Cassa integrazione. Ancora tutto bloccato

Lecce. Centina di lavoratori sono senza indennità da mesi. I sindacati chiedono l’intervento di tutti i livelli istituzionali

Lecce – Nonostante le segnalazioni inviate al Ministero dalla Prefettura di Lecce, che ha sollecitamente recepito le richieste di Cgil e Filctem Cgil, molti decreti per la cassa integrazione sono ancora fermi a Roma, a causa della mancata firma degli stessi da parte del Ministero del Lavoro. Questa lentezza, sia pure motivata da immaginabili sovraccarichi degli uffici ministeriali, sta gettando nella disperazione centinaia di lavoratori nella provincia di Lecce, che vivono ormai ai limiti della sopravvivenza, non sapendo più come fare per sostentare la famiglia. Il segretario generale della Cgil Lecce Salvatore Arnesano e il segretario generale della Filctem Cgil Lecce Giuseppe Guagnano, a questo punto, chiedono che le istituzioni, a tutti i livelli, si facciano carico della drammatica situazione e intervengano per trovare al più presto una soluzione che sblocchi l’iter per l’erogazione delle indennità. Molte amministrazioni comunali del Sud Salento hanno già approvato delle delibere di giunta in cui segnalano il problema. Cgil e Filctem Cgil chiedono che, ora, tutte le forze politiche e istituzionali del territorio, provinciale e regionale, si impegnino in questo senso. 31 maggio 2012 I cassintegrati: ‘Il Governo stanzi le somme per la Puglia’ LECCE – Una protesta unitaria, a cui hanno partecipato in massa centinaia di lavoratori in cassa integrazione della provincia, quella organizzata oggi davanti alla Prefettura di Lecce da Cgil Cisl e Uil. Una mobilitazione regionale, svolta in tutte le province pugliesi, per chiedere che sia ripristinato il fondo necessario per dare copertura finanziaria alla cassa integrazione in deroga a cui fa ricorso un numero sempre maggiore di lavoratori.

Nonostante l’accordo sottoscritto sugli ammortizzatori sociali lo scorso 23 aprile, infatti, la Regione Puglia riceverà dal Ministero del Lavoro soltanto una parziale copertura, per l’anno 2012, pari a circa 80 milioni di euro. Il finanziamento regionale, invece, è già stato utilizzato, e il 70% dei fondi promessi sono già impegnati, visto l’aumento esponenziale delle Cig e delle mobilità in deroga. I fondi quindi, vista la situazione, non saranno probabilmente sufficienti.

presidio Cgil 2

Soltanto nella provincia di Lecce infatti, nei primi quattro mesi del 2012, al 30 aprile 2012, sono state autorizzate in totale 2.408.216 di ore di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga), di cui 1.420.980 sono ore di cassa integrazione in deroga. Circa 4.000 sono i lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali in deroga nella provincia. “Negli ultimi anni sono state governate situazioni complesse evitando rischi di tensioni sociali, grazie al ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga – si legge nel documento di Cgil, Cisl e Uil consegnato oggi alla prefetta Giuliana Perrotta – attraverso cui è stato possibile garantire un minimo di reddito ai lavoratori di tutte le tipologie sociali, compresi gli apprendisti e i lavoratori precari” “Nel secondo trimestre dell’anno 2011 – continua il documento – la cassa integrazione in deroga ha raggiunto, in Puglia, gli 11 milioni di ore, interessando 16.128 lavoratori, mentre la mobilità in deroga ha sostenuto 15.315 lavoratori licenziati”. “A complicare la situazione, di per sé difficile, – spiegano ancora i sindacati confederali nel documento – potrebbe contribuire la riforma degli ammortizzatori sociali prevista nella più generale riforma del mercato del lavoro, in discussione in Parlamento, che non prevede alcuna norma che possa garantire per il prossimo futuro questi lavoratori”.

presidio Cgil 3

Con la mobilitazione di oggi Cgil, Cisl e Uil chiedono al Governo nazionale di stanziare immediatamente le risorse richieste per garantire il reddito ai lavoratori, stante l’Accordo Stato-Regioni siglato ad aprile 2011 che prevede il finanziamento per ulteriori 2 anni proprio per fronteggiare la drammaticità della crisi; presentare in Parlamento un emendamento che preveda la garanzia a favore dei lavoratori per il proseguimento dei trattamenti.

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