Femminicidio. Le azioni della Puglia per contrastarlo

Bari. 18 centri antiviolenza, 5 case rifugio, 16 strutture in costruzione per un valore di 5,5 milioni di euro. Così la Regione combatte la violenza alle donne

BARI – “Ogni tre giorni una donna muore ammazzata per mano di un uomo. In Italia ne sono morte 110 dall'inizio dell'anno, quasi tre donne a settimana”. Con queste parole l'assessora regionale al Welfare Elena Gentile ha aperto i lavori della conferenza stampa che si ė tenuta lo scorso 21 novembre alla presenza della consigliera di parità Serenella Molendini e delle consigliere provinciali, Stella Sanseverino (Bari), Stefania Campanile (Bat), Antonietta Colasanto (Foggia), Alessia Ferreri (Lecce) e Barbara Gambillara (Taranto) per presentare le attività della Regione Puglia a contrasto della violenza sulle donne. Dal 2008 al 2011, le vittime di femminicidio in Puglia sono state 28. “Il femminicidio – ha detto Gentile – non ė una questione che ha a che fare con gli inquirenti che se ne occupano ma riguarda ogni uomo e ogni donna del nostro Paese, ė il sintomo di un disagio profondo, di un corto circuito culturale su cui i decisori hanno la responsabilità politica di intervenire con tempestività ed efficacia, sia per diffondere una cultura inclusiva che riproponga le differenze di genere, combattendo ogni atteggiamento sessista, sia per contrastarne il fenomeno, sia per prendersi cura delle vittime”. // La Puglia contro la violenza di genere Parte a fine 2008 l’intervento sistematico della Regione Puglia rispetto al fenomeno della violenza contro donne e minori con l’approvazione del “Programma Triennale di interventi 2009-2011”, le cui azioni vengono confermate e rafforzate nel secondo Piano Regionale delle Politiche Sociali (PRPS 2009-2011), approvato ad ottobre 2009 nel quale vengono introdotte alcune priorità, veri e propri obiettivi di servizio, che qualificano le attività di prevenzione e contrasto. Ad agosto 2010, un altro passo importante è rappresentato dall’approvazione delle “Linee Guida Regionali per la rete dei servizi di prevenzione e contrasto alla violenza”, con cui viene definito il modello di governo per la costruzione e il potenziamento della rete dei servizi, vengono attribuiti ruoli e funzioni specifici ai soggetti coinvolti, specificati i requisiti per la composizione e il funzionamento delle équipe integrate multidisciplinari e introdotti alcuni standard qualitativi a cui la rete territoriale dei servizi deve tendere, ad integrazione di quanto già definito dal regolamento regionale n.4/2007. L’attuazione del modello è affidata alle Province che, di concerto con gli Ambiti territoriali, hanno la responsabilità di redigere prima e coordinare poi il PIL – Piano di Interventi locale. Il PIL diviene lo strumento pianificatorio di tutti gli interventi previsti da attivare su un determinato territorio con le diverse fonti finanziarie, regionali, nazionali ed europee. Oltre al coordinamento del PIL, le Province hanno la responsabilità di realizzare gli interventi di animazione, formazione, comunicazione, networking, per le quali vi sono risorse aggiuntive messe a disposizione dalla Regione. I sei Piani provinciali sono stati approvati ad agosto 2011. Il PRPS fissa tre obiettivi di servizio da raggiungere entro fine 2012: • il pieno funzionamento di almeno due centri antiviolenza per territorio provinciale • il pieno funzionamento di almeno una casa rifugio per vittime di violenza • la costituzione di un’équipe multidisciplinare integrata per Ambito territoriale (45 ambiti) per la presa in carico delle vittime. // I centri antiviolenza A novembre 2012 risultano attivi sul territorio regionale complessivamente 18 Centri antiviolenza (con gli standard di cui all’art. 107 Reg. reg 4/2007), di cui dieci autorizzati e regolarmente iscritti nel registro regionale e otto che hanno avviato le procedure di autorizzazione. In particolare, ce ne sono quattro in provincia di Bari, quattro in quella di Brindisi, tre nella Bat, uno nella provincia di Foggia ed uno in quella