Pd, Rampino coordinatore. Gli indignati: ‘Scelta senza senso’

Lecce. Le considerazioni del gruppo degli indignati del Pd e la preparazione in vista del Congresso

LECCE – “Se non è zuppa, è pan bagnato”. E’ stato questo il commento di Gigi Pedone, degli “Indignati del Pd”, alla nomina di Alfonso Rampino quale “coordinatore” del Partito democratico leccese. Secondo Pedone sarebbe stato necessario scegliere una persona che conosca la città nel profondo. “Al netto delle qualità personali di Rampino – dice Pedone -, la sua scelta, si presta a più considerazioni”. La prima: si sarebbe passati alla nomina senza prima una seria analisi della “disfatta elettorale del Pd leccese” e della stessa vittoria di Paolo Perrone e dell’alleanza che lo sosteneva. La domanda di Pedone è: come si può avviare quel processo di radicale rinnovamento della cultura politica, della proposta programmatica, del modo di intendere e praticare l’iniziativa politica e della vita democratica partecipata di quel partito collassato? “La stessa discussione avuta nella riunione del Coordinamento cittadino subito dopo il voto – spiega -, ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza poiché si è cercato di giustificare quella caporetto con il fatto che non si è stati capaci di allargare il perimetro della coalizione del centrosinistra. Cosa che c’è, ma che non ha quella rilevanza che certuni dirigenti hanno cercato di darle”. Secondo l’indignato il partito a Lecce avrebbe manifestato “tutta la sua autoreferenzialità”. “I giovani e gli studenti universitari, che nella città sono ormai circa 30 mila – dice -, non hanno mai incontrato una sola proposta del Pd che riguardasse le loro condizioni di vita materiale (caro affitti, trasporti, luoghi di incontro ed altri servizi) nella cosiddetta città universitaria. Che dire poi del distacco del Pd dai ceti operosi e produttivi quali ad esempio le 1600 imprese artigiane e le oltre 2500 aziende commerciali? E rispetto al variegato mondo delle libere professioni che formano un aggregato di diverse migliaia di soggetti, dei quali, i più giovani sono le prime vittime di quel familismo amorale e dei clan familiari? E del degrado delle periferie abbandonate nelle quali si va solo in occasione delle campagne elettorali”? Pr queste ragioni, secondo Pedone, la scelta di un coordinatore del partito non avrebbe senso, in nel periodo di crisi profonda che il partito stesso sta vivendo. Ecco, in sintesi, la vacuità della soluzione transitoria data ad una crisi che è strutturale. “Noi indignati, nel preparare il percorso congressuale, partiremo proprio da quelle grandi questioni, che saranno alla base della definizione del progetto politico e culturale da cui deve discendere la selezione (democratica- partecipata) del gruppo dirigente della Pd cittadino, svincolato dalla pratica lottizzatrice delle correnti e anche dai ‘notabili’ di turno. Ecco la nostra sfida”.

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