Eternit. I parenti delle vittime pronti ad azioni legali

Corsano. Oggi l’assemblea organizzata dalla neonata associazione che ha in mente di riunire quanti più iscritti e fare fronte comune contro l’azienda svizzera

CORSANO – Hanno lavorato per anni nella fabbrica svizzera “Eternit”. Non hanno solo patito la lontananza da casa. Si sono anche ammalati. Poi, quando la fabbrica ha chiuso sono tornati in Italia. E sono morti a casa, almeno con la consolazione di vivere gli ultimi istanti accanto ai propri cari. Sono circa mille (967 per la precisione) i salentini che hanno lavorato come operai nell’azienda svizzera. A cui hanno regalato se stessi. Circa 200 di loro – ma per la Procura di Torino sarebbero circa un centinaio – sono deceduti per malattie conducibili all’inalazione di sostanze dannose. Ma al numero degli operai deceduti o ammalatisi in seguito all'inalazione di sostanze cancerogene, va aggiunto quello delle mogli e dei figli, che vivevano in abitazioni realizzate all'interno dello stabilimento e quindi a stretto contatto con i veleni. Secondo la Procura di Torino le mogli di operai morte sono 15; ma è chiaro che potrebbero essere molte di più. A questo numero va inoltre aggiunto quello delle donne che si sono ammalate e che moriranno nei prossimi anni. Dopo la sentenza del Tribunale di Torino che lo scorso febbraio ha condannato a 16 anni di carcere ciascuno per disastro doloso e rimozione di misure antinfortunistiche il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier, ex vertici della multinazionale dell'Eternit di Casale Monferrato, nel Salento si è costituita l’associazione Emigranti esposti e familiari Vittime Amianto “Svizzera”. L’obiettivo è “contarsi”, ovvero incontrarsi, riunirsi, fare fronte comune, per intraprendere insieme iniziative anche di carattere vertenziale e legale volte al riconoscimento e risarcimento del danno di amianto, subito sia da persone esposte per cause professionali nell’azienda, sia dai loro familiari. Per ottenere giustizia, anche se in ritardo, ed anche se nessuna giustizia potrà mai ripagare della perdita subita. L’associazione è così composta: Christian Marini (presidente), Biagio Zaccaria (vice presidente), Elvira Longo (segretaria), Liborio Martella (vicesegretario), Leonardo Martella (tesoriere), Luigi Greco (coordinatore amministrativo). Gli iscritti fino ad oggi sono un centinaio, ma l’obiettivo è ambizioso: richiamare tutti coloro che hanno subito, in qualche modo, nella propria famiglia, la perdita di qualcuno in seguito all’esposizione all’amianto nella fabbrica svizzera. Tutti convinti che il risarcimento monetario non valga a di fronte alla vita ma che rappresenti prima di tutto un riconoscimento morale e un deterrente verso futuri illeciti nel settore della sicurezza sul lavoro. Un passo in questa direzione si compirà stasera alle 20. Nell’Auditorium comunale “L’Orologio” di Corsano si terrà infatti una assemblea informativa con tutti gli ex lavoratori della azienda Eternit di Niederurnen “Svizzera”. Tale assemblea mira a coinvolgere un numero più alto possibile di ex lavoratori Eternit per poi procedere con una azione legale nei confronti della azienda, costituendosi parte civile. Dopo un breve saluto del presidente all’assemblea interverranno il sindaco di Corsano Biagio Cazzato, il presidente Unione dei Comuni “Terra di Leuca” Giuseppe Picci, il presidente della provincia di Lecce Antonio Gabellone, lo pneumologo del poliambulatorio di Gagliano del capo Wilson Castellano, la responsabile del Registro dei mesotelioma regionale, la dott.ssa Musti, il responsabile INCA nazionale Dott. Bottazzim, ed il responsabile INCA di Tricase Nicola Gemello. Prenderà parte all’incontro anche il responsabile dell’associazione Familiari vittime amianto Casale Monferrrato, Bruno Pesce. L’incontro di oggi è organizzato dall’associazione Emigranti esposti e familiari Vittime Amianto “Svizzera” assieme all’associazione Emigranti nel Mondo di Corsano. // La battaglia di Contramianto per Antonio e gli altri Morire a causa dell'amianto per aver lavorato, emigrante, alla Eternit di Niederurnen, una morte che chiede giustizia e una risposta su chi abbia determinato tanta sofferenza. La famiglia assistita da “Contramianto e altri rischi onlus” combatte da sette anni affinché sia resa giustizia per la morte del loro congiunto. Un decesso da mesotelioma, il tumore provocato dall'amianto, una strage con migliaia di morti ed ammalati che avrà il suo picco, stando stime, nel 2020. Eppure Antonio erano andato da Tiggiano in Svizzera per dare sostegno alla sua famiglia. Sei anni emigrante nella fabbrica Eternit di Niederurnen respirando la fibra killer gli sono stati fatali, gli uncini annidati nei polmoni si sono risvegliati trent'anni dopo uccidendolo. Contramianto già dal 2002 ha raccolto i casi degli emigranti pugliesi della Eternit Svizzera di Niederurnen, organizzando diversi incontri nei Comuni di Terra di Leuca e promuovendo l'avvio di un programma di controllo sanitario sugli ex esposti all'amianto. Le voci degli operai raccontano non solo di esposizioni massicce all'amianto nella fabbrica, dove l'amianto arrivava in sacchi da 50 kg per essere poi miscelato e lavorato diventando ondulati, cassoni, tubi, ma dalle loro parole emerge che anche mogli e figli vivendo in baracche o prefabbricati all’interno dell’area-industriale erano esposti a forti dosi di amianto le cui polveri killer venivano respirate indistintamente da tutti. L'avvio del prossimo processo Eternit bis a Torino, che accomuna un altro migliaio di casi, riguarderà anche un centinaio di lavoratori italiani delle fabbriche Eternit di Niederurnen, Payerne e della filiale brasiliana di Rio de Janeiro, e potrà essere l'occasione per dare giustizia anche a queste vittime innocenti, al pari di quello appena concluso con la sentenza di primo grado di colpevolezza per i padroni della fabbrica Eternit. Contramianto, che chiederà la costituzione di parte civile all'apertura del processo, assisterà lavoratori e cittadini attraverso la propria Rete di Supporto Sociale affinché vengano promosse idonee azioni di tutela giuridica anche collettive per rendere giustizia alle vittime dell'amianto.

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