Pet: il Tar vuole vederci chiaro

Lecce. Tre consulenti tecnici d’ufficio nominati dal Tar verificheranno la legittimità dell’iter valutativo seguito dalla Commissione

Il Tar vuole vederci chiaro sul bando da 3.218.340,33 euro (più iva) per l’acquisto della Pet al Vito Fazzi. E’ stata pubblicata ieri l’ordinanza con cui il Tar (Rosaria Trizzino presidente del collegio giudicante, composto anche da Ettore Manca e Carlo Dibello) nomina tre Ctu, consulenti tecnici d’ufficio che verifichino sulla legittimità delle procedure di assegnazione dei punteggi assegnati dalla Commissione della Asl alle attrezzature delle due ditte partecipanti al bando, Ge e Philips (Siemens era stata esclusa per mancanza di documentazione). Tre consulenti, Bernardo Scarano, Fulvio Italo Maria Fucilli, Samantha Cornacchia, dovranno esprimersi sulle “motivazioni di base delle valutazioni della commissione e dei punteggi in cui si traducevano”. Era successo che la Commissione della Asl avesse attribuito un punteggio non sufficiente alla Pet General electrics, punteggio relativo alla “qualità” dell’attrezzatura, peraltro usata (e anche nella versione più “vecchia”) da almeno altre tre strutture pubbliche nella Regione Puglia. E’ evidente che per la Ge la questione va al di là dell’attribuzione del bando: leader mondiale nel settore medicale essere valutata “neanche sufficiente” da una Commissione di una Asl di provincia sarà stato un brutto smacco. Ed effettivamente ci è sembrato paradossale il caso, tanto che abbiamo voluto vederci chiaro, studiandoci le carte rese pubbliche dalla Asl (non tutte, perché il contenuto dei verbali della Commissione non ci è noto). A quel punto sono saltate agli occhi una infinità di anomalie. A partire dalla composizione della Commissione, per fare la quale la Asl non ha ottemperato all’obbligo imposto dal “Codice dei contratti” che fissa le modalità con cui un ente pubblico deve selezionare i componenti la Commissione giudicatrice. Ossia: in mancanza di professionalità adeguate al proprio interno, l’Ente pubblico deve attingere agli elenchi che ogni anno gli Ordini professionali devono stilare proprio a tale scopo; in alternativa deve rivolgersi alle Università. Invece la Asl si è rivolta ad un medico interno, medico nucleare certamente valido, ma che non esegue migliaia di Pet l’anno come fanno altri, per il semplice motivo che la Pet al Fazzi non c’è, e a due medici provenienti da altre regioni. Ecco che cosa dice il codice dei contratti: “8. I commissari diversi dal presidente sono selezionati tra i funzionari delle stazioni appaltanti. In caso di accertata carenza in organico di adeguate professionalità, nonché negli altri casi previsti dal regolamento in cui ricorrono esigenze oggettive e comprovate, i commissari diversi dal presidente sono scelti con un criterio di rotazione tra gli appartenenti alle seguenti categorie: a) professionisti, con almeno dieci anni di iscrizione nei rispettivi albi professionali, nell’ambito di un elenco, formato sulla base di rose di candidati fornite dagli ordini professionali; b) professori universitari di ruolo, nell’ambito di un elenco, formato sulla base di rose di candidati fornite dalle facoltà di appartenenza”. Ora, se si fosse ottemperato ai dettami di legge, non staremmo qui ad aspettare ancora la Pet pubblica. I lavori probabilmente sarebbero già partiti. Invece al già conclamato ritardo si aggiunge altro ritardo: si dovrà aspettare metà maggio perché il Tar valuti le relazioni dei periti. I malati intanto aspettano, e con la convenzione “ballerina” della Pet convenzionata di Cavallino, ora devono anche fare loro stessi i “ballerini”, costretti ad una nuova burocrazia. Andare su e giù da Cavallino al Fazzi e viceversa per farsi vidimare le ricette della Pet.

 

28 gennaio 2013

Pet Tac al Fazzi. Asl: ‘Offerta Philips anomala’

