Puglia, bene l’export ma le Università non attirano

Bari. L’annuario statistico “Puglia in cifre”: la Puglia è tra le Regioni del Sud che meglio hanno reagito alla crisi, ma preoccupa la disoccupazione giovanile

BARI – Con riferimento al Pil la Puglia è, tra le regioni del Sud, una di quelle che hanno tenuto meglio negli anni della crisi, dal 2008 al 2011, con una variazione cumulata di -5,5% (-6,1% il Mezzogiorno, -4,1% l'Italia, -0,3% l'UE 27); la stima del Pil della Puglia per il 2012 prevede un aumento di circa lo 0,5%, pari o addirittura superiore di quello stimato a livello nazionale. E’ ciò che emerso ieri nel corso della presentazione, ieri a Bari, dell’annuario statistico regionale “Puglia in Cifre 2011” realizzato dall’Ipres. L'incontro, presieduto dal Presidente dell'Ipres Nicola Di Cagno e moderato dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Michele Cozzi, ha visto gli interventi del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dei rettori dell'Università di Bari Corrado Petrocelli, dell'Università del Salento Domenico Laforgia e del Politecnico di Bari Nicola Costantino, del direttore generale dell'UPI Puglia Michele D'innella, del capo di Gabinetto del Comune di Bari Antonella Rinella e per l'Ipres del vicepresidente Mario de Donatis e del direttore generale Angelo Grasso. Dallo studio emergono importanti aggiornamenti sullo stato di salute della Puglia, ad esempio, il fatto che lo sviluppo non sia solo turismo, ma passi anche attraverso un alto numero di piccole realtà imprenditoriali che si muovono e che animano il tessuto produttivo regionale. Negativi, tuttavia, come ha illustrato Grasso, sono i dati relativi a lavoro e occupazione. Per quanto riguarda l'occupazione, l'incremento registrato nel 2011 (di 1.235.000 unità) è riferibile soprattutto alla componente femminile e alle province di Taranto nell'agricoltura e di Brindisi nei servizi. Preoccupante il tasso di disoccupazione, soprattutto per i giovani tra i 15 e i 24 anni, pari nel 2011 al 37,1% (superiore al 40% quella relativa alla componente femminile). Ottimo risultato, invece, per le esportazioni: quelle pugliesi rappresentano nel 2011 il 2,1% di quelle italiane e registrano l'incremento maggiore per comparto (17,9%). Di Cagno ha ricordato come l’attenzione dell'Ipres alla ricerca applicata alla programmazione regionale abbia portato il Consiglio di amministrazione a ricercare, in modo attivo, la partecipazione al network degli istituti regionali di ricerca presenti nel nostro Paese e a potenziare le iniziative volte a valorizzare gli studi e la ricerca di base prodotti dal sistema delle università pugliesi. Il vicepresidente Mario de Donatis ha ricordato come “la programmazione si debba fare sul linguaggio della verità e come i dati spesso smentiscano diversi luoghi comuni, tra cui quello relativo a una spesa pubblica più elevata al Sud che al Nord”. In Puglia, ha detto De Donatis, la spesa pro-capite del Settore pubblico allargato è di 13,6 euro a persona, superiore solo a quella della Campania (13 euro) e della Sicilia (13,2 euro), rispetto a una media di 19 euro nelle regioni del Centro-Nord”. Ha inoltre sottolineato il lavoro dell’Istituto nel senso di un riferimento per le valutazioni quali-quantitative dei contesti socio-economici, per lo studio degli scenari geo-politici, per le simulazioni delle politiche da attuare e per il monitoraggio degli interventi realizzati. Costantino, facendo riferimento alla spesa del settore pubblico e alla distorta percezione della sua distribuzione nel Paese, ha evidenziato “la maniera perversa nella quale il federalismo fiscale si sta attuando in Italia, ovvero attraverso una rottura della solidarietà sociale; si rileva infatti – ha sottolineato – un forte aumento dell'indice di Gini, che misura la distanza in termini di reddito tra le diverse classi”. Ha inoltre ricordato come “il sistema universitario pugliese sia sottofinanziato per circa 65 milioni di euro rispetto alla media nazionale, che dal 2004 al 2011 il numero di donne con contratti part-time e aumentato del 50 per cento e che esiste una forte correlazione negativa tra la quota di occupati in apprendistato e i NEET” (l'espressione “Not in Education, Employment or Training” indica gli individui che non stanno ricevendo un'istruzione, non hanno un impiego e non stanno cercando un'occupazione e interessa prevalentemente i giovani fra i 16 e i 35 anni). Laforgia, il rettore dell’Università del Salento, ha parlato dello “scarso appeal che la Puglia esercita nei confronti degli investimenti e degli insediamenti delle imprese estere dovuta in particolar modo a una certezza del diritto molto bassa, foriera di un enorme danno di immagine nei nostri confronti”. Ha sottolineato come, rispetto ad altri contesti economici, “possiamo e dobbiamo competere puntando sull'innovazione, sul trasferimento tecnologico e sulla creatività. Dobbiamo inoltre prestare più attenzione al ruolo strategico dei Paesi della riva sud del Mediterraneo, cercando di immedesimarci nei loro bisogni”.

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