Uranio al poligono. La Scuola di Cavalleria lo esclude

Torre Veneri. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di smentita del generale Flaviano Godio alle notizie rese note da Lecce bene Comune

TORRE VENERI – Nessuna presenza di uranio impoverito presso il poligono di Torre Veneri. Lo afferma il generale Flaviano Godio, comandante della Scuola di Cavalleria, in relazione alla notizia del rinvenimento di un lotto di munizioni israeliane sui fondali del poligono. La notizia della presenza del munizionamento israeliano, “sospettato di contenere uranio impoverito” è stata resa pubblica dal movimento Lecce bene comune, attraverso una nota firmata da Gabriele Molendini. Ma Godio, in una lettera inviata in redazione a rettifica delle notizie pubblicate, smentisce categoricamente ogni rischio di presenza di uranio nell’area del poligono. Ecco la rettifica del comandante della Scuola di Cavalleria: “In merito alla notizia pubblicata su codesto quotidiano circa un lotto di munizionamento di fabbricazione israeliana ‘sospettato di contenere uranio impoverito’ che sarebbe stato stoccato in un deposito militare nel 2001, si rammenta che i controlli eseguiti nello stesso anno dai competenti organi tecnici hanno escluso la presenza di tale metallo nelle munizioni. Con l'occasione, si ribadisce che le Forze Armate italiane non impiegano, né hanno mai impiegato, munizionamento contenente uranio impoverito. Per quanto riguarda il poligono di Torre Veneri, si ricorda inoltre che un'indagine dell'Arpa Puglia con accertamenti radiologici eseguiti presso l'area di esercitazione e in laboratorio su campioni di proiettili e sabbia, non ha evidenziato la presenza di uranio impoverito”. 4 febbraio 2013 Un documento svela i sospetti dei militari di Gabriele Molendini (movimento Lecce Bene Comune)

Solo pochi giorni fa vi avevamo rivelato come nelle pieghe della relazione definitiva redatta dalla Commissione Parlamentare sull’Uranio Impoverito si nascondesse una clamorosa novità. Le parole magiche erano: APFSDS-T DM 33 e da 105/51 lotto IMI 1-1-1985. Misteriose sigle che nascondevano una pericolosa realtà: nei fondali di Torre Veneri sono stati rinvenute le tracce di munizioni israeliane anticarro. Munizioni facenti parte di un lotto di armi usate nella missione italiana in Somalia e rientrate successivamente per il ricondizionamento nel deposito militare italiano di Bibbona. Queste munizioni erano state sospettate di essere all’uranio impoverito. Le interrogazioni parlamentari degli onorevoli Rizzi e Ballaman (Lega) nel 2001 e poi Cento (Verdi) nel 2003, avevano destato scalpore insieme ad un articolo del quotidiano Il Tempo. Il quotidiano romano aveva parlato delle rimostranze dei militari operanti nel Deposito di Bibbona che lamentavano aver maneggiato gli ordigni all’Uranio Impoverito senza speciali precauzioni, come fossero armi convenzionali. Oggi offriamo a voi, alla stampa ed alla Procura copia del documento dell’epoca con il quale i militari di stanza nel deposito di Bibbona si rivolgevano al Capo Deposito parlando esplicitamente di quelle munizioni (con quella specifica sigla oggi rinvenuta nel mare di Torre Veneri) come di munizioni all’Uranio Impoverito. Non si trattava dunque di pettegolezzi o dietrologie di ambientalisti o stampa malevola. Le parole Uranio Impoverito venivano proprio dai militari. Da quei militari, abituati a maneggiare e riconoscere armi e munizioni. Militari del Deposito che hanno aperto le casse, estratto le munizioni, le hanno pulite, esaminate e riposte. Il documento è datato 12/12/2001. Sono obliterati i nomi dei militari, ma ne sono riconoscibili gradi e funzioni. Vorrà la Procura di Lecce acquisire il foglio presenze dei militari in servizio a Bibbona all’epoca e procedere all’identificazione ed all’ascolto degli stessi? Articoli correlati: I recenti risvolti sulla questione della presenza di uranio al poligono di Torre Veneri Il poligono dei veleni Costa: 'Al Poligono, traffico clandestino di metalli pericolosi'

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