Mega sansificio. Da abusivo a industriale

Veglie. Nuovo ricorso del Consorzio titolare del progetto contro il “no” del Consiglio di Stato

VEGLIE –Questa è una delle tante storie paradossali all’italiana. In cui, nella guerra di carte bollate a perdere sono come sempre i cittadini. La storia si racconta in due righe, e siamo già all’epilogo. Un opificio agricolo realizza opere abusive di grande impatto, costruendole una ad una, tassello dopo tassello, utilizzando lo strumento della Dia (dichiarazione inizio attività), secondo la quale è sufficiente dichiarare che si sta realizzando un piccolo intervento edilizio per farlo subito. Ma, intervento dopo intervento, l’insediamento diventa imponente e di dimensioni industriali. Quindi diventa abusivo. Il Comune emette un’ordinanza per demolirlo. I proprietari ignorano l’ordinanza e vanno avanti, chiedendo che il progetto faccia il salto di qualità, di fatto in futuro trasformandosi in una centrale per la produzione di energia elettrica da 48 Mw alimentata a nocciolino. Il nocciolino derivato dalla sansa delle olive locali però non sarebbe sufficiente per alimentare l’impianto 24 ore su 24. Per cui il sansificio, che sarebbe il terzo per grandezza in Europa, dovrebbe importare la materia prima, o bruciare altro. Trasformandosi di fatto in un impianto industriale. Lo snodo è questo: più opere costruite con la Dia, fanno un’unica opera abusiva? Dunque industriale, perché desinata alla produzione di energia con materia prima extra-territoriale? La questione “megasansificio” a Veglie non è archiviata, tutt’altro. Il Consorzio Agrario Salento Agricolo, che riunisce circa 8mila produttori agricoli, non ha accettato le sentenze emesse dal Tar prima e dal Consiglio di Stato poi e che confermano, di fatto, il “no” del Comune ad utilizzare il vecchio stabile, un tempo un pomodorificio, come sansificio. Un sansificio, tra l’altro, dai grandi numeri, dal momento che il progetto prevede che sia il terzo più grande d’Europa, capace di trasformare ogni giorno 13mila quintali di sansa in nocciolino, un combustibile per riscaldamento. Così il Consorzio ha presentato un nuovo ricorso per chiedere la revoca della precedente disposizione del Consiglio di Stato (20 giugno 2012). Nei giorni scorsi gli enti locali interessati e le associazioni hanno ricevuto la notifica del nuovo ricorso e si stanno preparando ad una nuova battaglia legale. Si tratta dei Comuni di Veglie, San Pancrazio, Porto Cesareo, San Donaci, Salice Salentino, che rientrano nel Parco del Negramaro dove sono coltivati vitigni pregiati, assieme alle associazioni dei produttori e all’associazione ambientalista “Italia Nostra”, che da sempre si sono schierate contro il progetto. Il nuovo ricorso contesta ai giudici del Consiglio di Stato l’“omessa considerazione di una formale censura riguardante la violazione del principio di libertà d’impresa sancito dalla Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea” e chiede un rinvio della controversia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per la qualificazione della sansa come prodotto agricolo. Come ha spiegato l’avvocato Pietro Quinto, difensore del Comune di Veglie, il Consorzio, riunendo 8mila produttori agricoli, sostiene di dover essere considerato, a sua volta, produttore agricolo e non un soggetto industriale e di dover pertanto considerare la trasformazione della sansa in nocciolino un processo inserito nella filiera agricola. Secondo il Consiglio di Stato, invece, l’attività di trasformazione non è “strettamente connessa con la trasformazione di prodotti agricoli”. E’ una produzione industriale e, come tale, non può essere esercitata in’area agricola, come è quella del Parco del Negramaro. Cioè, secondo il massimo organo di giustizia amministrativa, non è importante solo che il titolare del progetto sia un ente agricolo, ma è necessario