Gli studenti, tutti a Brindisi

Brindisi. Attesi pullman da tutta Italia e previsti interventi dei rappresentanti delle scuole pugliesi e non solo. E’ oggi il giorno del no all’illegalità

BRINDISI – Oggi è il giorno del no. Più volte l’hanno gridato, gli studenti di tutta Italia, nei giorni che hanno seguito l’attentato del “Morvillo Falcone” di Brindisi. Ma oggi è diverso. La manifestazione nazionale organizzata per le 14.30 con partenza da viale Togliatti è opera loro. L’hanno pensata dall’inizio alla fine; hanno organizzato trasporti, interventi, “scaletta” della giornata. Hanno preparato cartelloni e striscioni, cercando di volta in volta il pensiero più rappresentativo di quanto stanno provando. Hanno lanciato un appello pubblico, subito raccolto da molte associazioni nazionali tra cui Libera, Cgil, Arci, ed hanno invitato a partecipare quanti più ragazzi possibile, da tutte le scuole d’Italia. Oggi vogliono parlare loro. Dire il loro no all’illegalità ed affermare, tutti insieme, che non hanno paura. Hanno dato all’evento di oggi proprio questo titolo: “Io non ho paura”; una sorta di affermazione di coraggio, che ripetuta da migliaia di bocche giovani diventa un’importante dimostrazione di forza. Silvia Carrozzo, 19 anni, di Nardò (Lecce), I anno ad Ingegneria presso l’Università del Salento, si è occupata dell’organizzazione della manifestazione in prima persona. E’ responsabile regionale dell’Unione degli studenti di Puglia e tiene a sottolineare come l’appuntamento sia rivolto esclusivamente agli studenti e non alle istituzioni. “Abbiamo creato una rete bellissima con gli studenti di tutta la Puglia con cui siamo rimasti in comunicazione costante; ci siamo sentiti più volte al giorno per definire ogni dettaglio”, dice. Alle ore 15 è prevista la partenza del corteo da viale Togliatti; il fiume di ragazzi si snoderà per le strade di Brindisi per arrivare in piazza Vittoria dove è stato predisposto un palco. Lì si susseguiranno gli interventi: prima i rappresentanti del “Morvillo Falcone”. “E’ giusto che l’apertura spetti a loro, che hanno vissuto in prima persona il dramma di sabato scorso”, commenta. Poi i rappresentanti degli altri istituti brindisini. Poi quelli delle altre scuole d’Italia; se ne attendono molti, da Napoli, Roma, dalla Lombardia. Infine il dibattito aperto. Questo stare insieme ed essere tanti li riempie di orgoglio per essere riusciti a muovere un Paese intero. “Prima d’ora non si era mai colpita una scuola; è la prima volta che accade ed è un fatto gravissimo”, dice Silvia. “Non possiamo tacere, perché faremmo il loro gioco. Dobbiamo invece opporci in ogni modo; dobbiamo cogliere l’occasione della manifestazione per mettere le basi per un presidio di legalità, che in una città ‘difficile’ come Brindisi è quanto mai urgente”. Silvia ripercorre gli istanti immediatamente successivi all’attentato. “L’ho saputo per telefono – dice – da Martina, di Brindisi. Ho cercato di rimanere lucida perché ho capito che il nostro compito, di studenti di altre città, era stringerci attorno ai nostri amici brindisini e dare loro il coraggio che avevano perso. E così ho fatto. Sono andata subito a Brindisi ed ho visto la paura negli occhi dei ragazzi; l’ho vista negli occhi dei genitori che non sapevano spiegarsi come fosse potuto accadere. Morire a scuola non è accettabile. Ci hanno colpito in ‘casa nostra’”. Dello stesso punto di vista è Mara Pavone, 23 anni, studentessa di Economia alla Specialistica a Taranto. Mara è coordinatrice provinciale per Taranto di “Link”, ovvero il coordinamento universitario. Anche lei, appena appresa la notizia, si è precipitata a Brindisi ad offrire il suo aiuto. “Ho avvertito subito il dolore di una città ferita”. Di quei momenti ricorda il silenzio, la polvere, il fumo. “L’andare a scuola è un’azione quotidiana e non può costituire un pericolo. D’altra parte, restare a casa non ha senso”. Mara tuttavia lamenta uno scarso interesse dei suoi colleghi universitari per la partecipazione alla manifestazione. “Riusciremo a malapena a riempire un pullman – dice -. Tutti si dicono solidali a parole ma poi finisce lì. Quando devono manifestare la propria presenza con i fatti, si tirano indietro, anche se ciò significa solo prendere parte ad un corteo. Quest’atteggiamento è sbagliato; non si dovrebbe mai far cadere l’attenzione su quest’episodio, indipendentemente da quale sia la sua matrice”. Giuseppe Campanelli, 23 anni, studente di Lettere all’Università di Bari e coordinatore della Rete della conoscenza (costituita da Link ed Uds) ricorda lo smarrimento dopo aver saputo dell’esplosione. “Ho provato paura, poi una tristezza profonda. Sono andato a Brindisi, di fronte alla scuola ed ho respirato una tensione molto alta e le mille domande delle persone alle quali era impossibile dare risposta. Ma ho anche sentito – aggiunge – affermazioni che non avrei voluto sentire: quelle di chi cercava di escludere, forse per autoconvincersene, che la matrice dell’attentato fosse mafiosa. La gente diceva che non poteva essere stata la mafia perché la mafia non fa male ai bambini ed alle donne. Ed in questo modo si rassegnava a considerare la mafia una parte della società, una presenza con cui convivere, invece di scacciarla via, rifiutandola con tutte le forze. Questo mi ha fatto rabbia – continua -. E credo che anche contro un tale atteggiamento dobbiamo lottare, noi studenti, in questo giorno in cui ci siamo presi lo spazio ed il tempo per dire di no”. (ha collaborato Laura Leuzzi) (dal Manifesto in edicola oggi)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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