La commozione del primo giorno di scuola senza Melissa

Le ragazze vittima dell'attentato davanti all'istituto Morvillo-Falcone di Brindisi sono tornate sui banchi

(foto Ansa) BRINDISI – Una grande farfalla colorata, imbrigliata nei capelli cortissimi, cresciuti quanto possono crescere in poco più di tre mesi i capelli bruciati. Ma il simbolo della loro rinascita era sotto gli occhi di tutti. Grandi ali colorate che brillavano al sole, pronte a spiccare il volo. Vanessa e Veronica sono scese dall’autobus giallo messo a disposizione dall’Amministrazione comunale di Mesagne e a passo svelto, gli occhi lucidi, hanno varcato il portone della scuola Morvillo Falcone di Brindisi. La campanella per loro, e per le altre ragazze vittime della bomba esplosa il 19 maggio scorso davanti al marciapiede della scuola, aveva i toni imperiosi di una sveglia, del ritorno improvviso alla realtà. Sabrina, Selena, Azzurra, Vanessa e Veronica ferme, davanti alla lapide dedicata a Melissa, la loro compagna di classe e amica, che a 16 anni ha perso la vita, dilaniata dall’ordigno posizionato da quello che secondo le indagini pare essere un pazzo paranoide: Giovanni Vantaggiato, reo confesso e unico iscritto, finora, nel registro degli indagati. “Per te… per noi… per il futuro… ciao Melissa”. Una semplice scritta rossa sul marmo bianco, come quelle semplici vite che da quel 19 maggio cercano di rimettere a posto i pezzi della loro esistenza. Al loro fianco anche Massimo Bassi, il papà di Melissa, a fare coraggio, a dire che “devono riprendere la scuola, devono farlo per loro. Devono farlo per Melissa”. Ma in classe le ragazze ci sono rimaste poco. Serviva a loro stesse e a tutti gli altri varcare quella soglia e, dice Valeria, amica di Melissa e compagna di classe di Azzurra, non hanno voluto tirarsi indietro. Ma le loro condizioni non consentono di rimanere tra i banchi troppe ore. Così dopo una presenza simbolica sono tornate a casa. Non prima, Selena, di riprendere il suo posto, affianco a quello di Melissa, occupato in questi mesi da fiori, peluche e messaggi portati dalle amiche. Melissa è stata promossa a pieni voti, e a pieno titolo. L’anno scolastico era quasi finito, quando Brindisi è stata catapultata nell’orrore e, dicono gli insegnanti, “era giusto così”. Azzurra ha superato l’esame del terzo anno, immobile, nella stanza asettica del reparto Grandi ustioni dell’ospedale Perrino e si è seduta tra i banchi della 4 A: una fasciatura vistosa in testa e al braccio destro, ma bella, col mento alto. La preside Rosanna Maci, fresca di nomina, appena le vede entrare a scuola chiede, dando forma, in un lapsus, ai pensieri di tutti: “E Melissa non c’è”? “No, risponde Valeria, Melissa non c’è”. La preside trasale: “Scusatemi, volevo dire: ‘il papà di Melissa’”. Veronica e Vanessa, ascoltano, per mano, le nocche bianche per la presa salda: sono scampate alla morte per miracolo. I segni sono ben visibili. Per tutte la Regione Puglia ha stanziato 200mila euro a testa, come risarcimento simbolico immediato, a cui si aggiunge una piccola quota che deriva dall’assicurazione della scuola e dal comune di Brindisi. Per tutte, ma non per Anna Canoci, di Tuturano, che nonostante le gravi ferite riportate si è diplomata a luglio. Anna ha voluto esserci al trillo della campanella perché lei, al contrario delle altre, non ha ricevuto il risarcimento regionale. Il motivo, denuncia l’avvocato della famiglia Canoci, Gianvito Lillo, risiede nella farraginosità della burocrazia: la domanda rimbalzata, come la titolarità delle indagini, da Procura a Procura, invece di arrivare sulla giusta scrivania dell’assessore alla Protezione civile Amati. Anna ha perso completamente l’udito dall’orecchio destro, mentre al sinistro rimane una funzionalità del 30%. Servirà una protesi, da settemila euro, continue visite a Pisa, dove è in cura, controlli periodici. Ma la risonanza magnetica, prescritta dagli specialisti di Pisa, è stata fissata all’ospedale di Brindisi per il giugno dell’anno prossimo. Una simile lista d’attesa è la normalità, in Puglia, dove per gli esami che per legge sono urgenti, cioè da ‘evadere’ entro cinque giorni (e la risonanza può essere tra questi), si aspetta anche sei mesi. Anna però va avanti: si è iscritta al corso in “Servizi sociali” dell’Università di Lecce e a breve dovrà sostenere i test d’ingresso. Tutte le altre si appoggiano le une alle altre e hanno il sostegno degli psicologi messi a disposizione dal Ministero. Ma alla fine dell’anno i fondi finiranno. Veronica e le altre, e le loro farfalle, saranno costrette a volare da sole. (da “Il Fatto quotidiano”, p.13, in edicola oggi)

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