tarantina. Nella provincia di Lecce ci sono cinque centri antiviolenza: due a Lecce, uno a Galatina, uno a Parabita ed uno a Squinzano. Rispetto alla previsione dei due CAV per provincia, 12 CAV in totale, il numero è ampiamente al di sopra di quello indicato dalla programmazione regionale. Tuttavia le Province di Foggia e Taranto registrano attualmente la presenza di un solo CAV ciascuna. Rispetto alle strutture residenziali, attualmente sono operative cinque case rifugio sulle sei previste per vittime di violenza. Anche per la Provincia di Bari è stata già individuata la struttura che dovrà essere autorizzata ai sensi dell’art. 80 del regolamento regionale. Accanto a queste strutture, tuttavia, funzionano ulteriori centri che accolgono le vittime di violenza o di tratta, rispondenti ad altre tipologie di servizi residenziali. Un ritardo si registra relativamente alla costituzione e/o all’operatività delle équipe integrate multidisciplinari di Ambito territoriale. Ma, ha spiegato l’assessora Gentile, è legato alla complessità dell’integrazione socio-sanitaria che richiede linee guida, protocolli operativi, piani personalizzati di assistenza e l’integrazione interistituzionale con sanità, scuola, giustizia, privato sociale. Oltre ai tre obiettivi di servizio vincolanti, il panorama dei servizi di prevenzione e contrasto alla violenza è arricchito da alcuni sportelli antistalking (presso il CAV SAVE di Trani, il Movimento internazionale antistalking, antipedofilia di Canosa e presso il Centro Risorse Famiglia della provincia di Brindisi), da Centri di ascolto e da numeri telefonici per il pronto intervento. // I centri antiviolenza. L'attività I dati relativi all’attività dei centri antiviolenza presenti in Puglia sono stati resi noti dalla Gentile nel corso della conferenza stampa del 21 scorso. Si tratta tuttavia di dati parziali perché relativi a soli sei CAV pubblici o privati convenzionati e relativi al 2011. Bari CAV “La luna nel Pozzo” gestito da una cooperativa: 111 interventi di cui 14 in favore di minori. Attivata l’equipe multidisciplinare integrata Comune/Asl. Brindisi CAV “CrisALIde”, gestito da una cooperativa: 209 interventi di cui 75 minori inviati dal Servizio Sociale Professionale. Il CAV opera con i servizi anche per la presa in carico dei minori. Foggia Ha attivato solo nel 2011 un Centro antiviolenza, di intesa con i Servizi Sanitari. Gli interventi realizzati negli ultimi tre mesi dell’anno sono stati 16. Presso il CAV del Comune opera anche l’equipe integrata multidisciplinare Comune/Asl. Taranto CAV privato “Sostegno Donna” in convenzione con il Comune di Taranto solo dal 2012. Gli interventi nel 2011 sono stati 70. Non ancora attivata l’equipe multidisciplinare integrata Comune/Asl. Lecce Il Comune ha una convenzione con il Cav “Renata Fonte”: 270 interventi. Non ancora attivata l’equipe multidisciplinare integrata Comune/Asl. Bat Andria: 54 interventi Attivata l’equipe multidisciplinare integrata Comune/Asl. // I programmi di intervento e le strutture in cantiere Alle risorse programmate dagli Ambiti nei Piani di Zona e confermate nei PIL, relative agli obiettivi di servizio (équipe integrate, centri antiviolenza, servizi residenziali) e ad altri interventi di prevenzione e contrasto alla violenza (come gli interventi di sostegno economico e formativo per l’autonomia e l’indipendenza delle donne che voglio uscire dalla violenza), si aggiungono le risorse programmate per la gestione dei servizi sovra ambito pari a 900mila previste dal II Piano di azione per le Famiglie e i 2 milioni e 300mila euro per le attività di animazione, comunicazione e formazione e per il potenziamento delle équipe multidisciplinari la cui gestione è diretta responsabilità delle Province. Sono in fase di realizzazione 16 interventi per la costruzione o adeguamento di case rifugio e di centri antiviolenza per un valore complessivo di circa 5,5 milioni di euro a valere sul Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR).

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