Ultim’ora. Ilva, arrestato Fabio Riva, latitante a Londra

Taranto. Finisce la latitanza di Fabio Riva: si nascondeva a Londra. Rimangono sotto sequestro un milione e 700mila tonnellate d'acciaio. Peacelink sollecita la risposta di Attolini sulla sicurezza alimentare

di Gabriele Caforio Si trovava a Londra, dove è stato arrestato, Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, e figlio del patron dell'Ilva Emilio Riva. Riva era ricercato dal 26 novembre scorso, quando vennero eseguiti gli arresti ai vertici del gruppo nell'ambito dell'inchiesta per disastro ambientale. 22 gennaio 2013 Ilva, no al dissequestro. Rischio contaminazione da diossina TARANTO – I prodotti finiti dell'Ilva rimangono sotto sequestro, quelli che per la Procura di Taranto sarebbero stati prodotti per profitto dall'Ilva all'indomani del sequestro degli impianti dello scorso 26 luglio. Si tratta di un milione e 700 mila tonnellate d'acciaio, per un valore di un miliardo di euro. Niente da fare quindi per l'acciaieria. Questa mattina anche la gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha accolto la richiesta della Procura tarantina sollevando la questione di legittimità costituzionale della legge 231 “Salva Ilva”. Secondo la Procura, il decreto è incostituzionale nella parte in cui sblocca i prodotti finiti perché crea un conflitto tra una legge del governo (la cosiddetta Salva-Ilva), che supera e ana un provvedimento giudiziario (il sequestro) scaturito da un'azione dei giudici. Lo scorso 15 gennaio il Tribunale di Taranto in funzione di Giudice d'Appello, ha depositato l'ordinanza in cui solleva la questione di legittimità costituzionale perché la Legge n. 231 del 2012, all'Articolo 3, violerebbe cinque articoli della Costituzione. Si tratta degli art. 3, 24, 102, 104 e112, violati nella parte in cui la Legge autorizza “in ogni caso” la società Ilva Spa di Taranto “alla commercializzazione dei prodotti ivi compresi quelli realizzati antecedentemente alla data di entrata in vigore” del Decreto n. 207 del 3 dicembre 2012. Si attendeva nel frattempo il pronunciamento della gip, arrivato questa mattina, che ha confermato quello del Tribunale. Ora il giudizio è sospeso fino al pronunciamento della Corte Costituzionale. Il primo incontro della Corte sull'ammissibilità del ricorso si terrà il prossimo 13 febbraio. Sempre in mattinata Ilva ha fatto sapere che “il presidente Bruno Ferrante ha presentato un'istanza alla Procura della Repubblica di Taranto con la quale chiede la revoca del provvedimento di sequestro preventivo disposto in data 22 novembre 2012, con l'impegno di destinare le somme ricavate dalla commercializzazione del prodotto sequestrato alle opere di ambientalizzazione previste dall'Aia, alla remunerazione delle maestranze e a quanto altro necessario per la sopravvivenza dell'azienda”. Infatti ieri, lo stesso Vendola suggeriva la costituzione di un “lodo” (giuridicamente una soluzione di arbitri, extragiudiziale, che acquista efficacia di sentenza giudiziale) chiedendo all'azienda di presentare “subito istanza di dissequestro dei materiali finiti vincolando i ricavi della vendita al pagamento delle retribuzioni e all'avvio degli interventi di ambientalizzazione”. Porterebbe invece in “un vicolo cieco” continuare a colpi di decreto, così come aveva ipotizzato, sempre ieri, il ministro dell'Ambiente Corrado Clini che domani sarà a Taranto. Tuttavia, il braccio di ferro tra Procura, Ilva e Governo sui prodotti finiti è al limite già da alcuni giorni. Venerdì scorso infatti, nel vertice d'emergenza che si è tenuto a Palazzo Chigi, tra Governo, istituzioni locali, parti sociali e Ilva, sulla questione tarantina, tutte le parti avevano ribadito “che, nell'assoluto rispetto della Magistratura e nell'intento comune prioritario di tutelare l'ambiente e la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, ed in attesa del giudizio di costituzionalità in corso, debba essere applicata integralmente e immediatamente la legge (decreto-legge 3 dicembre 2012 n. 207 convertito in legge 24 dicembre 2012 n. 231) da parte di tutti i soggetti interessati, così da innescare il circolo virtuoso risanamento ambientale/tutela della salute/tutela dell'occupazione che deve risolvere il problema Ilva di Taranto”. Intanto, lo scorso 17 gennaio, la prima sezione penale della Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari, con l'accusa di disastro ambientale, per Emilio Riva patron dell'Ilva, suo figlio Nicola Riva e Luigi Capogrosso ex direttore dello stabilimento. L'ordinanza di custodia era stata eseguita, dal Tribunale di Taranto il 26 luglio 2012. Si attende ancora, invece, la risposta dell’assessore alla Salute della Regione Puglia, Ettore Attolini in merito alla richiesta avanzata l’11 ottobre 2012 dall’associazione ambientalista di Taranto Peacelink e relativa alla sicurezza alimentare nell’area di Taranto. La richiesta riguardava soprattutto le “misure cautelative per verificare la presenza di diossina in galline, uova, lumache e cacciagione”. Visto il silenzio di Attolini, oggi il presidente dell’associazione, Alessandro Marescotti, ha inviato una lettera all’assessore in cui sollecita la sua risposta. Articolo correlato: Ilva salva per decreto. E io pago

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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