Processo ‘La Fiorita’. Le intercettazioni

Bari. 150mila conversazioni telefoniche sono state utilizzate dagli inquirenti per ricostruire i rapporti tra Fitto, Angelucci, Pagliaro e gli altri imputati

BARI – Sono circa 150mila le intercettazioni di cui si sono serviti gli inquirenti per condurre le indagini a carico di 42 imputati, scoperchiando una zona grigia in cui le pressioni e le ingerenze politiche sulla gestione degli appalti pubblici veicolano e orientano affari e informazione. Al di là dell’esito del processo, è questo il dato certo e inconfutabile che viene fuori dalle indagini. Raffaele Fitto, Giampiero Angelucci e Paolo Pagliaro sono i tre imputati eccellenti nel processo “La Fiorita”. La consistente mole di conversazioni registrate ha permesso di ricostruire i rapporti tra Fitto e i due editori, e i tentativi di Fitto orientare gli appalti sanitari pubblici e l’informazione locale. Interessante l’intercettazione è relativa alla conversazione tra Mario De Donatis, ex capo di Gabinetto di Fitto, e Vincenzo Pomo, dirigente dell’Ares. I due parlano dei “rapporti ormai compromessi tra molti dirigenti apicali della Regione Puglia” e Fitto, che secondo loro, ha “pretese illegittime”. In particolare, De Donatis racconta a Pomo di essersi rifiutato di firmare due delibere (una relativa al Fondo di rappresentanza del Presidente e l’altra relativa ad un incarico di capo ufficio stampa), mentre Pomo rivela a De Donatis dell’aggressione verbale di Fitto a Morlacco (direttore generale dell’Ares), che si è rifiutato di fare una delibera per “l’estensione della gara delle Rsa” gestite Angelucci, che, secondo Fitto, sarebbero dovute passare da 11 a 14. De Donatis, a sua volta, risponde: “Anzi, se revocano tutto, è meglio”, riferendosi alle modalità di aggiudicazione dell’appalto ad Angelucci. Mario De donatis, esponente di spicco dell’Udc e assessore a Galatina per le politiche comunitarie, ne uscirà indenne fin dalla prim’ora, dimostrando, intercettazioni alla mano, una condotta morale specchiata. Altre intercettazioni gettano luce sul rapporto di confidenza tra Fitto e Pagliaro. E’ il periodo della campagna elettorale per le Regionali pugliesi del 2005: lo scontro è tra Fitto e Vendola, che bloccherà a Fitto la strada della riconferma in Regione. Nel rivolgersi a Fitto, l’editore di TElerama lo chiama con il diminutivo di “Raff”. Niente di strano: sono compari: Fitto ha battezzato il figlioletto di Pagliaro. Poi, usa il termine “squagliato”, riferendosi a Vendola, dopo il faccia a faccia con Fitto su Telerama, i cui esiti sull’elettorato, secondo Pagliaro, sono stati “positivissimi”. Pagliaro tifa Fitto: “Non gli hai fatto più parlare – dice Pagliaro in una telefonata del 27 febbraio 2005 – lo bloccavi subito su ogni cosa e poi se ne è andato a puttane e l’hai sfrugugliato proprio”. Da quel confronto Pagliaro – riferisce a Fitto – ha avuto “effetti incredibili, eccezionali” e “infatti io adesso lo sto mandando in onda – dice – considera oramai questa è la quinta volta”. Il servizio va in onda anche su Puglia Channel, tanto che, dice Pagliaro a Fitto, “da tutta Italia, dalla Moldavia don Cesare (Lodeserto, ndr) l’ha vista, per capirci”. Poi Pagliaro rassicura Fitto sull’eco di quel confronto: “Ma infatti – gli dice – io sto rimandando e rimandando (in onda, ndr), perché poi…”. Di fatto orientando il palinsesto televisivo per garantire una maggiore visibilità all’ex presidente della Regione. Nel corso di un’altra conversazione, Pagliaro chiede a Fitto: “Raffaele, visto che ci sei, vuoi fare una chiamata alla Seap, che sta prevedendo una campagna pubblicitaria”. Fitto risponde: “Gliel’ho già detto”. E subito dopo chiama Domenico Di Paola, amministratore della Seap, dicendogli: “Bene, nella programmazione che stai facendo, seguimi con attenzione Telerama che ci tengo”. A questa seguiranno altre telefonate; alla fine Pagliaro avrà un contratto pubblicitario da 5.700 euro. Ancor più interessante la manipolazione dell’informazione, anche all’interno dei telegiornali di Telerama: “Dovremmo riuscire a farlo vedere a tutto il mondo (…) bisogna potenziarla, come facciamo”? Aveva chiesto Fitto a Pagliaro, riferendosi al faccia a faccia su Telerama tra lui e Vendola il quale, a parer loro, ne era uscito perdente. “E niente, bisogna riprendere qualche stralcio e farlo diventare un servizio giornalistico… dirlo un po’ a tutte le televisioni”, aveva risposto l’editore. Articoli correlati: ‘La Fiorita'. Prescritti 36 capi di imputazione. Fitto: ‘Preferisco l'assoluzione' (7 febbraio 2011) Fitto rinviato a giudizio per corruzione. “Prosciolto dalle accuse più infamanti” (13 dicembre 2009) Tangenti. Chiesto il processo per Fitto (13 ottobre 2009) A Lecce veleni e vendette (a suon di tv) (22 febbraio 2012) Processo Cedis, Fitto assolto (22 ottobre 2012) Fitto, Angelucci, Pagliaro, la Procura chiede la condanna (21 gennaio 2013)

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