Stalking. Tanisi: ‘Troppe vittime, ma ora c’è la legge’

Taviano. Il presidente della Corte d’Assise ha illustrato il reato facendo riferimento ad un caso concreto: “La vittima era diventata proprietà dello stalker”

TAVIANO – “In Italia almeno 2 milioni e 500mila donne sono state vittime di stalking nell’ultimo anno ed i processi che noi affrontiamo nelle aule non sono che la punta di un iceberg di un fenomeno che ha una diffusività ancora maggiore”. Roberto Tanisi, presidente della Corte d’Assise di Lecce, ospite di un convegno sullo stalking organizzato dalla Commissione per le pari opportunità del Comune di Taviano, ha tracciato i contorni di un fenomeno moto diffuso in Italia ed anche nel Salento ma talvolta ancora poco riconosciuto: lo stalking, la molestia continuata e persecutoria nei confronti di qualcuno. Quella violenza che spinge la vittima a modificare le proprie abitudini ed a vivere in una condizione di paura e di insicurezza. “E’ bene che se ne parli – ha detto Tanisi – e che lo si faccia con consapevolezza”. Poi ha riferito di un “caso” di stalking, discusso in Aula, prendendo le dichiarazioni della vittima della molestia come definizione del reato di stalking. “L’altro giorno, in aula della seconda sezione penale ero io a presiedere il collegio nel processo in cui imputato era un uomo di Lecce. Le imputazioni spaziavano dal 612 bis al 609 bis al 582, una serie di reati, uno dei quali era lo stalking. Viene chiamata come testimone una ragazza molto giovane, cubana, venuta a Lecce per trovare lavoro. Aveva trovato anche un fidanzato, ma ad un certo punto aveva troncato la relazione. Purtroppo questo non è andato bene al suo interlocutore. L’esame di questa ragazza – ha continuato il giudice – si è svolto per quasi due ore tra le lacrime di lei, che accusava una sofferenza terribile, fino a quando ha pronunciato queste parole: ‘Io ero divenuta una sua cosa e quindi come tale non avevo personalità, dovevo essere alla mercé completa di quest’uomo’. Io credo che in questa espressione stia il concetto di stalking: la spersonalizzazione completa della persona che diviene quasi proprietà dello stalker”. Tanisi ha ricordato come il reato di stalking sia di recente introduzione; la legge che lo ha istituito è infatti del 2009. Negli anni precedenti pur esistendo il fatto, si faceva ricorso ad altri tipi di reati, il più frequente dei quali era il numero 660, le molestie, oppure il 610, la violenza privata (troppo generica), in altri casi il 572, maltrattamenti in famiglia. Tuttavia non esistevano disposizioni che consentissero un intervento concreto che ponesse fine alla condotta di stalking o che consentisse di allontanare lo stalker dalla vittima. “Attualmente il 282 bis ed il 282 ter – ha aggiunto il magistrato – sono sicuramente disposizioni utilissime. Ovviamente non è adottando una misura che si risolve il problema, ma aiuta molto”. “Lo stalking è un problema che oltre ad avere rilevanza penale ha anche una rilevanza psichiatrica e criminologica”, ha spiegato Tanisi, che in conclusione del suo intervento ha ricordato che nel 5% dei casi lo stalking sfocia in omicidio. Articolo correlato: Stalking, le implicazioni penali

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