che anche l’attività prevista nell’impianto sia di natura agricola. E la trasformazione della sansa in nocciolino non è una produzione agricola, ma industriale. Pertanto, dicono i giudici romani, non può essere autorizzata, in un’area agricola. “In discussione – commenta Quinto – la libertà di iniziativa economica di un’impresa, bensì la disciplina urbanistica di un comprensorio e la determinazione del Comune di Veglie, che, a buona ragione, si oppone che in una zona a vocazione agricola, destinata alle esigenze dell’agricoltura e della zootecnia del territorio possa insediarsi un sansificio, tra i più grandi d’Europa”. Spetterà adesso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea stabilire se la sansa sia qualificabile o meno come prodotto agricolo. Quello “bloccato” lo scorso giugno dal Consiglio di Stato è il secondo progetto relativo all’attivazione del sansificio di Veglie. Del primo progetto era titolare la “Oil Salento”, che si vide anare dal Tar e dal Consiglio di Stato l’autorizzazione all’avvio dell’opificio a seguito di ricorso avanzato da Comuni del circondario e da associazioni di categoria. I ricorrenti contestavano, anche in quell’occasione, la localizzazione della struttura, considerata non compatibile con le caratteristiche agricole dell’area. Dopo la vicenda, l’iniziativa fu ripresa dal Consorzio Agrario Salento Agricolo, che ottenne in affitto l’impianto dalla “Oil Salento” e, dopo l’insediamento dell’Amministrazione guidata dal sindaco Sandro Aprile, presentò una nuova proposta, subito rigettata dal Comune. Il Consorzio impugnò così la legittimità del provvedimento prima dinanzi al Tar e poi dinanzi al Consiglio di Stato, uscendo sconfitto in entrambi i procedimenti. E siamo all’oggi. Contro il megasansificio di Veglie si è costituito un forte fronte di opposizione, che riunisce il Comitato nato ad hoc, Comitato Ambiente Sano, oltre a Cgil, Confederazione italiana agricoltori, Consorzio di tutela e valorizzazione del Salice salentino dop, Italia nostra, Lega italiana per la lotta contro i tumori, Legambiente, Forum Ambiente salute, associazione Grande Salento, Nuova Messapia, Salento Terra D'Arneo-Turismo rurale, Azione Cattolica Veglie, Agesci Scouts Veglie 1. Tutti questi enti ed associazioni si sono opposti da subito alla presenza del mega opificio nelle terre del Negramaro, definendolo nocivo ed abusivo e ricordando che ad affermare la sua inopportunità sul territorio vi sia, oltre alle pronunce del Tar e del Consiglio di Stato, anche l'ordinanza di demolizione emessa dal Comune di Veglie e mai eseguita dalla proprietà. “Nelle nostre campagne si erge ancora indisturbato un camino alto 40 metri e la minaccia d'attivazione di bruciatori dalla potenza termica di 48 MW”, si leggeva in una nota di qualche tempo fa. Ora, alla luce delle sentenze di Tar e Consiglio di Stato, il Comune sta preparando una notifica da inviare al Consorzio Agrario Salento Agricolo nella quale si fissi la data per un sopralluogo dell’Ufficio tecnico presso l’opificio. Come ci ha anticipato il sindaco di Veglie Sandro Aprile, i tecnici controlleranno che le opere dichiarate abusive siano state effettivamente demolite; se non dovessero essere state eliminate, il Comune dovrà predisporre una nuova ordinanza di demolizione. Le opere, considerate abusive, sono quelle strettamente “industriali” che, dunque, non hanno ragione d’essere in un opificio agricolo che sorge in zona agricola. Si tratta di camini, forni ed altre componenti industriali, realizzate con Dia (dichiarazione di inizio attività) e che vanno eliminate. E la storia infinita riparte. Il territorio attende di sapere se quel camino che incombe sul Negramaro si accenderà mai. Articoli correlati: Sansificio: il caso approda al Tar Megasansificio: l'impianto è nocivo e abusivo

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