Emergenza carceri. Bellanova interroga la ministra

Roma. L’intervento della deputata del Pd in seguito alla morte del 38enne romeno, detenuto a Lecce, dopo 50 giorni di sciopero della fame

ROMA – A seguito del tragico evento che ha visto coinvolto un detenuto romeno trentottenne collocato nel penitenziario di Borgo San Nicola a Lecce lasciatosi morire, dopo uno sciopero della fame durato 50 giorni (leggi l'articolo della direttora Maria Luisa Mastrogiovanni), la deputata del Pd, Teresa Bellanova, ha presentato una interrogazione alla ministra Severino per chiederle di intervenire, attraverso un’azione concreta, che miri a contrastare la situazione disumana, vissuta quotidianamente dai detenuti e di riflesso da tutti gli attori sociali che operano negli istituti penitenziari sovraffollati. La Bellanova sottolinea come la misura detentiva abbia già di per se stessa un impatto psicologico fortissimo sui soggetti coinvolti, ma ciò ha senza dubbio un riverbero più forte su quei soggetti, quali gli immigrati, che in moltissimi casi si trovano in una condizione di solitudine fisica e psicologica. Lontani dalla propria rete familiare ed amicale, molte di queste persone hanno anche difficoltà ad esprimersi nella lingua italiana e ritrovarsi in un luogo sovraffollato non giova certamente al benessere fisico e psicologico. Nonostante gli immani sforzi, gli stessi operatori penitenziari e sociali si ritrovano ad affrontare enormi difficoltà che di fatto impediscono di esercitare in modo consono la propria funzione, vale a dire quella di studiare e valutare attentamente la singolarità dei casi ed i percorsi rieducativi da mettere in essere per seguire, riabilitare e sostenere il detenuto durante il percorso di reclusione. Questo scenario serio e multiproblematico, sottolinea la deputata del Pd, in diversi istituti italiani è ulteriormente aggravato da un allarme igienico-sanitario, come ad esempio l’epidemia di scabbia che ha investito nel gennaio scorso il penitenziario di Bari. Il testo dell’interrogazione: INTERROGAZIONE a risposta in commissione BELLANOVA – Al Ministro della Giustizia. Per sapere, premesso che: – notizie giornalistiche odierne riportano il tragico episodio che ha interessato un detenuto romeno di 38 anni, il quale dopo cinquanta giorni di sciopero della fame, di cui 35 trascorsi nel nosocomio leccese si è lasciato morire. Dalle ricostruzioni mediatiche sembrerebbe che questa persona, collocata presso il penitenziario di Borgo San Nicola a Lecce, fosse da tempo in preda ad un disagio psicologico e nonostante si siano attivati tutti gli strumenti che la legge consente, non si è riusciti ad evitare il peggio; – l’interrogante ha più volte posto, nel corso degli ultimi due anni ed in ultimo nel dicembre 2011, a codesto Ministero la gravissima situazione nella quale versano gli istituti penitenziari italiani, con particolare riferimento alla struttura carceraria di Borgo San Nicola di Lecce che a fronte di una capienza di circa 660 posti, ospita circa 1400 detenuti. E’ stato altresì già segnalato la difficoltà nella quale sono costretti ad operare i responsabili delle strutture penitenziarie, gli operatori e tutto il personale in forze presso queste strutture; – fermo restando il principio dell’espiazione della pena da parte del soggetto che ha deviato, più volte è stata portata all’attenzione di codesto Ministero la necessità di ripristinare all’interno degli istituti penitenziari i dettami posti a fondamento della nostra Costituzione e contenuti anche all’interno della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che in troppe realtà penitenziarie sono stati disattesi; – la misura detentiva, come testimoniano numerosi ed autorevoli studi ha già di per se stessa un impatto psicologico fortissimo sui soggetti coinvolti, ma ciò ha senza dubbio un riverbero più forte su quei soggetti, quali gli immigrati, che in moltissimi casi si trovano in una condizione di solitudine fisica e psicologica poiché lontani dalla propria rete familiare ed amicale, amplificata dal fatto che molte di queste persone hanno anche difficoltà ad esprimersi nella lingua italiana e aggravata, certamente, dal ritrovarsi in un luogo sovraffollato che non giova al benessere fisico e psicologico. Questo scenario serio e multiproblematico in diversi istituti italiani è aggravato anche da un allarme igienico-sanitario, basti ricordare l’epidemia di scabbia che ha investito nel gennaio scorso il penitenziario di Bari; – il precedente Governo già due anni addietro aveva parlato di dare avvio ad un piano di emergenza per le carceri, ad oggi, sappiamo che non solo a è stato attivato, ma che per effetto dell’inasprimento delle leggi, volute sempre dallo stesso Governo nei confronti degli immigrati, si è determinato solo l’effetto di infoltire il numero di detenuti con il conseguente aumento dei disagi; – in questa situazione è evidente che ad essere messa a repentaglio, oltre alla salute psicofisica dei rei è anche il paradigma della funzione rieducativa a cui la misura detentiva dovrebbe tendere; se il Ministro interrogato non ritenga utile intervenire con celerità, attraverso un’azione concreta che miri a contrastare questa situazione disumana, vissuta quotidianamente dai detenuti e di riflesso da tutti gli attori sociali che operano negli istituti penitenziari sovraffollati, i quali, nonostante immani sforzi, si ritrovano ad affrontare enormi difficoltà che di fatto impediscono di esercitare in modo consono la propria funzione, vale a dire quella di studiare e valutare attentamente la singolarità dei casi e dei percorsi rieducativi da mettere in essere per seguire, riabilitare e sostenere il detenuto durante il percorso di reclusione. Bellanova,

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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