Fibrillazioni PD in Puglia: parla Ginefra

 

Roma. Intervista esclusiva al deputato del Partito Democratico Dario Ginefra

Mario Monti “sale” in politica, presentando la sua “Scelta Civica con Monti per L’Italia”, e sferra il suo “primo attacco” all’alleanza PD – SEL, definendola conservatrice sui temi del lavoro. Il segretario del PD Pierluigi Bersani dal canto suo, assieme al vice Enrico Letta, si dice disponibile ad aprire a Monti ed al suo programma. Abbiamo voluto ascoltare su questi temi il deputato del Partito Democratico Dario Ginefra che interpellato sulla possibile alleanza post-elettorale con Monti precisa: “Anche io ho trovato le parole del vice segretario Letta forse inopportune rispetto all’elettorato tradizionale del centrosinistra, però c’è grande onestà intellettuale nel momento in cui si avvisa l’elettorato che in assenza di una maggioranza chiara prevarrà l’atteggiamento di responsabilità. L’auspicio però è – aggiunge – che il centrosinistra nell’alleanza PD – SEL – SOCIALISTI possa avere i numeri per governare con tranquillità”. E sulle dimissioni del segretario regionale Sergio Blasi, presentate per disaccordi sulle modalità di composizione delle liste elettorali e subito ritirate, dicono alcuni, in cambio della promessa di candidatura alla presidenza della Regione Puglia da parte di Pierluigi Bersani dice: “Questa promessa non sarebbe nello spirito del Partito Democratico, che ha già in campo una forte personalità come Guglielmo Minervini, un altro candidato in pectore che è il sindaco di Bari Michele Emiliano. Qualora vi dovesse essere anche la disponibilità di Sergio a correre per la presidenza della Regione Puglia non si potrà prescindere da quella che è diventata la regola del Partito Democratico: lo strumento delle primarie. Il Premier uscente Monti ha “bollato” l’alleanza PD-SEL come conservatrice, soprattutto sui temi del lavoro. Tuttavia il Governo dei tecnici ha potuto smantellare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori proprio grazie al vostro sostegno in parlamento. Allora in cosa si concretizzerebbe l’anima conservatrice del PD sui temi del lavoro? Non sono assolutamente d’accordo sul fatto che l’articolo 18 sia stato smantellato. Anzi proprio grazie a noi e all’iniziativa politica di Bersani questo non è avvenuto. Non credo che Mario Monti si riferisse all’articolo 18 perché da persona che conosce bene sia l’economia che il mondo del lavoro sa che la sua rilevanza dal punto di vista sostanziale è assai marginale, anche se da quello simbolico è molto importante. Per quanto riguarda la valutazione che ha fatto circa il rischio di un mancato riformismo in caso di vittoria del centrosinistra durante gli anni del nostro governo questa preoccupazione è stata sistematicamente smantellata con i fatti. Monti appare chiaramente concentrato ad attaccare chi è l’avversario politico principale in questa competizione elettorale perché cerca di rappresentare il campo del centrodestra. Questo ci sorprende perché durante questo anno di governo il PD, sia pur svolgendo fino in fondo la propria parte, è stato l’alleato più leale nei comportamenti istituzionali. Monti fin dal giorno del suo insediamento aveva in tutte le sedi e in ogni occasione affermato che per lui era un impegno straordinario ed irripetibile. Evidentemente in queste ore sta venendo meno ad una serie di impegni che aveva in primo luogo assunto con se stesso ed entra in una dinamica che non è più quella del Presidente del Consiglio che ha a cuore il paese ma del competitore politico che in campagna elettorale usa anche toni accesi per dare visibilità al proprio campo. Da parte del segretario Bersani c’è stata invece una apertura post-elettorale al programma di Monti. Allora l’Agenda Bersani rischia di diventare l’Agenda Monti? In primo luogo, per quanto riguarda il distinguo tra i due programmi, di Monti si parla della personalità Monti e solo giorno dopo giorno si iniziano ad intuire i suoi punti di programma. Il centrosinistra ha invece con la sua Carta d’intenti definito una traccia. Una traccia che chiaramente non parla solo di tenuta dei conti pubblici e di rigore nella gestione della cosa pubblica, cosa che peraltro ha caratterizzato ogni governo a guida Prodi e di centrosinistra nel corso di questi anni, ma anche e chiaramente di quella fase due che era stata annunciata da Monti per il suo governo fin dall’inizio del suo mandato e che mai si è realizzata. Noi riteniamo che occorra sviluppare ed accelerare le forme di investimento in opere strategiche ma anche nello sblocco di piccoli cantieri, che possono essere nuovamente azionati rivedendo il patto di stabilità per gli enti locali e i decisori territoriali e quindi creare occupazione e lavoro, rilanciare la ripresa economica che a nostro avviso è stata un po’ trascurata da una politica di Monti. Per quanto riguarda le parole usate dal segretario Bersani, chiaramente non viene meno quell’atteggiamento di responsabilità che ha caratterizzato la scelta iniziale con la quale si è dato vita al governo Monti. Noi avremmo vinto senza ombra di dubbio e a mani basse le elezioni un anno fa ma abbiamo preferito mettere l’interesse del paese davanti a tutto. Ciò non toglie come con quel gesto Pierluigi Bersani abbia dato un messaggio che valeva ieri, vale oggi e varrà domani, anche di fronte all’eventualità, che noi non auspichiamo, di un mancato raggiungimento al Senato della maggioranza. Bersani ha avviato la campagna elettorale con un atteggiamento di grande responsabilità e chiarezza per il paese. Non sta promettendo sogni, non sta vendendo fumo e sta responsabilizzando l’elettorato rispetto alle scelte che andranno compiute. Tra queste c’è anche l’ipotesi che in assenza di un sostegno