Marrella, la storia letta sui quaderni di scuola

// L’INTERVISTA. Casarano. Colleziona più di 3mila quaderni antichi. A cui chiede le informazioni che i libri di storia non raccontano

CASARANO – Leggere la storia. Non sui libri, sui quaderni. Studiare le copertine dei taccuini degli studenti di una volta per capire quali fossero gli “ideali” da propagandare. E’ ciò che fa lo storico Luigi Marella, di Casarano. Che da alcuni anni è alle prese con una collezione-studio particolare: i quaderni d’epoca, appunto. Usati come mezzo divulgativo di idee perché avevano una capacità di diffusione enorme ed in questo modo raggiungevano tutti gli strati della popolazione.

quaderno Marrella 1

Milano 1848; la copertina di questo quaderno “racconta” le Cinque giornate di Milano esaltando la figura di Carlo Cattaneo Marrella ha studiato le copertine dei quaderni fascisti ne “I quaderni del duce” (1995). E poi è andato oltre, chiedendosi se i quaderni di scuola abbiano avuto un ruolo di divulgazione e di “propaganda” anche in altre epoche. Ad esempio durante il Risorgimento. Il suo ultimo lavoro, “Quaderni d’Italia, compagni di scuola” si concentra sul periodo precedente il Fascisno, dall'Unità d'Italia agli anni Venti. Le copertine in quest'epoca riportano vedute di città, paesaggi o semplici motivi decorativi di tipo geometrico. Nell'epoca risorgimentale, la fanno da padrone le immagini che inneggiano agli ideali di patriottismo e di senso civico e in molti casi riportano il ritratto del patriota di cui si esaltano le virtù morali e le gesta storiche ed eroiche.

quaderno Marrella 2

“Carità verso il prossimo” è l'ideale proposto dalla copertina di questo quaderno del 1900-1901 Oggi la collezione di Marrella, iniziata alla fine degli anni ’80, comprende più di 3mila quaderni antichi. Ognuno di essi ha qualcosa da raccontare. E’ appartenuto ad uno studente, ha raccolto i suoi appunti, ha comunicato un’epoca. Per questo ogni nuovo ritrovamento è un passo in avanti verso la ricostruzione storiografica di un tempo. Leggendo una fonte mai davvero approfondita prima d’ora.

quaderno Marrella 3

Il Cinquantenario della nascita del Regno d'Italia; il quaderno risale al 1911-12 Prof. Marrella, qual è stato il pezzo “numero uno” della sua collezione? “In realtà non c’è mai stato un numero uno. La prima volta (fine anni ’80), infatti, mi sono imbattuto casualmente in un gruppo di cinque quaderni che, inequivocabilmente, rinviavano – grazie alle immagini di copertina – al periodo fascista. Da qui è nato l’interesse a cercarne altri per capire bene quali temi e valori erano stati proposti, durante il Ventennio, ai giovani scolari italiani. I risultati furono pubblicati nel mio primo volume ‘I quaderni del duce. Tra immagine e parola’ del 1995”. Ci sono aneddoti legati al ritrovamento di qualche quaderno? Situazioni particolari in cui la scoperta è stata particolarmente piacevole? “Su questo non ho bisogno di spremere molto i miei ricordi. Pochi anni fa, rovistando nella soffitta della casa in cui era nato mio padre, ho trovato un piccolo involucro super impolverato; conteneva alcuni quaderni scritti verso la fine dell’800. Erano appartenuti, senza ombra di dubbio, a mia nonna Cosima Fersini (il suo nome ricorreva più volte) che allora (parliamo del 1889) frequentava la quinta classe elementare. Non l’ho mai conosciuta perché, quando sono nato, lei non c’era più da un bel pezzo. È quasi inutile, perché facilmente intuibile da tutti, spiegare l’emozione da me provata quando ho incominciato a sfogliare le pagine e leggere i suoi temini in bella scrittura. Era come incontrarla direttamente per la prima volta; la scrittura ha questo di bello: fissa per sempre i nostri pensieri. E mi parlava con un linguaggio che per me, uomo di scuola, risultava familiare. Due di questi componimenti li ho inseriti in ‘Fratelli d’Italia, compagni di scuola’”. Qual è il quaderno più antico in suo possesso? Ed il più nuovo? “Quello del ‘nuovo’ è un problema aperto, nel senso che sono io a decidere quando e dove fermarmi. In altri termini, ho scelto di non spingermi oltre gli anni ’60 del ‘900; diciamo – per semplificare – il 1961, centenario dell’unità d’Italia. Per quanto riguarda il più antico, ovviamente mi riferisco ai quaderni illustrati, esso reca – in copertina – la data 1865, scritta dal pennino di un giovane studente”. Dove tiene conservato il suo patrimonio di quaderni antichi? “Poiché essi costituiscono per me ‘materiale di lavoro’, vale a dire fonti documentarie importantissime di carattere storico, ho necessità di consultarli spesso, sulla base del tipo di ricerca che porto avanti in un determinato momento. Per cui, dovendo averli a disposizione spesso, l’unico posto adatto per la loro conservazione/consultazione è la mia abitazione privata»”. Quale quaderno le manca? Cioè: quale vorrebbe trovare? “La mia non è una ‘collezione’ in senso classico, come può essere quella di monete, francobolli, sorpresine kinder e similari. Anzi, per certi aspetti, odio la insulsa maniacalità, ai limiti del patologico, di alcuni collezionisti, che farebbero follie (soprattutto di natura economica) per avere, appunto, il pezzo mancante o la ‘varietà’ di uno che già possiedono. È, invece, una raccolta di materiali particolari, i quaderni di scuola, fino ad una ventina di anni fa completamente ignorati come fonte storiografica (storia dell’illustrazione, del costume, della pedagogia, delle ideologie, ecc.). Per cui non vado alla ricerca del pezzo mancante. Eppure, ora che ci penso, sono ormai numerosi anni che mi sforzo di ricostruire una serie di quaderni, formata da 16 pezzi, edita tra il 1936 e il 1937, che ha una peculiarità: nella quarta di copertina vi è un testo a stampa che riporta – a puntate – una biografia di Mussolini ad uso e consumo dei bambini. Sarebbe per me estremamente importante riuscire a ricostruirla per intero. Ormai uno solo, appunto, è l’anello mancante. Quando (e se) lo ritroverò, pubblicherò l’intera biografia, accompagnandola con una presentazione adeguata. È probabile, quindi, che anche io faccia parte della folta schiera dei maniaci”. Che emozione si prova ad ogni ritrovamento? “L’emozione è strettamente correlata all’importanza del ritrovamento. E può essere innanzitutto di natura umana e strettamente personale, come nel caso dei quaderni di mia nonna, come ho detto prima; ma questo può accadere una, massimo due volte nella vita. Più diffusa è ovviamente l’emozione – almeno per me – di carattere storico: ciò accade ogni qualvolta un ritrovamento riesce a stimolare prospettive di ricerca nuove e originali. Questo campo – nuovo ed originale in sé – è pieno di sorprese. Un solo esempio: recentemente ho scoperto che esistono quaderni, editi poco dopo la fine del secondo conflitto mondiale, che in copertina presentano illustrazioni a tema resistenziale. Problema: quanto era esteso e come veniva raccontato il fenomeno ‘Resistenza’ sui quaderni di scuola? Chi erano i soggetti del racconto? Abbiamo da lavorare ancora per molti anni”.

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