Too much grazia

Le conseguenze di un sorriso in una canzone portoghese

Lo so che la pioggia scroscia abbondante e intasa le fogne, che l’amore è breve e lascia i lividi, ma voglio volare. Fatemi volare, per favore; sono una “mariposa”, io! Lo cantano, in una specie di preghiera per voce femminile, chitarre e contrabbasso, i portoghesi Deolinda. La poesia, con o senza musica, è sempre stata piena di donne che passano e fanno tremare l’aria e i cuori di uomini che possono solo guardare spalancando gli occhi e torcendo il collo (ne abbiamo parlato qui). Ogni tanto, però, la funzione angelicale può toccare anche ai maschietti. Infatti in questa canzone è lei che lo vede passare in un contesto banale, né esotico né particolarmente romantico. Ma lui sorride, e quel brutto quartiere diventa perfetto: la pozzanghera ora è un lago, la monnezza accatastata è un giardino. Pensa cosa succederebbe se, oltre a sorridere, lui le rivolgesse pure la parola. Sebbene, a volte, sia proprio il passaggio alla parola a guastare tutto, qualunque oggetto del desiderio si sentirebbe quantomeno inadeguato dinanzi a cotanta metamorfosi. Il troppo stroppia e la grazia va dosata. Troppa grazia sant’Antonio, si usa dire in certe parti d’Italia. I Bee Gees dicevano too much heaven.

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