La trasferta della taranta

Castellazzo di Bollate. Il pubblico dell’Orchestra non conosce più confini. Grande successo, lunedì, nel Milanese

CASTELLAZZO DI BOLLATE – Quasi tutto esaurito per assistere all’esibizione de L’orchestra La notte della Taranta diretta da Ludovico Einaudi lunedì sera, terza serata del Festival Villa Arconati, tra i più importanti appuntamenti musicali italiani del periodo estivo che da oltre vent’anni si tiene a Castellazzo di Bollate nell’hinterland milanese. Nessun pubblico, nemmeno quello più geograficamente distante, ormai è immune al ritmo della taranta. Si è ballato dal primo all’ultimo pezzo. Ma soprattutto si è avuto modo di ascoltare un’esibizione di altissimo livello. Il maestro Einaudi, compostissimo nella direzione che non lo ha visto mai abbandonare il pianoforte, raccoglie i frutti dei suoi predecessori e incastona la musica popolare salentina nel cuore del folk internazionale. Contaminazioni afro, grazie alla presenza di Ballakè Sissoko, Justin Adams e Juldeh Camara e fimmene fimmene diventa un ponte che attraversa il Mediterraneo. Ancora, richiami appena accennati alla musica celtica e al mondo arabo. Einaudi pone l’accento sulla ritmica unica della nostra tradizione musicale esaltandola con armonie quasi ossessive che la richiamano di continuo. Pretende un grande sforzo da musicisti e cantanti: meno spazio all’improvvisazione, molta precisione e attenzione ai dettagli. Apprezzatissime anche le esibizioni dei danzatori. Ma ormai si è al finale con kalinifta e con il pubblico milanese che canta in grico prima di lanciarsi nell’ultimo ballo. Due i bis concessi, anche se il pubblico ne reclamava altri, e il duetto di Alessia Tondo con il maestro Einaudi al pianoforte per un attimo fa dimenticare ogni codice linguistico: il testo è in dialetto leccese, ma l’interpretazione è tale da trasmettere il suo straziante messaggio d’amore a tutti coloro che ascoltano. In molti hanno criticato, negli ultimi anni, lo sforzo innovativo prodotto nell’interpretare i canti tipici della tradizione musicale salentina. Di certo un prodotto culturale ha bisogno di sempre nuovi stimoli per potersi rinnovare e sopravvivere. E soprattutto per essere apprezzato, come sembra stia facendo un pubblico sempre più vasto, che non vuole smettere di ballare al ritmo del tamburello.

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