Trivelle. Bordo propone una zona di protezione del Mar Adriatico

 

Roma. La proposta di legge del deputato del Pd permetterebbe l’interruzione dell’autorizzazione già concessa alla Petroceltic

ROMA – Le “attenzioni” delle grandi multinazionali petrolifere sul Mar Adriatico stanno vertiginosamente aumentando. Di riflesso sono cresciute le preoccupazioni dell’opinione pubblica, alla luce soprattutto dell’autorizzazione recentemente rilasciata dal Ministero dello Sviluppo Economico, acquisito il parere positivo del Ministero dell’Ambiente, alla società Petroceltic Elsa per lo svolgimento di indagini geosismiche al largo delle Isole Tremiti. Tali indagini si concretizzano nella perforazione del fondo marino fino ad una profondità massima di 2.800 metri. Sul tema l’onorevole del Partito Democratico Michele Bordo ha presentato una proposta di legge, la n. 5498, mirante ad istituire “la zona di protezione ecologica del Mare Adriatico”, con l’obiettivo “di salvaguardare e valorizzare le nostre acque e le comunità che si affacciano sulle coste del mare adriatico ed impedire che il nostro mare, anziché essere utilizzato per la sua funzione naturale e per quello che può offrire, venga invece sfruttato per svolgere attività di ricerca finalizzata all’estrazione del petrolio”. “Inoltre – incalza Bordo – l’approvazione di questa legge permetterebbe anche l’interruzione dell’autorizzazione già concessa alla Società Petroceltic Elsa”. La sua proposta di legge prevede l’istituzione di una “zona di protezione ecologica del Mare Adriatico”. Può spiegarci più approfonditamente questa sua iniziativa? “Come primo firmatario, insieme a molti colleghi, soprattutto pugliesi, ho presentato una proposta di legge, che prevede l’istituzione di una zona di protezione ecologica del mare Adriatico, perché riteniamo che questo sia il modo migliore per salvaguardare e valorizzare le nostre acque e le comunità che si affacciano sulle coste adriatiche e per impedire che il nostro mare anziché essere utilizzato per la sua funzione naturale e per quello che può offrire venga invece sfruttato per svolgere attività di ricerca finalizzata all’estrazione del petrolio. L’unico modo per impedire che venga svolta un’attività di questo tipo è appunto prevedere una zona di protezione, che consenta al Mare Adriatico di svolgere le sue funzioni naturali. Su tutte quella della pesca”. Gli interessi delle grandi multinazionali petrolifere sul Mare Adriatico stanno crescendo sempre di più. Le attività di ricerca ed estrattiva sarebbero fortemente deleterie… “Potrebbero provocare danni molto pesanti come dimostrano gli studi che ci sono stati. Ritengo che l’estrazione di petrolio nel Mare Adriatico non solo non sia necessaria ma anche assolutamente sbagliata. Per un insieme di ragioni. Innanzitutto non sappiamo se il petrolio è presente e qualora ci fosse, come dimostrano studi fatti in passato, sarebbe scarso e di bassa qualità. Inoltre, per svolgere l’attività estrattiva si dovrebbe utilizzare molta acqua e questo sarebbe un problema in una zona dove spesso ci sono moltissimi mesi di siccità. È poi accertato che nei mari in cui si fanno attività di estrazione del petrolio o anche attività di ricerca per verificare l’eventuale presenza di petrolio i pesci accumulino sostanze tossiche, con conseguenze notevoli sulla catena alimentare. Dove si fa attività estrattiva aumentano anche i rischi di terremoto. Insomma ci sono tante ragioni che ci spingono ad impedire che attività estrattive vengano svolte nel mare adriatico e a prevedere l’istituzione di una zona di protezione ecologica”. Quali azioni sono concretamente previste nella sua proposta di legge per la prevenzione e la repressione di tutti i tipi di inquinamento nel Mar Adriatico? “L’Istituzione della zona di protezione ecologica è la misura più importante per la promozione di azioni che siano finalizzate alla prevenzione e alla repressione di tutti i tipi di inquinamento e alla protezione dell’ambiente marino e del patrimonio archeologico, storico e culturale subacqueo. Inoltre nella proposta di legge prevediamo anche il sostegno ad una serie di programmi di sviluppo economico ed occupazionale in favore delle popolazioni costiere e delle isole. A questo proposito immaginiamo che il ministero dell’Ambiente promuova azioni di valorizzazione di questo patrimonio, ambientale, culturale ed ittico caratterizzante il Mare Adriatico”. Non crede che proprio la previsione e la promozione da parte del Ministero, di “azioni di valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale ed ittico” così come previsto nella sua proposta di legge, cozzi con il parere positivo recentemente espresso dallo stesso Ministero sulle indagini geosismiche condotte dalla Società Petro Celtic Elsa al largo delle Isole Tremiti? “Cozza sicuramente. Proprio in virtù del fatto che vogliamo impedire che si vada avanti nel rispetto dell’autorizzazione che il Ministero ha già dato, abbiamo previsto questa proposta di legge. Nel caso di approvazione di quest’ultima l’autorizzazione non avrebbe più alcun valore e quindi non si potrebbero più fare né attività di ricerca né tanto meno di eventuale estrazione nella zona di protezione ecologica”. Ma come è possibile che il Ministero dell’Ambiente, anche se di concerto con il ministero dello sviluppo economico, conceda un’autorizzazione di questo tipo? “Il Ministero dell’ambiente ha dato l’autorizzazione perché fino ad oggi la legge lo ha consentito. Il Ministro non ha violato la legge. La legge oggi consente di poter fare attività di ricerche ed eventualmente di estrazione nel Mare Adriatico. Noi vogliamo evitare che ciò continui ad essere consentito. Ed è per questa ragione che proponiamo di istituire la zona di protezione ecologica perché è l’unico modo che abbiamo per impedire che si possano fare attività di ricerca di questo tipo. È chiaro che noi avremmo voluto che il Ministero dell’Ambiente non avesse rilasciato l’autorizzazione, facendo una valutazione politica profonda e un po’ più dettagliata. Sicuramente se avesse riflettuto meglio, al di là che la legge lo prevedesse o meno, avrebbe dovuto impedire che in quella zona si autorizzassero attività di questo genere. Comunque proprio per evitare tutto questo noi prevediamo l’Istituzione della zona di protezione ecologica affinché attività di questo genere non vengano più fatte in futuro. L’approvazione di questa legge permetterebbe inoltre anche l’interruzione dell’autorizzazione già data alla Società Petro Celtic Elsa”. La questione “trivelle” è ricapitolata qui

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