LECCE – Bisognerà attendere ancora per conoscere l’esito della gara per la fornitura di una Pet Tac all’ospedale leccese “Vito Fazzi”. Sarebbe la prima Pet pubblica in provincia di Lecce, che è, ad oggi, l’unica provincia pugliese ad esserne sprovvista. Ma quel che si sa, perché è agli atti del ricorso amministrativo, è che l’offerta economica di Philips, che s’è aggiudicata la gara, sebbene in forma provvisoria, è “anomala”. Tanto basta per far drizzare le antenne a chi deve darne notizia all’opinione pubblica. Non conosciamo i motivi dell’anomalia, in quanto la Asl, che inizialmente aveva ‘differito’ l’accesso agli atti all’aggiudicazione definitiva, poi lo ha concesso, ma solo lo scorso 22 gennaio, e solo dopo intimazione del Tar. Se il Tar non avesse ordinato l’accesso agli atti, chi ha perso (o vinto) provvisoriamente, non ne avrebbe saputo il motivo se non dopo aver perso (o vinto) definitivamente. Altra anomalia nell’anomalia. Intanto fioccano i ricorsi. Il Tar di Lecce, chiamato ad esprimersi sul ricorso presentato dall’Ati Gemsi, costituita da General electrics medical System e G.I. & E., nei confronti dell’Asl di Lecce e dell’azienda ospedaliera “Vito Fazzi” sull’aggiudicazione dell’appalto all’Ati concorrente, la Philips, si è preso un mese di tempo per valutare in maniera approfondita la documentazione e lo svolgimento dei vari passaggi di gara. E così, nell’udienza dello scorso 17 gennaio, quando si attendeva la sentenza definitiva, ha disposto il rinvio del dibattimento al febbraio prossimo, ignorando di fatto la principale tesi sostenuta da Asl e Philips nelle loro memorie, ovvero quella dell’urgenza. Resta comunque in piedi la sospensiva del provvedimento di aggiudicazione concessa alla Gemsi. La questione al centro del ricorso è di grande importanza per il territorio salentino, dal momento che la Pet Tac è una strumentazione necessaria per la diagnosi di molte malattie gravi tra le quali, in primis,quelle oncologiche. Oggi i pazienti sono costretti ad eseguire l’esame a pagamento o ad ingrossare le liste d’attesa degli ospedali delle altre province pugliesi. In alternativa, c’è il Centro di medicina nucleare Calabrese di Cavallino, che esegue l’esame in convenzione, ma che riceve budget a singhiozzo e per questo non riesce a garantire il servizio gratuito in maniera costante. Altro scandalo questo, che va avanti di mese in mese, di cui abbiamo scritto molto. Il bando indetto lo scorso 15 maggio 2012 dall’Asl leccese, serviva proprio a colmare la grave carenza sul territorio, tramite la “progettazione esecutiva ed esecuzione di tutte le opere e forniture necessarie per realizzare la completa attivazione del reparto Pet-Tac nellaUnità operativa di Medicina nucleare del padiglione Oncologico del Vito Fazzi di Lecce”. Importo a base d’asta, 3.218.349,33 euro. Aggiudicataria dell’appalto è risultata l’Ati Philips. La Gemsi infatti, ottenendo un punteggio insufficiente nella prima parte della gara,quella relativa all’offerta tecnica – ha infatti totalizzato 38,5/60 quando il minimo previsto era di 40/60 – non è riuscita ad accedere alla seconda parte della gara, quella relativa all’offerta economica. Ma contestando l’esito del concorso, Gemsi ha presentato ricorso al Tar. Tre i motivi alla base del ricorso: l’irragionevolezza del basso punteggio ottenuto, essendo la General electrics leader mondiale proprio sulle attrezzature Pet; la mancanza della definizione da parte della Commissione giudicante di sub criteri e sub punteggi nell’offerta tecnica; l’illegittimità del differimento dell’accesso agli atti, disposto dall’Asl in seguito alla richiesta dell’Ati esclusa. Di fatto la Gemsi ha saputo di non aver vinto ma, se il Tar, nell’udienza del 17 gennaio non avesse imposto all’Asl di concedere all’Ati l’accesso agli atti, non avrebbe saputo perché. In quanto l’accesso agli atti è stato ‘differito’. Le tesi sostenute nelle memorie di Asl e Philips sono sostanzialmente identiche, basandosi sull’elemento principale dell’urgenza dell’aggiudicazione del bando e della fornitura dell’apparecchiatura diagnostica all’ospedale e dunque al territorio. Tuttavia Asl, nelle memorie con cui si oppone al ricorso di Gemsi, ha precisato nero su bianco che la Commissione di gara ha considerato l’offerta dell’Ati Philips “anomala” e che di conseguenza l’aggiudicazione in favore della Philips ha carattere provvisorio ed è stata disposta “nelle more della verifica della congruità dell’offerta”. Proprio questa provvisorietà sarebbe la motivazione alla base del diniego dell’accesso agli atti richiesto da Gemsi: sarebbe stato semplicemente rimandato fino al momento dell’aggiudicazione definitiva. Quanto ai motivi che costituiscono il ricorso di Gemsi, secondo Asl e Philips sarebbero tutti e tre inaccettabili. Illegittimo sarebbe da parte di Gemsi addurre come prova della qualità della propria offerta il fatto di aver vinto in Italia altre otto procedure di gara per la Pet nel solo 2012: ogni gara sarebbe una storia a sé, e dunque gli esiti di gare diverse non sarebbero paragonabili. Illegittimo sarebbe anche affermare l’arbitrarietà dei punteggi conferiti ad ogni singola voce dell’offerta tecnica e la mancanza di sub criteri, in quanto nel bando sarebbero stati specificati 12 criteri di valutazione relativi alle offerte tecniche, prestabilendo per ciascuno dei criteri un punteggio massimo. Il terzo motivo sarebbe inaccettabile perché, come già detto, il differimento dell’accesso agli atti sarebbe stato disposto solo nell’attesa dell’aggiudicazione definitiva, dunque di compiere le verifiche sull’offerta di Philips. Come già detto, il Tribunale ha disposto l’accesso agli atti già nella scorsa udienza. Al Tar fare chiarezza. Anche sulle anomalie.

