275. ‘Nulla osta’, o quasi

Le carte bollate: i ricorsi, le battaglie legali, le presunte irregolarità nell’iter di appalto. Ambientalisti ed avvocati contro

C’è chi contro il progetto per la nuova 275 ha combattuto da sempre. Sono le associazioni ambientaliste ed i cittadini riuniti nel Comitato “No 275” (portavoce Vito Lisi), che nella vicenda della Maglie-Leuca vede una storia costellata da zone d'ombra e presunti illeciti. Numerose sono le irregolarità denunciate in vari ricorsi al Tar dal Comitato rappresentato dall’avvocato del tribunale di Bari Luigi Paccione (che cura anche il ricorso presentato dai proprietari dei terreni da espropriare). A partire dall'assegnazione della progettazione preliminare alla società Pro.Sal di Lecce da parte del Sisri per 5 milioni di euro, avvenuta in maniera “diretta” cioè senza alcun bando di gara pubblica e senza che, dicono i membri del sodalizio – la società leccese avesse prima eseguito il prescritto Studio di impatto ambientale. Un altro punto sul quale i comitati attaccano il progetto è la mancata necessità di un’opera di queste dimensioni. In particolare, non esisterebbe la necessità di agevolare i flussi di mezzi e merci nell’ultimo lembo d’Italia, per via soprattutto della crisi del Tac e di conseguenza, per la scomparsa di molte attività industriali del comparto. Tutti i ricorsi presentati da ambientalisti e proprietari dei terreni da espropriare sono stati rigettati, senza entrare nel merito, per irregolarità formali nella presentazione. Sulle stesse questioni è stato presentato, inoltre, ricorso alla Corte dei Conti ed alla Corte di Giustizia Europea per violazione delle leggi sugli appalti. In particolare la Corte europea è stata chiamata in causa in relazione ad una sentenza del Consiglio di Stato che, nel rigettare un ricorso dal Comitato “No 275” ha dichiarato le associazioni “non legittimate ad agire”. Una sentenza considerata incostituzionale che in sostanza afferma che i cittadini non hanno il diritto a ricorrere contro il progetto di allargamento della strada. La sentenza della Corte di Bruxelles non è ancora stata emessa. Secondo il Comitato “No 275” sarebbero state commesse, inoltre, delle irregolarità anche relativamente all’appalto dei lavori. Le domande che gli ambientalisti si pongono, su questo argomento, sono diverse: dov’è il progetto definitivo dell’opera? E dov’è lo studio della nuova Valutazione d’Impatto Ambientale? E quale progetto è stato sottoposto alle ditte partecipanti alla gara? Il Comitato sostiene infatti che sia stato messo a bando il progetto originario: come hanno fatto allora le imprese partecipanti a presentare la propria offerta? Come hanno fatto a calcolare la spesa basandosi su un progetto vecchio? // Avvocati contro avvocati Abbiamo girato queste domande all’avvocato dell’Ati vincitrice Uniland (che si è aggiudicata i lavori per 155 milioni di euro), Ernesto Sticchi Damiani, che ha respinto ogni accusa di irregolarità nella gara d’appalto. La gara – ci ha detto – è stata condotta sul vecchio progetto rimodulato con le modifiche apportate in corsa; di conseguenza anche la proposta dell’Ato è stata rimodulata sulla base dei cambiamenti sopravvenuti. “E’ una prassi del tutto lecita, che anzi è stabilita dalla legge e contenuta all’interno dello stesso bando. In questo tipo di progetti viene messa in conto la possibilità che il progetto possa subire delle variazioni nel tempo”. “Nel bando in questione infatti – aggiunge Sticchi Damiani – si dava conto dell’accordo Anas-Provincia-Regione relativo all’eliminazione del viadotto previsto a San Dana e della riduzione a due corsie da San Dana a Leuca. La proposta economica, quindi, ha tenuto conto della modifica”. Sugli altri interrogati del Comitato, l’avvocato della Uniland precisa che “spetta ora all’Ati vincitrice l’elaborazione del progetto esecutivo che tenga conto della modifica dell’ultimo tratto di progetto”. E la Via sugli ultimi 7 km? “Verrà realizzata dalla Uniland dopo il progetto esecutivo”. Ma non è solo il Comitato di ambientalisti a contestare l’esito della gara. Lo fanno anche alcune delle ditte escluse: la Matarrese-Palumbo e la Grandi Lavori Fincosit, che hanno presentato ricorso al Tar contro la scelta dell’Anas. Il legale della prima, l’avvocato Pietro Quinto, ci ha spiegato di aver rilevato diverse carenze nei requisiti richiesti per la partecipare al bando. L’udienza davanti al Tribunale amministrativo prevista per il 25 ottobre è stata rinviata al dicembre prossimo. Il legale della seconda, l’avvocato Gianluigi Pellegrino, non ha voluto spiegarci la ragione del ricorso, liquidando la conversazione dopo pochi istanti. Eppure chiedevano solo informazioni oggettive contenute in atti pubblici. I ricorsi, tuttavia, spaventano poco la Uniland. Quando un’opera viene inserita tra le opere strategiche, ovvero nella legge obiettivo, commenta Sticchi Damiani, i contratti sono “blindati”: per legge (l’art 125 del Codice degli appalti) nessuno li può toccare. L’unica cosa che le imprese escluse possono pretendere è un risarcimento. Ma quello spetta all’Anas. La Uniland ha davvero vinto.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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