Sabr. Il Comune non sarà parte civile. Sel raccoglie le firme

 

Nardò. Il circolo “nove aprile” indice una petizione pubblica per chiedere al Comune di costituirsi ma secondo il sindaco Risi mancherebbero i presupposti legali

NARDO’ – Una petizione popolare per chiedere al Comune di Nardò di costituirsi parte civile nel processo scaturito dall’operazione “Sabr” che si aprirà giovedì prossimo e che vede coinvolti anche alcuni imprenditori agricoli neritini. E’ l’iniziativa del circolo Sel “noveaprile” di Nardò, secondo cui la costituzione di parte civile sarebbe necessaria in quanto il territorio neretino avrebbe subito una “sovraesposizione mediatica nazionale ed internazionale del tutto negativa derivante dall’indagine giudiziaria che ha fatto emergere una situazione di violazione dei più elementari diritti riguardanti sia la persona umana che il mondo del lavoro”. “Pensiamo che la città di Nardò – si legge nella petizione – abbia il diritto dovere di dimostrare che la nostra comunità sia ancora degna di quella medaglia d’oro all’accoglienza che gli è stata conferita nel 2005 dall’allora Capo dello Stato Ciampi. L’intermediazione irregolare e lo sfruttamento di manodopera non è la strada da percorrere. Il nostro territorio è maturo per una nuova stagione di diritti, capace di creare le condizioni per favorire l’integrazione come un’importante occasione di sviluppo e crescita, innanzitutto culturale, ma non solo, anche economica. Noi crediamo che il caporalato si possa e si debba sconfiggere attraverso un processo produttivo che metta al centro il rispetto delle regole, l’etica delle condotte economiche e una differente penetrazione nei mercati, per cui l’eticità di condotte costituisca un valore aggiunto. In sostanza, non vogliamo migranti sfruttati ma operai che contribuiscono alla crescita economica della nostra agricoltura”. La risposta del sindaco Marcello Risi non si è fatta attendere. Secondo il primo cittadino non ci sarebbero i presupposti legali perché il Comune possa chiedere la costituzione di parte civile nel processo. Intanto perché, dice Risi, il tribunale del Riesame ha fatto decadere l’accusa di riduzione in schiavitù, in quanto i migranti sarebbero giunti a Nardò in maniera spontanea e non sarebbero stati costretti a sottostare ad un regime di schiavitù in quanto liberi di andare via, qualora lo avessero voluto. Altra motivazione alla base della decisione del sindaco è il fatto che il reato di caporalato è stato inserito nell’ordinamento solo il 13 agosto 2011, alcuni giorni dopo lo sciopero della Masseria Boncuri. Prima di quella data il caporalato non era reato. Ed i fatti oggetto del processo sono tutti precedenti al 13 agosto 2011. Sono 16 le persone rinviate a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Sabr, in quanto ritenute parti di un’associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani. Dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, da cui ha avuto origine l’operazione, conclusa nel maggio scorso, è emersa la condizione di grave sfruttamento e di “soggezione continuativa, condizione analoga alla schiavitù” a cui erano costretti i migranti stagionali, reclutati dai caporali in diretto contatto con le aziende per la raccolta delle angurie e dei pomodori, su un perimetro territoriale che non è solo quello di Nardò. È emersa la dimensione di una realtà che non è “solo” sfruttamento lavorativo degli extracomunitari ad opera dei caporali, ma un sistema di criminalità economica e organizzata.

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