Combattere l’amianto. La Regione ha un Piano

IL DOSSIER. Redatto un documento di pianificazione strategica ai fini della tutela ambientale e della salute pubblica

Edilizia, trasporti, industria: l’impiego dell’amianto è tanto diffuso quanto nocivo. E l’esposizione alle polveri può determinare l’insorgere di patologie mortali di natura neoplastica. Già nel 2001, la legge regionale n. 6 aveva stabilito l’individuazione di siti idonei per accogliere discariche funzionali allo smaltimento dei rifiuti in amianto. Verificata, però, l’inefficacia delle disposizioni legislative, la Regione Puglia ha adottato – con deliberazione del 27 dicembre 2012 – il “Piano di protezione dell’ambiente, decontaminazione e bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”. Il documento, corredato da un “Rapporto ambientale” stilato dall’Arpa (che analizza il contesto territoriale di riferimento), rappresenta uno strumento di pianificazione ai fini della tutela ambientale e della salute pubblica. Molti gli obiettivi strategici del Piano che prevedono lo svolgimento di attività di informazione, sensibilizzazione per la cittadinanza e formazione per i soggetti coinvolti nella rimozione, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contenenti amianto. L’ambizione è ridurre il rischio sanitario e ambientale – derivante dalla presenza di fibre sul territorio – fino al suo definitivo anamento, attraverso la dismissione “di tutti gli edifici, le coperture e le strutture realizzate con materiali contenti amianto che possono pertanto costituire una fonte di pericolo”. Passaggio fondamentale è il completamento del monitoraggio per delineare il quadro: la Regione intende aggiornare e controllare “lo stato di conoscenza sulla presenza attuale dell’amianto sul territorio”. La finalità è determinare l’entità in termini “quantitativi, qualitativi e tipologici dell’amianto attraverso l’attivazione del censimento dei siti e l’implementazione di banche dati”; l’avviamento del registro dei lavoratori “ex esposti” ad amianto presso ogni “Spesal” (Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) territorialmente competente; la messa in opera di una procedura informatizzata on line attraverso la quale l’utente, pubblico o privato, “potrà denunciare o auto – denunciare la presenza di amianto e notificare l’avvenuta bonifica o relativo appropriato trattamento”. Dalla determinazione della quantità di rifiuti contenenti amianto e dalle risultanze dell’indagine sui siti di stoccaggio e discariche in grado di gestirli, dipenderà “la valutazione del fabbisogno di ulteriori volumetrie di discariche per gli anni futuri e/o l’implementazione di modalità innovative di smaltimento/riutilizzo e i relativi criteri di localizzazione”. Ogni fase dell’intero processo sarà più facilmente attuabile grazie alla semplificazione amministrativa che renderà “efficiente l’intera filiera del censimento, dall’auto-notifica ai controlli finali, fino allo smaltimento” e grazie all’attivazione, per le amministrazioni comunali, di un processo di “razionalizzazione dell’acquisto dei servizi per la rimozione dei materiali, con l’utilizzo di strumenti telematici come le ‘Centrali di acquisto’ e il ‘Mercato Elettronico per la Pubblica Amministrazione’” (Mepa). L’intensificazione del quadro sanzionatorio sarà un deterrente per il raggiungimento degli obiettivi. In particolare, il mancato intervento di rimozione/ trattamento del materiale nocivo, produrrà entrate che concorreranno ad alimentare il “Fondo amianto” da assegnare ai Comuni più virtuosi in tema di protezione dal rischio e per i familiari delle vittime di amianto, da esposizione ambientale o domestica. Per contro, è previsto un meccanismo di premialità in favore di quei Comuni che “segnaleranno la presenza di manufatti di amianto in locali pubblici o a uso pubblico, che sosterranno le attività di censimento poste in capo ai cittadini e che attiveranno i controlli tesi all’accertamento e alla verifica delle segnalazioni pervenute”. Il Piano è stato redatto da una commissione tecnico – scientifica interdisciplinare e da altre autorità coinvolte nel percorso di Valutazione ambientale strategica (Vas) al fine di determinare gli impatti delle attività e assicurare che contribuiscano al miglioramento delle condizioni per sviluppo realmente sostenibile. Articoli correlati Amianto. Lecce seconda in Puglia per concentrazione Di amianto si muore Legambiente: ‘Attenzione allo smaltimento' Nicastro: ‘La Puglia ad una svolta' Eternit. I parenti delle vittime pronti ad azioni legali

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