Facebook e le banche, ‘mi piace’

La rete ed i social network hanno eliminato le distanze tra istituto bancario e cliente. Puntano soprattutto sui giovani, il 20% della clientela bancaria

Il mondo di oggi è social. Ed anche le banche e l’intero settore finanziario, per riguadagnare credibilità agli occhi delle clientela e degli investitori, stanno sperimentando il canale di Facebook. I dati parlano chiaro. E quando provengono da statistiche ufficiali, si fanno sentire ancora di più. Il noto istituto di credito toscano Monte dei Paschi di Siena, ha stimato in dieci milioni circa la popolazione di giovani di età comrpesa fra 15 e 29 anni, (circa il 16% della popolazione nazionale), che rappresenta a sua volta una “generazione nativa digitale” il cui peso nei ricavi delle banche dovrebbe crescere nei prossimi anni a un valore di circa 175 miliardi di euro. Circa il 40% di questo target ha uno smartphone e quasi il 95% dei giovani che navigano in Internet è iscritto a Facebook, ha un suo profilo personale, interagisce quotidianamente con il mondo social e non solo ed è titolare di altrettanti profili su altri social network (primo fra tutti Twitter), per non dimenticare poi la chat di casa Microsof, Messenger, che coinvolge in pratica circa il 93% degli utenti Windows. Lo studio di MPS infine dichiara che circa il 90% di questi consumatori possiede un conto corrente e rappresenta di conseguenza, il 20% della clientela bancaria. Ecco come mai la competizione tra istituti di credito si gioca più sul terreno social che sul canale retail tradizionale, anche perché si tratta di una competizione praticamente a “costo zero”, “without money out”, ed è evidente come i vantaggi siano numerosi. Come accade per tutte le innovazioni e i frutti del progresso su scala mondiale che riguardano la gestione di fondi, risparmi ecc., è accaduto che l’aumento crescente dell’interesse delle banche verso Facebook ha innescato il dubbio che le istituzioni finanziarie, in un prossimo futuro, (imminente più che prossimo), possano utilizzare i dati dei social network per profilare la clientela. Questo è già accaduto infatti. Nel paese del Sol Levante, una giovane società finanziaria ha pensato bene di offrire microprestiti a giovani utenti di FB mediante un sistema di valutazione del rischio del credito (rating) che utilizza le informazioni sugli amici di Facebook (laddove, almeno, queste informazioni siano accessibili). Un quadro più lineare dell’impatto che Facebook sta avendo sugli istituti di credito e il placement di conseguenza raccolto tra i membri della “community” è sinteticamente evidenziato nella top ten mondiale e nostrana, delineata dal “Sole 24 Ore”:

Quasi tutte le banche italiane hanno reso “attivo” e “reattivo” il proprio profilo FB, non solo condividendo news e promuovendo iniziative, ma partecipando in real time alla chat e garantendo da remoto un servizio di customer care di notevole semplicità e contemporanemente di significativa utilità. L’italiana Ibl Banca è quella con più fan. Questo grazie anche perché l’istututo ha beneficiato della sponsorizzazione dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali). Questa partnership ha permesso di costruire un’accattivante fanpage dove sono pubblicate notizie che riguardano la banca e i propri prodotti, alternate a foto, video (e altro ancora) di cani e gatti, notoriamente i soggetti più cliccati sulla rete. Il colosso Unicredit risulta invece in seconda posizione, con la fanpage dedicata alla sponsirizzazione della Champions League. Alla pagina era abbinato anche un gioco sportivo la cui competition avrebbe consentito di vincere i biglietti per la finale 2012 che si è svolta a Monaco di Baviera. Intesa Sanpaolo (terza posizione) propone un servizio clienti con degli addetti/consulenti che rispondono alle richieste dei clienti. Bnl ha condotto invece una campagna di solidarietà per Telethon abbinando a Facebook un contest dove al raggiungimento di 40.000 messaggi avrebbe donato un euro per ciascun post condiviso e in concomitanza ha riproposto la stessa iniziativa sull’altro colosso social, Twitter. Se ne deduce allora che il nuovo business delle banche piccole, medie e grandi, a prescindere dalla location, è guadagnare segmenti di mercato tramite i social network che hanno avuto il merito di aver eliminato i confini tra istituti e clienti sparsi in tutto il mondo. La corsa è appena iniziata e il podio sarà garantito al migliore da un semplice “Mi Piace”.

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