parlare di reiterazione del reato (che scaturirebbe dalla pubblicazione, sul Tacco d’Italia, di più articoli inerenti Pagliaro), dal momento che, data la natura del lavoro giornalistico, ogni nuova pubblicazione deve essere considerata come a se stante, in quanto riferisce di episodi nuovi, nel frattempo verificatisi. Inoltre, essendo Pagliaro un personaggio pubblico, ha sostenuto l’avvocato, attira necessariamente l’attenzione della stampa, e dunque dell’opinione pubblica. Non si può sostenere, per questa ragione, alcun accanimento della giornalista nei suoi confronti. L’inchiesta “Pagliaro l’impero virtualeera uscita sul mensile il Tacco d'Italia nel dicembre 2005. A seguito della querela sporta da Paolo Pagliaro, il Pm Antonio De Donno aveva chiesto il rinvio a giudizio per diffamazione e mezzo stampa. La prima udienza del processo penale si tenne l'11 novembre 2008 con una quantità di capi d'imputazione spropositata, ben dodici, che riportiamo di seguito sinteticamente: 1) la dichiarazione “Rts è clandestina” (ma si trattava di un’opinione di Franco Abruzzo che analizzava il rispetto della legge sulla stampa da parte di quella tv); 2) “Nel 2003 nessun dipendente dichiarato” (tanto però risultava da una visura Cerved); 3) nell'inchiesta si riferiva di una serie di circostanze su pignoramenti esattoriali di Max Persano, il vero direttore responsabile di tutte le reti; 4) si faceva anche un accenno allo scandalo delle false fatturazioni di Telerama, che per giorni aveva occupato le prime pagine dei quotidiani locali, più di 10 anni fa; 5) l’aver parlato dei debiti che l’ex proprietario di Rts lamenta, in un giudizio civile in corso, nei confronti della Broker PR, la concessionaria di pubblicità di Pagliaro; 6) l’aver parlato del processo relativo ai finanziamenti presi ai sensi della legge 488 e del rischio di prescrizione; 7) l’aver riportato l’episodio della sparizione di due serrature degli uffici di via Marugi, poi restituite dalle Autorità al legittimo proprietario, Fabio Chiarelli; 8) l’aver commentato come la citazione civile sia un tentativo di intimidazione, mentre la querela permette al pm di indagare e all’imputato di esprimere le proprie ragioni nel dibattimento; 9) l’aver dettagliato il non rispetto delle più basilari norme sulla sicurezza del lavoro in alcune sue sedi di via Marugi; 10) l’aver scritto che la Guardia di finanza potrebbe accertare a quanto ammonti il debito previdenziale accumulato nei confronti dei dipendenti in anni e anni; 11) l’aver scritto, a proposito dell’iniziativa benefica “Cuore Amico”; 12) infine per aver scritto che “la citazione per danni è un’infamità che tende oggettivamente ad intimidire la libertà di stampa”. Ma Paolo Pagliaro aveva già querelato la direttora del tacco d'Italia Mastrogiovanni per un'altra inchiesta, che anni fa aveva sollevato un polverone nell'opinione pubblica salentina e che riguardava i contributi dati dalla Provincia di Lecce (giunta Pellegrino) a Telerama con affidamento diretto, la vicenda dei finanziamenti all'emittenza tv privata ottenuti con autocertificazioni e l'occupazione abusiva di frequenze della Rai. Soltanto che all'epoca (settembre 2010) il procedimento si fermò innanzi al Gup Annalisa De Benedictis, la quale si espresse con una sentenza di proscioglimento che entrava nel merito dell'inchiesta del Tacco e dei vari capi d'imputazione con i quali il PM (anche questa volta Antonio De Donno) aveva chiesto il rinvio a giudizio: “Le diffide e le querele – scrisse il Gup – per quanto legittime, hanno pur sempre raggiunto lo scopo di tentare di paralizzare l'attività giornalistica dell'imputata, che di fatto si è vista protagonista di procedimenti penali tutt'ora sub iudice”. Anche in quell'occasione Marilù Mastrogiovanni era difesa dall'avvocato Massimo Manfreda, del foro di Brindisi.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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