pieno al centrosinistra anche al Senato si debba ricorrere ad una formula di condivisione delle responsabilità con quello che in questo momento è il campo con cui si hanno maggiori punti di contatto, se non altro l’interesse nazionale, rispetto alla dimensione particolare che ha sempre caratterizzato l’azione del centrodestra e che sembra essere caratterizzante anche in questa nuova campagna elettorale. Anche io ho trovato le parole del vice segretario Letta forse inopportune rispetto all’elettorato tradizionale del centrosinistra, però c’è grande onestà intellettuale nel momento in cui si avvisa l’elettorato che in assenza di una maggioranza chiara prevarrà l’atteggiamento di responsabilità. Perché il Partito Democratico non apre al movimento di Antonio Ingroia, Rivoluzione Civile? La definizione del programma, soprattutto in ambito economico, da parte di Rivoluzione Civile si sta delineando in queste ore e stiamo parlando di un raggruppamento che non ha connotazioni definite se non quella di una delle forze politiche che sostengono questo cartello cioè Italia dei Valori che, in questo anno di governo tecnico, ha avuto un atteggiamento, molto particolare, da noi non condiviso perché non aveva al centro l’interesse collettivo bensì quello particolare di un campo politico. Nonostante il tentativo di pentimento dell’ultimo Di Pietro non è facile costruire azioni comuni nel momento in cui si è freschi di un atteggiamento che, posso assicurare dal punto di vista parlamentare, è stato in alcuni momenti estremamente duro nei modi e nei toni. Quindi le premesse di un eventuale dialogo vanno costruite nel merito e non semplicemente con una disponibilità a prescindere. Con Monti ci distingue la parte relativa all’accelerazione dell’intervento in materia di rilancio dell’occupazione e dell’infrastrutturazione del paese e del mezzogiorno rispetto alle lentezze imperdonabili di una parte dei suoi ministri e ci unisce il senso di appartenenza a questo paese, il senso di responsabilità con cui si è lavorato in questi mesi, pur dovendo ciascuno fare un passo indietro in certe occasioni rispetto alle posizioni di partenza. L’auspicio però è che il centrosinistra nell’alleanza PD – SEL – SOCIALISTI possa avere i numeri per governare con tranquillità. Cosa pensa delle dimissioni, poi ritirate, del segretario regionale Sergio Blasi, in merito alla composizione delle liste e alla vicenda dei cosiddetti “paracadutati” cioè dei candidati non pugliesi inseriti nelle liste PD della nostra regione? Alcuni dicono che la retromarcia del segretario sia avvenuta perché Bersani avrebbe promesso a Blasi la candidatura alla presidenza della Regione Puglia…… Credo che questa sia un’ipotesi di fantasia. Forse Sergio nel rispondere a quello che era il mandato della direzione regionale in un certo momento della trattativa ha avuto una reazione magari propedeutica per portare a compimento quella trattativa secondo gli indirizzi della direzione regionale e quindi si sia lasciato andare ad una dichiarazione a cui è poi seguita una piena inversione di marcia. Questa promessa non sarebbe nello spirito del Partito Democratico, che ha già in campo una forte personalità come Guglielmo Minervini, un altro candidato in pectore che è il sindaco di Bari Michele Emiliano. Qualora vi dovesse essere anche la disponibilità di Sergio a correre per la presidenza della Regione Puglia non si potrà prescindere da quella che è diventata la regola del Partito Democratico e cioè lo strumento delle primarie. Quale è stato il traguardo più importante che ha raggiunto in questa legislatura e quale iniziativa rimasta in sospeso riprenderà immediatamente dopo la sua eventuale rielezione? Sicuramente la soddisfazione più grande è stata raggiunta con il lavoro, condotto con l’intera filiera istituzionale, riguardante il nodo ferroviario di Bari, opera di cui sentivo parlare da quando ero bambino e di cui entro l’anno inizieranno i lavori, importantissima non solo per gli assetti urbanistici della città di Bari ma anche per l’altra opera, anch’essa importante e frutto di un lavoro di squadra, che è l’alta velocità Bari – Napoli, elemento di infrastrutturazione trasportistica che ci collegherà al resto d’Europa. Per quanto riguarda le cose da proseguire, oltre alle tante per il mio territorio, c’è una Proposta di Legge sul limite massimo dei tre mandati che ha trovato, soprattutto nella fase finale della legislatura, attenzione da parte del segretario Bersani e che è diventata una delle bandiere dell’azione di rinnovamento e ringiovanimento del partito. Verrà sicuramente ripresentata per trovare tutti quei favori, anche riconducibili persino ad esponenti del PDL. Credo ci siano le condizioni per fare una legge simile a quella riguardante l’elezione dei sindaci, dei presidenti di provincia e delle regioni. L’introduzione di un tetto massimo non significa fine dell’esperienza politica e parlamentare ma consente e obbliga chi arriva a tre mandati parlamentari di fare, diciamo, una legislatura sabbatica, un bagno totale nella vita reale per riconnettersi al mondo, qualora non vi sia stata l’opportunità di farlo durante l’attività legislativa. Ciò permetterà di verificare anche se la longevità politica è figlia di una capacità di riconoscimento del ruolo svolto oppure, più semplicemente, di una forma di autoconservazione alimentata talvolta dalle forme più estreme e più becere del clientelismo che spesso accompagna taluni rappresentanti istituzionali soprattutto nel mezzogiorno d’Italia.

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Info sull'autore

Salvatore Ventruto

Giornalista pubblicista. Ossessionato dal dubbio, prigioniero della curiosità.

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