 

17 gennaio 2013

Pet pubblica al Fazzi. Oggi la sentenza del Tar sul ricorso Gemsi

LECCE – Una Pet pubblica al Vito Fazzi? La storia infinita dell’installazione dell’importante macchinario diagnostico nell’ospedale leccese potrebbe ripartire oggi. E’ attesa per oggi, infatti, la sentenza del Tar di Lecce sul ricorso presentato dall’Ati Gemsi, costituita da General electrics medical System e G.I. & E., nei confronti dell’Asl di Lecce e dell’azienda ospedaliera “Vito Fazzi” sull’esito della gara per la fornitura dello strumento al nosocomio. La Gemsi è una delle due Ati – l’altra è la Philips, costituita da Philips con Protecno Impianti – che hanno partecipato al bando indetto lo scorso 15 maggio 2012 dall’Asl leccese per la “progettazione esecutiva ed esecuzione di tutte le opere e forniture necessarie per realizzare la completa attivazione del reparto Pet-Tac nella Unità operativa di Medicina nucleare del padiglione Oncologico del Vito Fazzi di Lecce”. Importo a base d’asta, 3.218.349,33 euro. Il disciplinare di gara prevedeva quale criterio di aggiudicazione, il sistema dell’offerta economica più vantaggiosa, disponendo una votazione di 60 punti per l’offerta tecnica e di 40 punti per l’offerta economica. Con la condizione che, le aziende in gara dovessero conseguire il punteggio minimo di 40/60 sull’aspetto tecnico, per poter accedere al secondo punto della valutazione, quello sull’offerta economica. Il 28 novembre scorso, la Commissione giudicatrice ha dichiarato vincitrice della gara la Philips, assegnando a questa, per l’aspetto tecnico, il punteggio di 50,90/60 e alla Gemsi il punteggio di 38,50/60. Troppo poco per accedere alla seconda fase della gara e dunque per poter presentare la propria offerta economica. Ma alla Gemsi l’esito della gara non è andato bene e infatti l’Ati ha presentato ricorso al Tar ottenendo la sospensiva del provvedimento di aggiudicazione. E l’Ati concorrente, la Philips, ha a sua volta presentato un controricorso. Tre i motivi sollevati dalla Gemsi nel ricorso. L’irragionevolezza di un punteggio così basso. Per sostenerla, la Gemsi ha presentato l’esito di otto distinte procedure di gara indette nel 2012 nelle quali è risultata vincitrice. In quelle otto circostanze, l’Ati ha ottenuto sempre punteggi tecnici tali da permetterle di superare la soglia di sbarramento prevista e poter presentare l’offerta economica. Inoltre, nel disciplinare di gara non sarebbe stato indicato il “peso” di ciascuna voce relativa all’elemento tecnico rendendo non prevedibile il criterio di giudizio adottato dalla Commissione giudicante. La mancata predeterminazione dei sub criteri, sub pesi, sub punteggi. Secondo la Gemsi il bando, pur esplicitando il punteggio previsto per ogni voce tecnica, non avrebbe indicato il criterio con il quale la Commissione sarebbe giunta ad attribuirlo. L’illegittimità del differimento dell’accesso agli atti. La Asl l’avrebbe disposto in seguito alla richiesta della Gemsi, interessata a presentare ricorso. Oggi il tribunale amministrativo si esprimerà, determinando se l’Ati Gemsi è ancora della partita e conferendo, qualunque sia la sentenza, un’accelerazione all’iter di acquisizione dell’importante strumento diagnostico in un ospedale leccese. La Provincia di Lecce è infatti l’unica provincia pugliese sprovvista di una Pet pubblica. Come abbiamo più volte sottolineato, ciò impone ai pazienti che hanno necessità di effettuare l’esame, di rivolgersi a strutture private o recarsi fuori dal proprio territorio, in genere a Brindisi o a San Giovanni Rotondo. Dunque, a mettersi in lista d’attesa. E, per di più, lontano da casa. L’unica Pet presente sul territorio salentino si trova presso il Centro di medicina nucleare Calabrese di Cavallino, che la esegue in convenzione con il Sistema sanitario nazionale. Una convenzione, però, che si rinnova a singhiozzo e con atti provvisori da parte della Asl di Lecce, che assegna di volta in volta budget insufficienti rispetto alla reale necessità del territorio. Un disagio che va risolto nel più breve tempo possibile. Perché, soprattutto nel settore oncologico, non c’è tempo da perdere. Articoli correlati: Pet pubblica. A giorni il bando Nuove tac: si decide a fine gennaio Tac Pet nel Salento  Pet Calabrese nuovamente senza budget

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