Rudiae, la meraviglia del passato che ritorna alla luce

IL REPORTAGE. Lecce. Gli scavi confermano la presenza, a Lecce, di due anfiteatri romani. Unico caso in Italia, oltre a Roma

LECCE – “E’ uno dei più straordinari tesori archeologici del Mediterraneo: muraglie, campi cosparsi di cocci, recinzioni in cui sono riutilizzate cornici di pietra e decorazioni di edifici antichi”. Così Francesco D’Andria, direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università del Salento descrive il sito della città messapica e romana di Rudiae, nota anche per aver dato i natali al poeta Quinto Ennio, uno dei fondatori della letteratura latina.

Rudiae parco archeologico

Rudiae, panoramica del parco archeologico Qui scoperta archeologica e meraviglia per ogni “tassello” che ritorna alla luce si intrecciano in una maniera indissolubile.

pianta Rudiae

Rudiae, l'intera area Oggi, grazie al progetto “PRUSST”, del valore di 653.000 euro in due anni (finanziamenti europei), il Comune di Lecce ha potuto acquisire la zona indicata come anfiteatro ampliando così il patrimonio pubblico contiguo al fondo Acchiatura, già di proprietà comunale. In collaborazione tra Soprintendenza archeologica e Università del Salento sono così iniziati gli scavi scientifici, ed i risultati non si sono fatti attendere.

Rudiae anfiteatro

Le attività di scavo Gli scavi hanno confermato l’ipotesi iniziale: nella dolina naturale al centro dell’abitato vi era l’anfiteatro della città. Il che significa che il Comune di Lecce è l’unico in Italia, a parte Roma, ad avere nel suo territorio due anfiteatri; quello in piazza S. Oronzo e quello nell’area di Rudiae.

Rudiae anfiteatro

L'anfiteatro romano venuto alla luce Esempi di diverse tipologie costruttive: quello di Rudiae della maniera più antica, con i sedili in legno poggiati su un terrapieno; quello in piazza S. Oronzo di una tipologia più moderna dove i sedili poggiano su costruzioni sotterranee con volte a botte.

Rudiae anfiteatro: vano scala

Anfiteatro. Il vano scala D’Andria suppone quindi che a Rudiae i Romani, dopo la conquista del Salento alla metà del III sec. a.C., vollero creare il centro più importante e iniziarono a costruire edifici pubblici come l’anfiteatro che caratterizzavano la città. Con l’età di Augusto fu Lecce a prendere il sopravvento e così un nuovo anfiteatro venne costruito alla maniera nuova, in opera reticolata e con i sedili degli spettatori poggiati su un complesso sistema di volte, il tipo “a cavea vuota” appunto.

Rudiae anfiteatro: vano scala

Anfiteatro. Il vano scala “Ma l’anfiteatro di Rudiae costituisce un esempio importante tra i dieci edifici di età repubblicana attestati in Italia, che si concentrano tra Lazio e Campania – dice D’Andria -; il nostro rappresenta un unicum a sud di Paestum e si distingue anche per le notevoli dimensioni. Con i Romani giungono nel Salento, mentre la civiltà messapica va lentamente scomparendo, nuovi modi di organizzare la vita pubblica dove i munera (i giochi dei gladiatori) e le venationes (le cacce con gli animali selvatici provenienti dall’Africa) giocano il ruolo che oggi è svolto dai campionati di calcio”.

Rudiae anfiteatro: vano scala

Anfiteatro. Il vano scala “La città di Lecce – continua il direttore della Scuola di specializzazione – si trova ora di fronte ad una grande opportunità, quella di valorizzare i suoi due anfiteatri. Mentre quello di Lecce è stato solo in parte messo in luce (sulla cavea insistono le case del centro storico), a Rudiae l’anfiteatro può diventare completamente fruibile, posto com’è in un paesaggio rurale di straordinario fascino, in mezzo agli ulivi. Bisognerà riportare completamente alla luce questo monumento che si presenta come luogo ideale di aggregazione per manifestazioni di musica e di teatro nella campagna alle porte di Lecce”.

Rudiae strada romana basolata

Rudiae. Antica strada romana basolata // L’equipe Si occupano dello scavo-studio nell’area di Rudiae, Francesco D'Andria, direttore scientifico degli scavi,; Caterina Polito, coordinatrice sul cantiere delle indagini archeologiche; gli architetti Roberto Bozza e Enrico Ampolo, progettisti; Arcangelo Alessio, funzionario incaricato della Soprintendenza Archeologica della Puglia, Corrado Notario, responsabile tecnico scientifico del Museo Diffuso di Cavallino.

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