Oneri di urbanizzazione, dubbi sulle responsabilità

Lecce. Le tariffe degli oneri di urbanizzazione si basano su adeguamenti Istat, legati ai bilanci comunali. Il mancato aggiornamento potrebbe dunque essere responsabilità dei Consigli

LECCE – Oneri di urbanizzazione, il dibattito è aperto. E’ la tematica del momento anche perché, come spesso accade, è avvolta da dubbi relativi all’attribuzione di compiti e responsabilità. Lo scorso settembre una maxi operazione della Guardia di finanza di Lecce, rilevò come nessun Comune salentino avesse adeguato le tariffe relative ad oneri di urbanizzazione e costi di produzione, con l’effetto di aver provocato un danno erariale da 32 milioni di euro. 197 funzionari di Comuni finirono indagati. Tuttavia le responsabilità non sono di così facile attribuzione. Come detto, i costi a carico dei cittadini sono due. Si tratta dei costi di costruzione, che vengono rideterminati dalla Regione, ai quali i Comuni si devono adeguare – la rideterminazione è avvenuta ma nessun Comune leccese ha recepito le nuove tariffe -; e degli oneri di urbanizzazione. Questi ultimi dipendono direttamente dagli adeguamenti periodici Istat, dei quali i Comuni devono tenere conto, modificando le tariffe. Ma in nessuno dei 97 Comuni della provincia di Lecce questo adeguamento è avvenuto. Perché? E,s soprattutto, a chi spettava farlo? Il dibattito che si è aperto riguarda proprio questi quesiti. La materia non è semplice. Dal momento che l’adeguamento Istat è legato al bilancio comunale ed il bilancio è competenza del Consiglio, allora anche l’adeguamento dei costi di urbanizzazione dovrebbe essere competenza dell’assise cittadina. In tal caso, i 197 funzionari comunali indagati nell’inchiesta della Guardia di finanza non avrebbero responsabilità del mancato adeguamento delle tariffe, visto che si sarebbero dovuti limitare a recepire un provvedimento del Consiglio. Che comunque non c’è stato. E non c’è stato nel 100% dei casi: in 97 Comuni su 97. Ma Lecce non è l’eccezione negativa nel panorama italiano. Secondo un’inchiesta condotta da Maria Luisa Mastrogiovanni per il Sole 24 ore, infatti, quello del mancato adeguamento delle tariffe è una situazione diffusa di irregolarità che riguarda l’intero Paese. La domanda, altrimenti, sarebbe: i Comuni leccesi sono particolarmente lassisti e la Guardia di finanza di Lecce particolarmente efficiente? Probabilmente no. Sembra invece che si sia trovato un buco nei tanti meandri burocratici che crea un danno erariale che va, ancora una volta, a danno dei cittadini. Va invece a favore di un cittadino di Campi Salentina la sentenza del Tar di Lecce dello scorso 15 gennaio. I giudici amministrativi hanno accolto il suo ricorso contro il Comune che, dopo avergli fatto pagare la somma di 6.273 euro di costi di costruzione, gli ha chiesto altri 6.011 euro perché, nel frattempo, aveva provveduto ad aggiornare le tariffe. La pratica edilizia, iniziata nel 2006, era terminata nel 2007. Poi, nel 2012, a distanza di cinque anni, l’uomo ha ricevuto dal Comune la comunicazione di adeguamento delle tariffe. Il Tar ha escluso che quello esercitato dal Comune di Campi, rappresentato dall’avvocato Ernesto Sticchi Damiani, sia stata la semplice correzione di errore di determinazione della tariffa e l’ha interpretata come la volontà del Comune di attribuire al privato i costi di adeguamento degli oneri concessori. In pratica il Comune avrebbe cercato di scaricare sul cittadino i costi di una sua mancanza, ovvero del mancato aggiornamento dei costi di costruzione. Una mancanza che ha portato il Comune di Campi, assieme ad altri Comuni salentini, davanti alla Corte dei conti. L’amministrazione, assieme ad altre 50, ha chiesto infatti un parere all’avvocato Pietro Quinto che ha spiegato che se gli oneri di urbanizzazione non possono essere riscossi in via retroattiva dal momento che sono legati all’ambiente e alle condizioni in cui viene rilasciato un permesso di costruire, i costi di produzione, ricalcolati su parametri regionali ed Istat, possono essere riscossi anche a pratica conclusa, ma solo se i permessi non siano stati rilasciati troppo tempo prima. Ecco l’inchiesta pubblicata sul Sole 24 ore, nella parte relativa ai Comuni salentini: // Lecce, il comune 'dimentica' 6,6 milioni di oneri di urbanizzazione Di M. Luisa Mastrogiovanni Oltre 32 milioni di tasse non incassate. Tutti e cento i Comuni della provincia di Lecce hanno “dimenticato” di aggiornare le tabelle degli oneri di urbanizzazione e di costruzione, causando così un danno erariale che la Guardia di Finanza di Lecce ha potuto quantificare dopo due anni d’indagini. Il contributo di costruzione – che è una spesa a carico del costruttore a titolo di partecipazione ai costi delle opere di urbanizzazione – è infatti una obbligazione contributiva collegata all'emanazione del titolo edilizio da parte dei Comuni, che si compone, appunto, degli oneri di urbanizzazione e dei costi di costruzione. Vito Pulieri, comandante del Nucleo di polizia tributaria che ha coordinato le indagini durate due anni, ha sollevato il coperchio di una pentola dove la polvere si accumulava, e faceva comodo a tutti: “Non aggiornando le tabelle ogni cinque anni, attività che per legge spetta ai Comuni, ha spiegato al Sole24 ore, di fatto i 197 tra dirigenti e funzionari segnalati alla Procura e alla Corte dei conti hanno agevolato tutti, facendoli pagare meno del dovuto”. Il Comune che più degli altri ha accumulato un debito nei confronti dell’erario è il capoluogo, Lecce, con 6,6 milioni di tasse non pagate. Durante la lunga attività d’indagine le Fiamme Gialle hanno rilevato che diversi Comuni erano fermi con l'ultimo aggiornamento degli oneri di urbanizzazione agli anni Ottanta o ai primi anni Novanta, oppure hanno verificato che li avevano adeguati solo dopo un ventennio. Sebbene vi siano stati Comuni che hanno proceduto ai dovuti adeguamenti degli oneri di urbanizzazione entro i termini di legge previsti, i Finanzieri leccesi hanno tuttavia constatato che tutti, indistintamente, hanno omesso, di aggiornare annualmente il costo di costruzione o comunque lo hanno fatto in modo errato.

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